Costruttori di Cerchi nella foresta Amazzonica Indios Europei

Ad Ottobre 2016 ho preso parte all’evento “Habitat III United Nations Conference on Housing and Sustainable Urban Development”, quest’anno tenutosi a Quito, in Ecuador.cnhyemyweaa7e7

Si tratta di un ciclo di conferenze organizzato dall’ONU che ha luogo ogni venti anni, allo scopo di analizzare e rinnovare il nostro impegno globale riguardo un’urbanizzazione che sia sostenibile e che quindi protegga e assicuri il giusto equilibrio tra uomo e natura e uno sviluppo armonioso di entrambi.  L‘ambientalismo che io definisco “dei poveri ” è nato in quella parte del mondo dove spesso gli ultimi si trovano dalla parte della conservazione della natura, aggrediti da Multinazionali spietate che non consentono ne lo sviluppo della giustizia sociale, ne il riconoscimento alla partecipazione decisionale sul destino delle risorse; comprendo nei mie continui viaggi ed esperienze nel mondo  che :

“le lotte per i diritti umani e per l’ambiente sono inseparabili “

Le multinazionali ed i grandi attori corporativi si contendono ancora le aree del mondo con più disponibilità di risorse naturali, dando vita ad una nuova fase di colonialismo.

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Le popolazioni indigene che abitano le zone amazzoniche vivono il rapporto con la natura in modo molto distante dalla filosofia occidentale, la quale pensa alla natura come mero elemento funzionale all’estrazione delle risorse naturali, per meri fini economici…spesso per i consumi sfrenati dei paesi occidentali.

( Foto S.Salgado miniera Brasiliana di oro Serra Pelada )

In contrasto con questo, la maggior parte delle comunità indigene del sud america si fondano ancora oggi sui tratti della solidarietà, del comunitarismo e della sacralità della terra, della Pacha Mama. Nei secoli i popoli indigeni hanno incontrato non pochi ostacoli nel riconoscimento e nella tutela dei propri diritti, soprattutto per la loro volontà di presentarsi come soggetto titolare di diritti collettivi e comunitari. La cosmo-visione indigena si contrappone fortemente alla logica individualista delle società dominanti. Si lotta ancora oggi per il riconoscimento e per la tutela dei diritti collettivi, che troppo spesso vengono violati, tra i quali il diritto alla consultazione, l’accesso alla giustizia e ad un’educazione bilingue.

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L’accaparramento dei territori del Sud America, da parte dei governi occidentali e di molte multinazionali ha compromesso fortemente la sussistenza dei popoli indigeni e della cultura campesina.  In questo contesto, le lotte popolari ed indigene sembrano essere una delle più efficaci forme di resistenza contro il processo di sfruttamento ed esplorazione di materie prime.

E’ necessario evidenziare la possibilità di mettere in atto sistemi sostenibili, a compatibilità socio-ambientale, partendo dagli esempi offerti da tantissimi cittadini e  giovani  che hanno incominciato a cogliere l’opportunità di dare vita a una civiltà empatica, profondamente inserita nella comunità della biosfera dove la giustizia economica e ambientale coinvolge le comunità rurali e indigene.

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Perciò, quasi spontaneamente il mio pensiero si è rivolto agli amici coordinati da  Leonida Bombace, che hanno fondato insieme a tantissimi cittadini il gruppo Internazionale Nativi Digitali 1×1  che applica dei progetti immediati per dare sollievo e supportare le istituzioni locali e i bambini  , loro molti  da anni si dedicano alla educazione ed istruzione dei bambini di Iquitos,   cittadina avamposto  che si situa nella parte settentrionale del Peru e che sorge appositamente lungo il corso del Rio delle Amazzoni un territorio vastissimo fino a sfociare nell’Oceano Atlantico dopo aver attraversato il Brasile.

 

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Loro mi hanno permesso di conoscere e far parte di “Un Cerchio di Guardiani della Biosfera” e hanno portato a mia conoscenza il caso “Zona Baja de Belén”.
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La zona infatti è stata dichiarata un luogo inabitabile in quanto pericoloso sia per la salute che l’incolumità delle persone che lì vi abitano. La giustificazione per tale dichiarazione ha a che fare con l’eventualità che le acque del fiume possano prima o poi inondare la suddetta zona, poiché essa è parte del suo letto originale.

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Essa rappresenta un quartiere ” galleggiante ” della città di Iquitos che attualmente, ormai da più di due anni, è finita nel mirino dell’amministrazione comunale e statale.

Con tale scusa il governo ha ordinato che la popolazione del quartiere venisse ricollocata in un altro posto, assicurando loro delle condizioni di vita dignitose, persino migliori di quelle finora avute. Tuttavia, il ricollocamento previsto, li trasferirebbe in una zona lontana dal centro urbano che li taglierebbe fuori da ogni servizio di base primario, praticamente fuori dalla vita cittadina.

Una volta sistemati altrove, i cittadini non rappresenterebbero più un ostacolo per quelle che sembrerebbero le reali intenzioni del governo, i reali interessi, ovvero quello di ristrutturare la zona, metterla in sicurezza, al fine di costruirvi tutta una serie di impianti per lo sviluppo turistico e commerciale. 10580232_783533411669369_5631734322102870806_n

( Foto di  Calypso paesino dove hanno trasferito contro la loro volontà e con una distanza notevole ( 3 ore di Bus ) numerose famiglie che vivevano a Belen , la zona è desertica e inospitale e le case di 3 metri per 3 fatiscenti, infatti Calypso era precedentemente una cava di sabbia)

Come ho ribadito nel mio intervento a Quito, siamo di fronte ad un ennesimo caso di folle pianificazione e speculazione urbanistica a danno dei cittadini e dell’ecosistema in generale. Perché dobbiamo ricordarci che si tratta dell’ennesima follia di questo secolo, deportare Indios e Nativi dalle sponde dei fiumi verso cittadine di cartone inospitali e costruite per fare speculazioni con i soldi dello Stato , eliminare i guardiani dei fiumi e della foresta amazzonica, polmone verde della Terra, principale baluardo che tuttora esiste e resiste ancora davanti alle quotidiane aggressioni umane..è una follia che dobbiamo fermare.

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E così resistono anche gli abitanti della Zona Baja di Belén, guardiani della biosfera, rivendicando il diritto alla terra, protestando per le decisioni unilaterali e arbitrarie prese nei loro confronti, volte a negargli il diritto di vivere in pace nella propria casa.

 

Dobbiamo unirci a loro nella lotta per la difesa della natura e per la salvaguardia dei diritti umani, che  coincidono sempre….

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I bambini di Belén, “los niños especiales”, di cui si occupano Marco Antonio e Leonida, meritano il nostro impegno e tutta la nostra riconoscenza per il loro innato senso di protezione verso la comunità mondiale e nei confronti del luogo che la ospita.

 

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Con la loro guida i  Nativi Digitali  ed il mio staff di lavoro a titolo personale abbiamo  contribuito alla creazione di un progetto didattico sperimentale per l’adozione di un plesso per bambini disabili nel quartiere di Belen.

dopo avere conosciuto il disagio e la precarietà dei bambini ..figuriamoci quelli disabili, siamo intervenuti nelle sedi di nostra competenza per aiutare TUTTI I BAMBINI SPECIALI delle foreste pluviali. (vedi sotto)

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Il nostro compito è quello ogni giorno di pensare globalmente e agire globalmente, negli interessi degli invisibili e  di tutti coloro che non hanno voce circa  370 milioni di indigeni, appartenenti a cinquemila diverse tribù.
Sono diffusi in 70 Paesi e parlano oltre quattromila lingue, secondo quanto riporta la Ong Amnesty International.

 

 

 

Amendment   1  By Members Ignazio Corrao  Draft opinion Article Paragraph 4 

Draft opinion Amendment
4.         invita la Commissione ad elaborare un piano d’attuazione per la CRPD; sottolinea che un tale piano dovrebbe contribuire in modo sostanziale a definire indicatori nei settori relativi alla disabilità ed all’inclusione socioeconomica; sottolinea che la povertà, la protezione sociale, la copertura sanitaria, la violenza contro le donne, la salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti, l’accesso all’acqua potabile ed ai servizi igienico-sanitari, la resilienza alle catastrofi e la registrazione delle nascite meritano particolare attenzione nella definizione degli indicatori OSS; 4.         invita la Commissione ad elaborare un piano d’attuazione per la CRPD; sottolinea che un tale piano dovrebbe contribuire in modo sostanziale a definire indicatori nei settori relativi alla disabilità ed all’inclusione socioeconomica; sottolinea che la povertà, la protezione sociale, la copertura sanitaria, la violenza contro le donne, la salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti, l’accesso all’acqua potabile, ai servizi igienico-sanitari e all’energia, la resilienza alle catastrofi e la registrazione delle nascite meritano particolare attenzione nella definizione degli indicatori OSS;

 

” la vita è ciò che facciamo ..della vita … I viaggi sono i viaggiatori. Quello che vediamo non è quello che vediamo ma quello che siamo ” cit.Popolo Asurini, fiume Xingu Amazzonia.

 

di   Ignazio Corrao

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Ringraziamo Ignazio Corrao per questo contributo,che è un parlamentare Europeo che si occupa di diritti ambientali e sociali con  passione e impegno, ringraziamo  lo staff Indios Europeo che ogni giorno lavora con grande dedizione e passione : Giuseppe Lo Monaco , Manuela Mulas e Luigi Sunseri,  Romina Rapisarda e Luca Pennisi che hanno fornito elementi di contesto a questi studi ed azioni di salvaguardia per la biosfera con l’umanità al centro.

 

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Ricordiamo che Ignazio Corrao si occupa di diritti umani e precisamente : DEVE Commissione per lo sviluppo LIBE Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni DAND Delegazione per le relazioni con i paesi della Comunità andina DPAP Delegazione per le relazioni con il Parlamento panafricano DACP Delegazione all’Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE DLAT Delegazione all’Assemblea parlamentare euro-latinoamericana ) e infine membro della Commissione  DROI Diritti umani

potete contattarlo  tramite la sua pagina social e  sul suo sito web 

Staff_Cetri