Migliorare il decreto sulle rinnovabili non fotovoltaiche

E’ mai possibile che ogni volta che il governo mette mano all’energia, debba capovolgere qualunque regola europea prendendo misure che penalizzano i comportamenti virtuosi e invece incoraggiano comportamenti e pratiche non virtuosi? Si! E’ possibile. Succede sempre. E’ successo di nuovo, in occasione del decreto per la regolamentazione delle fonti rinnovabili diverse dal fotovoltaico. Allora il CETRI, ha deciso di affidare  una critica ragionata,  pacata, argomentata all’ingegner Angelo Parisi, membro del Comitato scientifico dell’associazione. Offriamo questa consulenza gratuita non richiesta ma dio solo sa quanto necessaria al governo, sperando che voglia prendere in considerazione i suggerimenti che formuliamo, ma siamo consapevoli che probabilmente non lo farà, perchè il pensiero fossile e gli interessi fossili sono ancora troppo forti in questo Paese!

Il presente DM ha la finalità di promuovere la produzione da fonti rinnovabili attraverso la definizione di incentivi da concedere alle fonti elettriche rinnovabili diverse dal fotovoltaico.

Fino a tutto il 2015 le fonti rinnovabili sono state promosse dal DM 6 luglio 2012 per alcune fonti quali eolico, idraulico, biomasse, ecc., che riconosce una tariffa incentivante, comprensiva o meno del prezzo zonale orario in base alla potenza dell’impianto, all’energia netta prodotta immessa in rete.

Per il solare termodinamico, invece, vige il DM 11 aprile 2008, così come modificato dal DM 6 luglio 2012, che riconosce una tariffa incentivante per l’energia prodotta dagli impianti a cui va a sommarsi il ricavo della vendita dell’energia.

Il nuovo DM, invece, andrà a disciplinare tutte le fonti rinnovabili diverse dal fotovoltaico, compreso il solare termodinamico, stabilendo un limite temporale fissato in 30 giorni dopo il raggiungimento di un costo indicativo annuo di 5,8 Miliardi di Euro e comunque non oltre il 31 dicembre 2016 in quanto, dopo tale data, il ministero emanerà un nuovo decreto che applicherà le linee guida comunitarie sugli aiuti di stato.

Al 31 marzo 2015 il contatore FER del GSE indicava un costo complessivo annuo di circa 5,7 Miliardi di Euro, pertanto gli incentivi complessivi che saranno concessi con tale nuovo decreto ministeriale sono abbastanza limitati e ammontano ad un costo cumulato annuo di ulteriori 100 Milioni di Euro.

Viste le limitate risorse economiche, sarebbe opportuno che si facesse una cernita tra gli impianti incentivabili, escludendone alcuni, e stabilendo dei criteri di priorità per cercare di ottenere i maggiori benefici possibili, soprattutto nell’ottica della produzione distribuita.

Pertanto bisognerebbe rivedere l’impianto del decreto in modo da:

  1. stabilire il criterio della potenza minore nella redazione delle graduatorie delle varie fonti per favorire la piccola produzione distribuita;
  2. riconoscere in via prioritaria gli incentivi agli impianti realizzati da enti pubblici locali, così come previsto per quelli a biomassa e biogas di proprietà di aziende agricole singole o associate;
  3. fissare un tetto, in termini di potenza massima o di numero di impianti, ai proponenti in modo da permettere la partecipazione al maggior numero di soggetti diversi;
  4. escludere dagli incentivi gli impianti che bruciano rifiuti o gli impianti che sono soggetti al rilascio dell’AIA;
  5. riconoscere gli incentivi solo all’energia elettrica prodotta da impianti che utilizzano bioliquidi sostenibili, biomassa e biogas da filiera corta prodotti solo con sottoprodotti di origine biologica e solo se gli impianti sono in assetto cogenerativo ad alto rendimento o trigenerativo;
  6. riconoscere anche agli impianti solari termodinamici un periodo di transizione tra il vecchio sistema di incentivazione e il nuovo, così come fatto per tutte le altri fonti;
  7. definire una percentuale massima di energia prodotta da fonti non rinnovabili negli impianti ibridi, stabilendo, ad esempio, che se in un determinato periodo tale percentuale viene superata gli incentivi per il periodo in questione vengono ridotti;
  8. trattare tutti gli impianti simili allo stesso modo senza creare disparità come, ad esempio, si fa per gli ex zuccherifici ai quali si riconosce un regime incentivante diverso da quello riconosciuto agli altri impianti simili e solo per quelli autorizzati entro il 5 febbraio 2014;
  9. prevedere dei premi in aggiunta agli incentivi nel caso di presenza di sistemi di accumulo negli impianti non programmabili o per l’utilizzo dell’energia elettrica prodotta per produrre idrogeno.

Purtroppo questo Decreto sembra essere disegnato con l’intento di favorire qualcuno e penalizzare tanti altri.

Tra i favoriti ci sono:

  1. i produttori di energia elettrica da biomasse e biogas prodotti anche dai rifiuti non differenziati, bioliquidi e gas di depurazione e di discarica ai quali è stato riservato il 39% del contingente di potenza complessivo, pari a 112 MW, degli impianti a registro;
  2. le società di capitale perché per la partecipazione alle aste è stato previsto l’obbligo di avere un capitale sociale interamente versato pari al 10% dell’investimento complessivo, oltre al possesso della capacità economica attestata per messo di una dichiarazione di un istituto bancario;
  3. i grandi impianti a discapito dei piccoli perché il criterio della potenza minima per stilare le graduatorie non è posto come priorità;
  4. gli ex-zuccherifici autorizzati prima del 5 febbraio 2014 che accedono ai meccanismo dei certificati verdi, che in passato si sono voluti eliminare per l’eolico, e che si vedono riconoscere il contingente di potenza più alto, pari a 135 MW. Questa appare una regola disegnata ad hoc per qualcuno.

Tra i penalizzati ci sono:

  1. gli impianti solari termodinamici ai quali non viene riconosciuto alcun periodo di transizione che permetta di accedere direttamente agli incentivi nemmeno se la potenza è piccola, come fatto per altre fonti, e ai quali viene di fatto ridotta la tariffa incentivate in quanto viene trasformata in tariffa omnicomprensiva;
  2. le società di persone o le imprese individuali che non possono più accedere alle aste neppure se posseggono le capacità economiche e finanziarie attestate con una dichiarazione di istituto bancario;
  3. tutte le società di capitali, i consorzi, le cooperative che non hanno il capitale sociale minimo interamente versato, o l’impegno ad aumentare il capitale sociale, per partecipare alle aste;
  4. l’eolico offshore che è completamente escluso dagli incentivi.

Altra critica da fare al decreto riguarda la regola dell’escussione di tutta o parte della cauzione definitiva o della cauzione provvisoria, previste nelle procedura d’asta, che è stata inasprita in questo decreto e che non dovrebbe avvenire nel caso in cui il soggetto non assume una obbligazione contrattuale verso qualcuno; e la richiesta di partecipazione ad una procedura d’asta o essere risultati aggiudicatari non comporta alcuna assunzione di una obbligazione contrattuale da parte di qualcuno.

Oltretutto la cauzione è richiesta “a garanzia della reale qualità del progetto”, come detto nel comma 3 dell’articolo 13, e non a garanzia della non rinuncia o del non versamento della cauzione definitiva o dell’entrata in esercizio entro una determinata data dell’impianto.

Pertanto un soggetto non dovrebbe essere punito perché ha partecipato ad una procedura d’asta e in seguito ha cambiato idea o ha avuto dei problemi, magari economici o finanziari, e non ha potuto più realizzare l’impianto entro le scadenze prefissate. Anche perché il diritto ad escutere una cauzione spetta a copertura di un rischio conseguente al mancato raggiungimento dell’impegno assunto da un terzo, e non si capisce quale sia il rischio cui incorre il GSE se un soggetto aggiudicatario si ritira o se non versa la cauzione definitiva o se l’impianto non entra in esercizio entro una determinata data. Se c’è qualcuno che assume un rischio, questi è il soggetto responsabile dell’impianto che, in virtù di quanto successo negli ultimi tempi, potrebbe subire una revisione al ribasso degli incentivi o una modifica normativa che cambia le condizioni previste dal contratto sottoscritto; per cui la garanzia dovrebbe presentarla il GSE a tutti i soggetti proprietari di impianti entrati in esercizio ed incentivati.

Infine va segnalato con rammarico che ancora una volta questo decreto non prevede nulla riguardo i sistemi di accumulo dell’energia negli impianti non programmabili, con i quali si potrebbero superare i problemi di dispacciamento, o sull’utilizzo dell’energia elettrica prodotta per la produzione di idrogeno; ad esempio si potrebbero prevedere dei premi in aggiunta agli incentivi che favorirebbero lo sviluppo di tali tecnologie e la creazione di una filiera produttiva all’avanguardia in un momento in cui nel mondo è in corso la transizione energetica dal modello fossile al modello sostenibile e rinnovabile. Tecnologie che è necessario sviluppare al più presto per non arrivare ancora una volta in ritardo rispetto al resto del mondo e, quindi, essere costretti ad importare e, quindi, a dover dipendere dalle tecnologie sviluppate da altri in un settore strategico come quello energetico.

Mini Eolico verticale