CIRCOLARE 2/E, OVVERO COME SCONTARE LE IMPOSTE A CENTRALI TERMOELETTRICHE E RAFFINERIE E LASCIARLE INVARIATE AL FOTOVOLTAICO

milazzo-raffineria-fiammeDi Angelo Parisi.

Con la legge di stabilità il governo Renzi ha cancellato l’IMU sugli “imbullonati”. L’art. 1 comma 21 della legge di stabilità del 2016 così dispone: “A decorrere dal 1° gennaio 2016, la determinazione della rendita catastale degli immobili a destinazione speciale e particolare, censibili nella categorie catastali del gruppi D ed E, è effettuata, tramite stima diretta, tenendo conto del suolo e delle costruzioni, nonché degli elementi ad essi strutturalmente connessi che ne accrescono la qualità e l’utilità, nei limiti dell’ordinario apprezzamento.

Sono esclusi dalla stessa stima diretta macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo”. Questa semplice norma, all’apparenza innocua, nasconde l’ennesimo intervento a discapito del fotovoltaico e di chi lo ha scelto per autoprodurre l’energia elettrica necessaria a soddisfare i suoi bisogni.

A fare il “lavoro sporco” ci ha pensato ancora una volta l’Agenzia delle Entrate con la circolare 2/E del 1° febbraio 2016. Questa circolare chiarisce che, in virtù della nuova normativa, le componenti che costituiscono un’unità immobiliare urbana ai fini della rilevanza catastale si possono distinguere in quattro categorie: 1) il suolo 2) le costruzioni 3) gli elementi che sono connessi strutturalmente al suolo o alle costruzioni e che ne accrescono la qualità e l’utilità 4) le componenti degli impianti funzionali ad uno specifico processo produttivo.

Il valore catastale delle unità immobiliari è quindi determinato dalla somma dei valori di queste quattro componenti. Le componenti dei punti 1 e 2 non contengono novità e sembrano abbastanza semplici da comprendere e poco soggette ad interpretazioni al contrario delle altre due. Nel punto 3, secondo quanto si sostiene nella circolare, rientrano le strutture impiantistiche che non caratterizzano un particolare processo produttivo e che possono essere utilizzate in modo trasversale dai diversi processi che possono svolgersi all’interno dell’unità immobiliare.

Fanno parte di questa categoria gli impianti igienici, elettrici, di riscaldamento o di condizionamento. Ma come chiarisce la circolare questi impianti devono essere stimati limitatamente alla “condizione di ordinaria apprezzabilità sul mercato”. Pertanto non devono essere considerati eventuali impianti sovradimensionati per uno specifico utilizzo.

Quindi se ad esempio un particolare processo produttivo deve avvenire ad una temperatura controllata e necessita dell’installazione di un determinato tipo di impianto di condizionamento, questo sarà considerato solo nei limiti di un impianto ordinario.

Il modo in cui stabilire cosa si intende per “impianto ordinario” naturalmente non è chiaro. A questa categoria appartengono quelle componenti che non possono essere smontate senza rendere inutilizzabile gli elementi strutturali cui sono connessi, quali guarda caso i pannelli solari integrati sui tetti o nelle pareti.

Ma proprio per questo motivo sorge spontanea una domanda: esiste una “condizione di ordinaria apprezzabilità sul mercato” relativa ai pannelli solari integrati nelle strutture, oppure questi devono essere considerati nella loro totalità, visto che senza di essi la struttura diverrebbe inutilizzabile?

Spetterà al funzionario di turno fornire la risposta a questa domanda. Ma l’assurdo si raggiunge con il successivo punto 4. Infatti la norma afferma che “Sono esclusi dalla stessa stima diretta macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti funzionali allo specifico processo produttivo”.

Per comprendere meglio cosa rientra in questa categoria e vista la molteplicità delle casistiche che si possono riscontrare nei vari processi produttivi e al fatto che l’evoluzione tecnica e tecnologica non permette di dare delle indicazioni univoche, nella circolare vengono forniti a titolo esemplificativo alcuni esempi.

Il primo esempio citato riguarda le centrali di produzione di energia e le stazioni elettriche. Per tali processi produttivi, nel calcolo del valore catastale delle unità immobiliari non si deve considerare il valore di caldaie, camere di combustione, turbine, pompe, generatori di vapore, alternatori, condensatori, compressori, valvole, silenziatori, trasformatori, aerogeneratori, invertere pannelli fotovoltaici “ad eccezione, come già detto, di quelli integrati nella struttura e costituenti copertura o pareti di costruzioni”.

Quindi nelle centrali di produzione di energia elettrica non bisogna considerare il valore degli impianti specifici che la caratterizzano tranne proprio per i pannelli solari fotovoltaici integrati nelle strutture anche se essi, come per gli altri esempi citati, in questo caso rientrano proprio tra quelli che la circolare chiama “macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti funzionali allo specifico processo produttivo”.

Questo non solo crea una disparità di trattamento tra diverse tipologie di centrali di produzione di energia elettrica penalizzando quelle fotovoltaiche con i pannelli integrati, ma crea una disparità di trattamento persino tra le centrali fotovoltaiche, con il risultato che quelle in cui i pannelli sono montati su superfici già impegnate, ad esempio perché hanno sostituito l’amianto delle coperture oppure si integrano nelle serre, e non sottraggono superfici ad altre attività, come accade per le centrali installate al suolo, si vedono punite da questa scelta.

La cosa assurda riguarda poi il fatto che tutte queste sottigliezze non si fanno per gli altri tipi di processi produttivi non proprio “puliti” che così ricevono un grosso sconto sull’IMU. Oltre alle centrali termoelettriche, questo è il caso delle industrie siderurgiche in cui, ad esempio, vanno scorporati gli altiforni o delle industrie di raffinazione dei prodotti petroliferi nelle quali vanno scorporati i forni di preriscaldamento, le torri di raffinazione, gli impianti di conversione o miglioramento dei prodotti (cracking, reforming, desolfotazione, isomerizzazione, alchilazione, ecc.).

Ma le disparità di trattamento non finiscono qui. Infatti questa norma riguarda solo le unità immobiliari che rientrano nelle categorie D ed E ed esclude tutte le altre. Quindi nel caso del piccolo laboratorio artigiano accatastato nella categoria C, vanno considerati tutti gli impianti, sia quelli “funzionali allo specifico processo produttivo”, i cosiddetti “imbullonati”, che quelli non funzionali. E in questo caso gli eventuali pannelli fotovoltaici installati sulla copertura dell’immobile e destinati principalmente all’autoconsumo andranno considerati nella loro totalità per il calcolo del valore catastale, sia nel caso in cui sono installati in modo integrato alle strutture sia quando non lo sono. E nemmeno senza fare riferimento alla “condizione di ordinaria apprezzabilità sul mercato”.

Stesso discorso vale per tante altre tipologie di edifici quali le scuole pubbliche, gli ospedali, gli uffici pubblici ma, soprattutto, per le abitazioni. I proprietari di queste unità immobiliari non riceveranno nessuno sconto e dovranno pagare per intero. Se si pensa che circa il 90% degli impianti fotovoltaici installati in Italia hanno una potenza inferiore a 20 kW e quindi sono a servizio di abitazioni, attività artigianali o uffici, si capisce che la maggior parte dei proprietari di impianti fotovoltaici verranno ancora una volta penalizzati da questa scelta.

Siamo alle solite. Quando c’è da premiare qualcuno si pensa sempre a chi inquina l’ambiente invece di chi lo rispetta. E quando si devono “aiutare” le rinnovabili, si pensa solo agli impianti di grande dimensione realizzati per vendere tutta l’energia prodotta e si trascurano, punendoli con tasse, balzelli e adempimenti burocratici assurdi e a volte retroattivi, tutte quelle persone che negli ultimi anni hanno scelto di comportarsi in modo virtuoso installando i pannelli su superfici già occupate dalle costruzioni, come nel caso di chi ha installato i pannelli integrandoli nelle strutture dopo aver rimosso le vecchie coperture in eternit, o coloro che hanno scelto di autoprodursi l’energia elettrica di cui hanno bisogno installando i pannelli fotovoltaici sul tetto di casa o dell’immobile in cui è localizzata la propria attività.

In questo il governo non si smentisce mai.