Le micotossine nella pasta e la questione del grano estero (parte 2°)

grano-provenienza-coldirettiDi Angelo Consoli

Ritorno sull’argomento “micotossine nella pasta”, facendo seguito ad un articolo che cerca di fare un breve aggiornamento della questione di cui il CETRI si era già occupato oltre due anni fa, (vedere questo articolo del 27 novembre 2013) e che successivamente è stato riproposto in rete da diversi blog che ne hanno un po’ snaturato il senso originario. L’articolo faceva riferimento ad una mia intervista data insieme al Dr Andrea Di Benedetto, Presidente del Consorzio Campo (Consorzio Agricoltori, Mugnai Panificatori Organizzati) di Altamura, che porta sulle nostre tavole pasta focacce e prodotti da forno di filiera corta del celeberrimo grano duro storico delle Murge, (vedi questo articolo).

Questa intervista è ancora disponibile a questo link. Come si potrà leggere, le critiche formulate alla Barilla in questo contesto non sono relative a presunte affermazioni non veritiere sui contenuti organolettici delle farine usate per i piccolini, ma sono relative alle affermazioni secondo cui la Barilla, sarebbe costretta a comprare il grano all’estero perchè in Italia non se ne produrrebbe abbastanza. In quella intervista affermavo:

“il grano prodotto in Italia è di qualità eccellente e se ne potrebbe produrre tutto quello che è necessario. Il vero problema è che gli industriali della pasta preferiscono comprare quello canadese o ucraino solo perchè costa di meno, non perchè non se ne produca abbastanza di quello pugliese o siciliano. Questo permette loro di fare profitti molto più elevati.”

Vorrei sottolineare che secondo gli esperti della FIMA, da me citati in quell’intervista, il problema non è che i “Piccolini” non siano a norma di legge, ma che la “Legge” permette limiti estremamente alti, e quindi la pasta che resta in quei limiti fa male ma a norma di legge; una legge che, nello specifico, è il regolamento comunitario 1881/06, che permette in pratica una modica quantità di micotossine DON – Deossinivalenolo (200 g/kg) Ma ATTENZIONE! questo limite non è OBBLIGATORIO, è solo consentito. Se la Barilla lo riducesse a zero, sarebbe ancora meglio per la salute dei bambini. Teniamo presente che le normative europee sono spesso ispirate e condizionate dalle lobby.

Più le lobby sono brave a influenzare il legislatore e più i limiti si abbassano. Ecco allora che piccolini-barilla-micotossine-2come per magia compaiono limiti diversi in Europa e in America. Per esempio proprio la micotossina DON, che abbiamo visto essere consentita dal regolamento Europeo CE 1881/06 nella quantità di 200 g/kg per il consumo dei bambini, sempre ai sensi dello stesso regolamento è consentita per gli adulti nel limite di 750 g/kg.
Ma sapete in Canada qual’è il limite di DON per “feed for swine, calves and dairy cattle” ( = mangime per Maiali, vitelli e bestiame da latticini?) Quel limite è 1000 g/kg. CAPITE? I Canadesi vendono alla Barilla grano che contiene mico tossine in quantità tali che da loro non può essere dato neanche ai maiali… Insomma, il problema non è che la pasta “Piccolini” sfora nei limiti di legge di micotossine, e nemmeno che i piccolini sono un nome ingannevole che presenta come “Baby Food” cibo che non lo è tanto che sono costretti alla precisazione “per consumo oltre i 3 anni”. Il problema è che la Barilla (e non solo la Barilla) fanno scelte economiche che aumentano i loro profitti danneggiando la nostra salute a norma di legge.

Qualcuno potrebbe dire che le micotossine DON non fanno male, se assunte nella “modica quantità” (?!?) prescritta dalle normative europee. Ma io risponderei: francamente, voi se poteste scegliere di dare ai vostri bambini un alimento che contiene micotossine e pesticidi nei limiti consentiti dalla normativa europea, o uno che non contiene affatto micotossine e pesticidi, cosa scegliereste? E anche voi adulti preferireste mangiare pasta con micotossine “zero” o pasta con un livello di micotossine tollerato dalla normativa europea? Insomma il problema che io vado ponendo da tre anni è economico, non legale: è opportuno abbassare la qualità e la sicurezza alimentare dei cibi solo per aumentare il profitto di pochi in danno della salute di tutti, grandi e bambini?