Islam: la Religione “Verde”. Un contributo di Marco Bottazzi, nuovo membro del Comitato scientifico del CETRI

Marco Bottazzi
Marco Bottazzi

Marco Bottazzi, Dottore Magistrale in Scienza delle lingue, storia e cultura dei paesi del Mediterraneo, ci fa riscoprire tramite il suo lavoro, e in particolare il progetto “Green Islam”, aspetti ecologici della religione musulmana completamente ignoti o oscurati dalla cattiva reputazione che alcune bande di scellerati finanziati non si sa bene da chi (anzi si sa benissimo…) sta contribuendo a gettare sull’Islam intero. Naturalmente a un osservatore attento e accurato è impossibile cadere nella trappola per gonzi della Islamofobia, mentre l’eccesso di enfasi sul terrorismo di matrice islamica (o pseudo islamica) è di stimolo a conoscere, esplorare, capire il senso profondo di una delle religioni più importanti del pianeta. Il miglior modo d dare il benvenuto a Marco Bottazzi nel Comitato Scientifico del CETRI è quello di dare spazio alle sue idee e alle sue proposte.

ISLAM: La Religione “Verde”

di Marco Bottazzi

nabawi-domeQuando il Corano fu rivelato, nell’anno 610, non incombeva alcuna emergenza ambientale, eppure, alcuni versetti del Libro Sacro dell’Islam individuavano già delle prescrizioni applicabili nel XXI secolo. “La corruzione è apparsa sulla terra e nel mare a causa di ciò che hanno commesso le mani degli uomini, affinché Allah faccia gustare parte di quello che hanno fatto. Forse ritorneranno [sui loro passi]?” (Corano, 30:41). E’ così che Dio ci aiuta a riflettere sul nostro atteggiamento nei confronti della natura che ci circonda.
Secondo il pensiero islamico, l’attuale crisi socio-ecologica non è una fase transitoria di sviluppo ma una manifestazione di uno squilibrio precedente iniziato con l’avvento della modernità, non intesa come progresso ma come civiltà che pensa di poter prescindere dalla dimensione spirituale.
Tutte le religioni monoteiste hanno alla base un atteggiamento comune di rispetto nei confronti dell’ambiente basto sulla corresponsabilità dell’uomo, la transnazionalità e la solidarietà intergenerazionale. Ma l’Islam è la religione più green poiché i precetti coranici soIslamno spesso parte integrante delle leggi di molti Stati islamici.
Ripartire dalle comunità, essere vicini alla vita quotidiana della gente, non solo nelle esigenze materiali legate ai bisogni sempre più pressanti di un Occidente in crisi economica, ma fornire una visione di partecipazione che passi per la cura del pianeta, e quindi della Creazione, che ridia vigore ad un senso spirituale e religioso più autentico e partecipato, è la motivazione portante che sta alla base del progetto Green Islam.
L’obiettivo generale del progetto è lo sviluppo interculturale e interreligioso di una responsabile e consapevole conoscenza delle tematiche legate all’ambiente, e alle sue risorse naturali. Lo scopo è quello di suscitare un sentimento di appartenenza alla grande categoria degli esseri viventi, e un senso di responsabilità fondato su un’etica morale comune, dando voce soprattutto alla comunità arabo-islamica italiana, in quanto anch’essa fermamente convinta che sia suo dovere agire per il bene della collettività e per l’interesse della società in generale.
L’obiettivo specifico del progetto Green Islam consiste nell’attuare un profondo mutamento filosofico, che ponga maggior attenzione all’ambiente, e nel costruire un discorso che riesca a farci definire, come collettività multietnica e multireligiosa, dei principi e delle linee per raggiungere dei comportamenti virtuosi, in osservazione delle prescrizioni religiose. La vera sfida è la promozione di un’etica del servizio reso alla Creazione divina e farne un vero e proprio stile di vita. Attraverso la realizzazione di eventi culturali dalla considerevole coranoportata, ovvero capillari campagne di sensibilizzazione, simposi, conferenze di altissimo livello, ma anche prestigiosi concerti e mostre d’arte, si cercherà di prendere provvedimenti efficaci, diffondendo la cultura della necessità di risolvere l’attuale crisi ambientale planetaria. Il fine è quello di contribuire a fare emergere e consolidare tra i giovani provenienti dall’immigrazione, dunque dal mondo arabo, una coscienza ecologica endogena, ovvero costruita a partire dalla trama sociale del Paese che li ospita, attraverso un sano confronto tra specifiche inclinazioni spirituali.
Possono cambiare le parole, le lingue, i gesti, ma ci si pone comunque davanti a Dio, e la differenza di fede non significa necessariamente separazione anzi, non sembra affatto appartenere alla volontà divina. Cristiani e musulmani saranno invitati, quindi, ad essere testimoni di Dio sentito come uno ed unico, nella diversità della loro visione di fede e nel rispetto delle differenze. Così, l’incontrarsi e il pregare insieme, come è avvenuto in seguito ai recenti attacchi terroristici di matrice estremista islamica che hanno insanguinato Nizza, Rouen e Monaco, quando la comunità musulmana aveva lanciato un messaggio forte ai suoi fedeli, invitandoli a raggiungere i cristiani per una preghiera comune in nome della solidarietà, della fratellanza e della tolleranza, può creare quella solidarietà e quella sensibile unità a lode di Dio e ad onore dell’uomo, creduto dagli uni “a immagine di Dio” (Genesi, 1:26-27) e dagli altri “vicario di Dio sulla terra” (Corano, 2:30).
Alla fine della sua Enciclica sull’ambiente “Laudato sì – sulla cura della casa comune”, anche Papa Francesco propone una preghiera “che possiamo condividere tutti quanti crediamo in un Dio creatore onnipotente”. Quella di Papa Francesco è una palese presa di coscienza “della radice umana della crisi ecologica” e di un “eccesso antropocentrico”. Pur riconoscendo la crescita della sensibilità ecologica da parte di diversi paesi, a volte però superficiale, l’appello del Papa auspica una risposta integrale poiché siamo di fronte ad una crisi innanzitutto ambientale, ma anche socio-economica, che ha bisogno di una “cittadinanza ecologica” necessaria non solo per informare ma soprattutto per educazione mediante un reale e profondo cambiamento degli stili di vita.
Da qui, l’obiettivo finale del progetto Green Islam consiste nella creazione di una società green attraverso: l’istituzione di una Giornata Nazionale Italiana dell’Eco Islam; la realizzazione di una Guida Verde per la preghiera del venerdì quando i musulmani si recano nelle moschee sorte sul territorio italiano, come quella già realizzata nel mondo islamico per chi effettua l’hajj, ovvero il pellegrinaggio a Mecca (obblighi ambientalisti per i fedeli: riciclare sempre l’acqua, condividere i trasporti, preferire i prodotti a chilometri zero, stampare il Corano su carta riciclata); la promozione di gemellaggi tra antichi borghi dell’Italia meridionale e del Nord Africa poiché condividono la purezza delle loro origini restando lontani dall’inquinamento “spirituale” ed ambientale. Inoltre, in un panorama finanziario da tempo e da tutti definito grigio, obiettivo del progetto è anche quello di sensibilizzare ad una maggior comprensione di una novità economica e culturale interessante e di lunga prospettiva: lo sviluppo della Finanza Islamica, che negli ultimi anni sta prendendo il largo grazie alle sue semplici ma rivoluzionarie idee e caratteristiche peculiari.
Green Islam creerà una sinergia di azioni il più possibile mirata, coinvolgendo il Comune di Roma, la Provincia di Roma, il Centro Islamico Culturale d’Italia, l’Arab Forum for Environment and Development (AFED), Legambiente, l’Università “La Sapienza” di Roma, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM), l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), l’Agenzia Regionale Protezione Ambientale del Lazio, l’UNESCO, l’ISESCO (corrispettivo islamico Unesco), l’UNEP (United Nations Environment Programme), la Camera di Commercio Italo-Araba, la LILT – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori e il CAIL – Coordinamento Associazioni Islamiche Lazio.islamic-calligraphy-label_54260854