Le regioni italiane hanno bisogno di Assessorati alla Terza Rivoluzione Industriale.

immagineinevidenza2La rete dei Gruppi Zero italiani, propone di superare la logica degli assessorati tradizionali e di procedere a una riforma amministrativa per la creazione in ogni regione di un Assessorato alla Terza Rivoluzione Industriale come nella Regione Francese del Nord Pas de Calais, e di procedere alle relative nomine con criteri di selezione oggettivi e meritocratici.

I Gruppi Zero, in quanto gruppi attivi sul territorio per la promozione di una nuova idea di economia e società di Terza Rivoluzione Industriale (TRI) a emissioni zero, rifiuti zero, km zero e costo marginale zero, formulano la seguente proposta:

UN ASSESSORATO PER LA TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

La suddivisione in assessorati all’Ambiente, alle Attività Produttive, all’Agricoltura e all’Energia, (strutture non comunicanti e isolate) è superata perché appartiene a una fase storica (quella della seconda rivoluzione industriale) in cui l’energia del petrolio ad altissima intensità finanziaria ha escluso le comunità e gli enti locali dai processi di produzione e distribuzione energetica, creando una netta divisione fra un mercato di consumatori sempre più dipendenti e sfruttati e una élite di produttori integrati verticalmente sempre più ricchi e potenti. E’ dunque venuto il momento di fare un gesto di VERO CAMBIAMENTO e creare in ogni regione  l’Assessorato alla terza Rivoluzione Industriale come nella regione francese del Nord Pas de Calais, con 7 dipartimenti :

1.    Rinnovabili distribuite 2.    Economia circolare e della condivisione
3.    Smart grid 4.    Efficienza energetica,
5.    Edilizia a energia positiva 6.    Trasporti a zero emissioni
7.    Idrogeno

Nella nota di approfondimento ci sono maggiori dettagli quanto alla sua struttura.

E’ l’occasione giusta per far entrare le regioni italiane nel futuro, dotandole di una struttura più agile moderna e funzionale, appunto un Assessorato alla Terza Rivoluzione Industriale, che dovrebbe essere affidato a personalità selezionate sulla base di competenze specifiche e con procedure trasparenti e non con criteri politici e clientelari. Ad esempio Nel Nord Pas de Calais è stato nominato assessore alla TRI Claude Lenglet, un ingegnere che ha progettato il primo edificio a energia positiva in Francia in quanto capo della ricerca del gruppo di costruzioni Bouygues. Dunque una volta definita la nuova struttura dell’amministrazione regionale con l’Assessorato alla Terza Rivoluzione Industriale, l’assessore e i capi divisione vanno selezionati con criteri trasparenti, pubblici e oggettivi, e non scelti sulla base di logiche che appartengono alla vecchia politica.

La comunità dei Gruppi Zero garantisce fin d’ora tutta la collaborazione affinché parta dalla Puglia La Terza Rivoluzione Industriale, quella Rivoluzione verde. digitale, empatica e collaborativa auspicata da Jeremy Rifkin per far uscire davvero l’Italia, l’Europa e il mondo dalla crisi economica e sociale che ci attanaglia, come affermato anche dal Santo Padre, Papa Francesco con la sua meravigliosa Enciclica Laudato Si’.

NOTA DI APPROFONDIMENTO

La seconda rivoluzione industriale si caratterizza (specialmente in Puglia) per le sue dinamiche industriali particolarmente impattanti perché basati sulla combustione delle fonti fossili, un processo energetico totalmente estraneo alle leggi della termodinamica e dannoso per la biosfera e per gli ecosistemi.

Stiamo pagando il prezzo ambientale, economico e sociale di una era industriale in cui il petrolio ha permesso la compressione dello spazio-tempo (e anche dei diritti) in grado di creare le economie di scala e la produttività estrema per concentrare profitti e ricchezza nelle mani di pochissimi soggetti in grado di fornire l’altissima intensità di capitali necessaria allo sfruttamento degli idrocarburi su scala planetaria.

MIRARE ALLA SOVRANITA’ ENERGETICA E ALIMENTARE DEL TERRITORIO

Questo ha allungato a dismisura le filiere produttive e distributive, nell’interesse non già dei consumatori come erroneamente si crede, ma di una oligarchia finanziaria che governa i processi economici globali creando infelicità per l’essere umano e la devastazione del pianeta da parte di un capitalismo fossile in cui 80 persone più ricche del mondo posseggono una ricchezza combinata paria quella dei 4 miliardi di persone di povere del mondo.

Bisogna capire infatti che l’ultraliberismo economico e la devastazione del pianeta sono due facce indissolubili della stessa medaglia.
Oggi è necessario e soprattutto possibile cambiare questo stato di cose a cominciare dalla Puglia, riconquistando sovranità economica, energetica e alimentare e entrando di diritto e pienamente nella economia digitale della Terza Rivoluzione Industriale.

Ma per far questo c’è bisogno di una nuova struttura amministrativa più aderente ai bisogni dell’economia digitale, collaborativa e sostenibile della Terza Rivoluzione Industriale, creando un apposito assessorato (come hanno fatto in altre regioni d’Europa quali il Nord Pas de Calais in Francia), che pianifichi in modo coerente ed integrato tutte le attività economiche sulla base di un nuovo rapporto fra l’essere e umano e le risorse naturali della biosfera.

FAVORIRE LE RISORSE LOCALI

Il territorio è il nostro “petrolio” e va preservato come un assett economico e non devastato sciaguratamente da politiche industriali folli e miopi. Per questo è certamente necessario risanare la biosfera ferita di Taranto, Gela, Valle del Sacco, Civitavecchia, Savona, Porto Tolle,  e tante altre situazioni di sofferenza ambientale e sanitaria.

Ma contemporaneamente bisogna pianificare un nuovo modello di sviluppo capace di pianificare l’economia delle Regioni come nel Nord Pas de Calais, verso una decarbonizzazione a lungo termine, e verso obiettivi di breve e medio termine che siano misurabili con indicatori precisi in termini di lavoro creato e ricchezza redistribuita.

Ecco la missione principale dell’Assessorato alla TRI.

Questa pianificazione economica nuova deve valorizzare le risorse umane e territoriali locali introducendo nuovi parametri di attribuzione dei fondi europei che escano dalla prigione mentale della solidità finanziaria e si aprano verso le start-up innovative, “squattrinate” ma capaci di proporre soluzioni originali, andando più verso formule tipo il prestito d’onore o il fondo perduto di piccola taglia che verso finanziamenti copiosi ma certificati da solidità bancaria che le start-up innovative in genere non hanno.

SUPERARE LA LOGICA DEGLI INVESTIMENTI STRANIERI

Al tempo stesso di deve superare la logica degli investimenti stranieri che ha contribuito a devastare il territorio (pensiamo non solo a Taranto o a Cerano, ma anche ai grandi impianti di rinnovabili industriali che hanno creato enormi impatti ambientali sulla agricoltura pugliese generando reddito sicuro solo per grandi potentati economici per lo più esteri). E si deve puntare a valorizzare le risorse del territorio mettendo in atto politiche economiche che mirino ad attrarre non “investitori” ma clienti e turisti. Per questo è fondamentale darsi delle serie strategie di destagionalizzazione delle attività turistiche con iniziative originali come le orto-terapie e le accademie dell’ulivo, dell’anguria, del pomodoro (vedasi documento di sintesi allegato) che congiungano la visita alle bellezze naturali, i parchi e le riserve orientate, ai percorsi eno-gastronomici e alla

partecipazione alle attività agricole (vendemmia, raccolta del pomodoro, salsa, conserve etc) sotto la guida dei contadini locali appositamente remunerati.

I nostri interlocutori non devono più essere le banche d’affari che vendono titoli tossici, o i grandi investitori che vogliono comprare i nostri assett turistici e naturali, ma le borse del turismo, i tour operators, le grandi università e centri di ricerca del mondo. Dobbiamo vendere soggiorni in agriturismi, non gli agriturismi stessi. Dobbiamo vendere il vino e l’olio non le cantine sociali e gli oleifici. Dobbiamo far viaggiare i clienti perché vengano a bere il nostro vino o gustare il nostro olio da noi promuovendo vacanze enogastronomiche, non solo far viaggiare il nostro olio e il nostro vino, perché il cliente se lo gusti a casa sua.

LA STRUTTURA DI UN ASSESSORATO PER ACCELERARE LA TRI NELLE REGIONI

Oggi, grazie all’economia digitale, ai social network, all’energia pulita delle rinnovabili distribuite, all’economia collaborativa e della condivisione, le comunità e gli enti locali possono riconquistare la loro sovranità energetica, alimentare e economica, chiudendo i processi di consumo senza rifiuti, grazie all’economia circolare, producendo energia senza emissioni nocive, creando reti di produttori/consumatori, radicate nei territorio e redistribuendo la ricchezza grazie alla applicazione di modelli energetici ed economici distribuiti rispettosi della biosfera e delle leggi della termodinamica.
Si tratta di un processo storico inevitabile. Può andare più o meno rapidamente. Per la Puglia andrà più rapidamente se la Regione si doterà degli strumenti giusti, come l’Assessorato alla TRI. Tale assessorato va strutturato con un assessore unico per evitare lungaggini, conflitti di competenze e personali (esempio tipico; Programmi per bandi su fondi comunitari per l’irrigazione fotovoltaica: nell’attuale struttura sarebbe un inferno di competenze condivise e concorrenti fra energia, ambiente, agricoltura, attività produttive…). Al di sotto dell’assessore vanno poi create delle divisioni TRI (rinnovabili distribuite, smart grid, Edilizia a energia positiva, idrogeno, economia circolare, efficienza energetica, trasporti a zero emissioni etc, come nel Nord Pas de Calais, dove per esempio il dipartimento all’economia circolare organizzerà le comunità del riuso, le filiere locali del riciclo, le banche del vetro, dell’alluminio, della plastica, i distretti locali della stampa 3D per i riciclo di filiera corta di quei materiali e la canalizzazione nell’edilizia regionale degli infissi di alluminio stampati in 3D da alluminio riciclato locale; il dipartimento rinnovabili distribuite organizza le comunità dell’energia con cooperative di piccoli produttori consumatori-distributori di energia in rete fra di loro, che porteranno l’irrigazione fotovoltaica alle aziende agricole, l’aria condizionata solare agli agriturismi, i bio-digestori anaerobici alle aziende zootecniche; il dipartimento pianificazione economica organizza il finanziamento delle start up innovative per l’idrogeno, le applicazioni end user come le ricariche fotovoltaiche, il car sharing elettrico e a idrogeno, le reti digitali dei Gruppi di acquisto solidali etc. tramite bandi su fondi europei e l’azionariato popolare sia in forma più tradizionale di libretti di risparmio di credito cooperativo e casse rurali, che in forma più moderna di crowd funding.

Non si tratta di pure fantasie velleitarie, ma di un piano esistente e già realizzato nella regione francese del Nord Pas de Calais, dove l’assessorato si struttura secondo i suggerimenti del Master Plan di Jeremy Rifkin (efficienza energetica, rinnovabili distribuite, edifici a energia positiva, idrogeno e sistemi di stoccaggio, Smart grids, trasporti a emissioni zero, economia circolare, riconversione da industria pesante a produzioni funzionali con stampa 3D).

Un modello anche per le regioni italiane, a patto naturalmente di avere una leadership in grado di interpretare un mondo che cambia. Per cui qui domandiamo ai Presidenti delle regioni se vogliono che i loro territori, rimangano arretrati nell’economia della seconda rivoluzione industriale dei fossili, sporca, dannosa per l’ambiente e la salute dei cittadini, senza crescita occupazionale, quando invece potrebbero evolvere rapidamente verso l’economia digitale di Terza Rivoluzione Industriale, della condivisione, dello scambio e del costo marginale zero come la regione francese del Nord Pas de Calais.

Allegati:

Nota informativa sui gruppi zero.

I gruppi zero stanno nascendo in tutta Italia per sostenere e realizzare sui rispettivi territori l’idea di una società a emissioni, rifiuti e km zero e a costo marginale zero secondo i principi del libro -manifesto Territorio Zero scritto da Livio de Santoli e Angelo Consoli e del libro “La Società a Costo marginale zero” di Jeremy Rifkin.

Ormai l’abbassamento dei costi marginali (cioè quelli che sono necessari per produrre servizi o beni dopo che sono stati ammortizzati i costi fissi, tipicamente l’energia rinnovabile, perché,come dice Jeremy Rifkin,”Il sole non manda la bolletta!”) e il diffondersi delle tecnologie digitali, stanno democratizzando l’accesso all’impresa per milioni di start up innovative nei vari settori dell’internet delle Cose (IdC = comunicazione energia e trasporti/logistica).
L’infrastruttura nascente dell’IdC deve essere accelerata rapidamente a tutti i livelli, continentale, nazionale e locale per una rapida transizione verso la Terza Rivoluzione Industriale e il superamento della crisi ormai strutturale della seconda rivoluzione industriale che è una crisi, climatica, economica, sociale, geopolitica e occupazionale. Continuare a investire nei vecchi modelli energetici, alimentari e consumistici della seconda rivoluzione industriale non crea nessuna occupazione né crescita distribuita e duratura. Investire nelle infrastrutture digitali smart e green della Terza Rivoluzione Industriale invece ha un effetto moltiplicatore e creerà decine di milioni di posti di lavoro globalmente per i prossimi 40 anni. Ogni gruppo zero si propone l’obiettivo di fare rete fra tutti gli attori della Terza Rivoluzione Industriale, Fab Lab e stampatori 3D, Gruppi di Acquisto Solidale, Banche del riuso, comunità dell’Energia, in modo da uscire dalla crisi con politiche sostenibili, digitali, smart, legate all’economia locale ad alta intensità occupazionale e bassa intensità finanziaria, l’economia regionale da subito perché sono tutte proposte.

Per realizzare politiche ZERO creatrici di reddito distribuito e lavoro in una nuova economia circolare empatica condivisa, rispettosa della biosfera e delle leggi della termodinamica, i gruppi zero si sono dati tre strumenti a livelli diversi: comunale, regionale e nazionale.

A livello nazionale, è stata creata una piattaforma operativa Airesis di discussione e di azione per le politiche

A livello comunale è stata predisposta una “delibera zero”, che ogni gruppo Zero locale si propone l’obiettivo di proporre in approvazione al Consiglio Comunale.

A livello regionale è stato predisposto un DODECALOGO (piano d’azione in dodici punti, 4 per l’energia 4 per i rifiuti e 4 per l’agricoltura) che costituiscono altrettante proposte concrete in grado di rilanciare l’economa di una regione.

Zero.
Si tratta di proposte “aperte” alla discussione e al confronto con i cittadini e tutti i soggetti associativi, economici e politici interessati.

Scarica la proposta di delibera comunale “Territorio Zero” per l’Economia Circolare

Scarica il dodecalogo regionale

 

Angelo Consoli, European Director The Office of Jeremy Rifkin 

T.I.R.E.S. Third Industrial Revolution European Society 

C.E.T.R.I. Cercle Européen pour la Troisième Révolution Industrielle