NASCE L’ALLEANZA PER L’ECONOMIA CIRCOLARE

foto Fondatori ACE - 24 ottobre 2015Con un qualificato workshop fondativo, che si è tenuto a Roma il 24 ottobre 2015,  è nata in Italia, per iniziativa di sei organizzazioni ambientaliste e della società civile, l’Alleanza per l’Economia Circolare.

L’avvio di questo progetto di costruzione di una rete europea ha preso
spunto e motivazione dal processo di consultazione pubblica emesso dalla
C.E. ad aprile e concluso il 20 agosto u.s. in rapporto alla richiesta di
proposte innovative rispetto alla nuova direttiva sull’Economia Circolare,
oggetto del ritiro da parte del presidente della Commissione Europea
Jean-Claude Juncker del precedente pacchetto del commissario Potockin
giudicato poco attuabile con l’annuncio di un suo rilancio.
E’ stato infatti prodotto e protocollato presso la Commissione Europea un
documento di “proposte condivise” dettagliate rispettivamente alle nuoveLogo ACE-AEC
modalità di gestione e trattamento verso il modello Zero Rifiuti del
movimento Legge Rifiuti Zero, alla produzione distribuita di energia verso
l’autosufficienza ed il modello Zero Emissioni del Cetri/TIRES, alla
filiera corta alimentare di produzione e distribuzione verso il modello
Zero Chilometri di Slow Food Italia.

Motivazioni fondative:

Il movimento Legge Rifiuti Zero ed il movimento Territorio Zero avevano
già condiviso da tempo gli obiettivi contenuti nella proposta di legge di
iniziativa popolare Rifiuti Zero, e rinnovato ulteriormente anche in
merito alla delibera “Roma verso rifiuti zero”, e la necessità di
integrare strategie – obiettivi – metodo di lavoro per iniziare a fare
squadra a livello nazionale su temi comuni o che comunque sono
strettamente interconnessi come la prospettiva Zero Rifiuti – la

produzione di energia a Zero Emissioni – la produzione e consumo di cibo a
Zero chilometri derivata dalla importantissima esperienza di Slow Food
Italia. Su questi temi si sono già da tempo sviluppate esperienze concrete
di condivisione con le organizzazioni nazionali e regionali di
Cittadinanzattiva, del Movimento Volontariato Italiano e di Arci con cui
si è condiviso il presente percorso fondativo.
Siamo impegnati da tempo in attività di contrasto specifiche a processi
industriali tossici che sono fonte di inquinamento spesso irreversibile di
aria – acque – suolo derivati da tecnologie basate su grandi impianti che
sfruttano processi termici di combustione, sistemi inefficienti di
distribuzione, l’uso indiscriminato di pesticidi chimici e l’importazione
di risorse naturali da enormi distanze in una “filiera malata” che produce
devastazioni ambientali e schiavismo lavorativo.
Una filiera che parte dalla produzione sino al post-consumo di beni e
prodotti “usa e getta” in una filiera “lineare” che accumula scarti e
rifiuti non riciclabili in discariche, che produce energia termica ed
elettrica ancora in larga parte dalla combustione nociva di prodotti
fossili in esaurimento e dalla produzione a basso costo di nutrienti per
l’alimentazione importati da migliaia di chilometri in un sistema
“insostenibile” per le capacità riproduttive naturali e che stà generando
cambiamenti epocali nell’equilibrio climatico che stanno iniziando a
mettere a rischio la stessa capacità di sopravvivenza generale delle
specie viventi del pianeta.

nella foto iniziale i sei firmatari;

Anna Ventrella segreteria nazionale Mo.V.I.,
Antonio Gaudioso segretario nazionale CittadinanzAttiva onlus,
Massimo Piras segreteria generale Movimento Legge Rifiuti Zero,
Francesca Rocchi vicepresidente Slow Food Italia,
Antonio Rancati comitato scientifico  CETRI-TIRES,
Aldo Dessì commissione ambiente nazionale ARCI,

Questa è la Fan Page su facebook.
Fanpage: https://www.facebook.com/AllianceCircularEconomy

 

Questo è il manifesto fondativo con il DECALOGO per l’Economia Circolare.

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ACE – Alliance for the Circular Economy

Manifesto fondativo

Premessa

L’Economia Circolare, è il contrario dell’economia lineare.

Nell’economia lineare le risorse trasformate in beni di consumo dal lavoro dell’uomo diventano rifiuti (il Papa nell’Encliclica Laudato Si’ la chiama “Economia dello scarto”).

Nell’Economia Circolare invece le risorse naturali diventano materia che viene continuamente recuperata per entrare in nuovi cicli di utilizzazione o di produzione e dunque non diventano quasi mai rifiuto ma alimentano l’economia locale riducendo notevolmente l’importazione di materie prime vergini ed i relativi costi ambientali, abbassando i costi di produzione di beni e servizi e alzando i livelli occupazionali.

Questo principio fondamentale è la base di questo progetto di costruzione di una rete europea per l’Economia Circolare che ha preso spunto e motivazione dal processo di consultazione pubblica emesso dalla C.E. ad aprile e concluso il 20 agosto scorso in rapporto alla richiesta di proposte innovative rispetto alla nuova direttiva sull’Economia Circolare, oggetto del ritiro da parte del presidente della C.E. Junker del precedente pacchetto del commissario Potockin giudicato poco attuabile con l’annuncio di un suo rilancio.

E’ stato infatti prodotto e protocollato presso la Commissione Europea un documento che a partire dal principio su enunciato elabora una serie di “proposte condivise” dettagliate rispettivamente alle nuove modalità di gestione e trattamento della materia che rappresenta la nuova frontiera del modello “Zero Rifiuti” che in Italia ha trovato massima espressione nel movimento Legge Rifiuti Zero, alla produzione distribuita di energia verso l’autosufficienza ed il modello Zero Emissioni del Cetri/TIRES, alla filiera corta alimentare di produzione e distribuzione verso il modello Zero Chilometri di Slow Food Italia.

Motivazioni fondative

Il movimento Legge Rifiuti Zero ed il movimento Territorio Zero avevano già da tempo trovato un terreno comune negli obiettivi della proposta di legge di iniziativa popolare Rifiuti Zero, e anche nella successiva delibera “Roma verso rifiuti zero”, e hanno cominciato a fare squadra a livello nazionale integrando in modo olistico, strategie – obiettivi strettamente interconnessi come la prospettiva Zero Rifiuti – la produzione di energia a Zero Emissioni – la produzione e consumo di cibo a Zero chilometri derivata dalla importantissima esperienza di Slow Food Italia e nel mondo. Su questi temi si sono già da tempo sviluppate esperienze concrete di condivisione con le organizzazioni nazionali e regionali di Cittadinanzattiva, del Movimento Volontariato Italiano e di Arci con cui si è condiviso il presente percorso fondativo, perché in una prospettiva di economia circolare non si producono più rifiuti grazie ad un nuovo modulo comportamentale che presuppone un protagonismo attivo della società civile e delle organizzazioni che la rappresentano.

Siamo impegnati da tempo in attività di contrasto specifiche a processi industriali tossici che sono fonte di inquinamento spesso irreversibile di aria – acque – suolo derivati da tecnologie basate su grandi impianti che sfruttano processi termici di combustione, sistemi inefficienti di distribuzione, l’uso indiscriminato di pesticidi chimici e l’importazione di risorse naturali da enormi distanze in una “filiera malata” che produce devastazioni ambientali e schiavismo lavorativo.

Una filiera che parte dalla produzione sino al post-consumo di beni e prodotti “usa e getta” in una filiera “lineare” che accumula scarti e rifiuti non riciclabili in discariche, che produce energia termica ed elettrica ancora in larga parte dalla combustione nociva di prodotti fossili in esaurimento e dalla produzione a basso costo di nutrienti per l’alimentazione importati da migliaia di chilometri in un sistema “insostenibile” per le capacità riproduttive naturali e che stà generando cambiamenti epocali nell’equilibrio climatico che stanno iniziando a mettere a rischio la stessa capacità di sopravvivenza generale delle specie viventi del pianeta.

Tali elementi di interconnessione sono risultati molto forti anche nella nostra visione propositiva che punta alla “sostenibilità generale del sistema” che necessariamente vede nella prospettiva di una Economia Circolare la necessità di avviare una rivoluzione culturale – industriale – sociale che punti a cambiare e ri-progettare i modelli di produzione – distribuzione – consumo – riciclaggio, partendo dalla visione olistica della gestione sostenibile di rifiuti – energia – alimentazione ed includendo attività principali legate alla necessità di cambiamento del modello attuale anche nel settore della mobilità cittadina – edilizia abitativa – educazione pubblica – salute pubblica – partecipazione civica – occupazione locale – benessere sociale.

Una rivoluzione che traghetti l’Unione Europea dalle attuali modalità di produzione, consumo e post-consumo di beni e prodotti e di energia verso nuovi modelli distribuiti e di condivisione, al consolidarsi di “buone pratiche” civiche e di tecnologie industriali decentrate “ad impatto zero” che riutilizzino gli scarti attraverso il “recupero di materia” dai citati processi riducendo drasticamente il prelievo di risorse naturali e la loro importazione da paesi sottoposti a regimi di semi-schiavismo che stanno devastando il loro territorio in questa folle corsa al consumismo usa e getta. Questi nuovi modelli sono alternativi al ciclo fossile basato sulle macchine e sui grandi impianti, e presuppongono invece un protagonismo nuovo e preponderante delle Comunità. Comunità del riuso e della riparazione che allungano la vita dei beni e prodotti ed evitano radicalmente che gli oggetti a fine ciclo diventino “rifiuti”. Comunità del riciclo creativo artigianale e del recupero industriale che utilizzano materia prima secondaria per produrre e commercializzare nuovi beni. Comunità del cibo e dell’energia per garantire un uso più salutare, sobrio e parsimonioso delle risorse naturali. Comunità di cittadini in collaborazione fra di loro che creano nuove forme di partecipazione ed una nuova coscienza per una gestione dei “beni comuni” che costituiscono il patrimonio naturale, archeologico, storico e culturale da valorizzare e trasmettere alle nuove generazioni.

Risulta condivisa tra i fondatori e gli aderenti la valutazione che per avviare questi profondi processi di trasformazione è necessario costruire un soggetto che riunisca in se le competenze culturali e scientifiche necessarie, una rappresentatività sociale e territoriale capillare, un bagaglio di esperienze consolidate in materia di divulgazione scientifico – culturale e di organizzazione di campagne di sensibilizzazione, capace di creare la “massa critica” adeguata, coesa e motivata per fare pressione sui decisori istituzionali locali, nazionali ed europei. Questo soggetto è l’Alleanza per l’Economia Circolare.

Obiettivi e criteri di adesione

Il nostro obiettivo è di sostenere il percorso di una vera Economia Circolare europea, partendo dal citato documento depositato alla C.E. e dalle esperienze esistenti ed avanzate in tema di “circolarità”, come quella francese del Nord Pas de Calais, che siano riproducibili altrove riproponendo con forza il legame tra ricerca ed innovazione tecnologica ed il contesto socio-politico della comunità del territorio che la mette in attuazione.

La tendenza al cambiamento sarà infatti determinata dalla volontà del decisore politico locale, dalla scelta della comunità locale di andare verso nuovi modelli di consumo e dalla responsabilità del sistema produttivo locale, tre fattori necessari al cambiamento radicale previsto dal nuovo modello economico. Un modello rivoluzionario che può rendere sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale questo grande percorso di rivoluzione culturale ed industriale verso un nuovo equilibrio del sistema naturale ed il benessere generale della comunità.

Ulteriore obiettivo è quello di costruire una “alleanza” aperta ed inclusiva su base regionale e con rappresentanza europea, e non un “nuovo contenitore”. Una “alleanza” costituita su base di uguaglianza e solidarietà tra soggetti organizzati non lucrativi, singoli ricercatori indipendenti e liberi professionisti in linea con le motivazioni fondative, di varia provenienza culturale e sociale che rappresentino le comunità locali europee. In ACE i soggetti fondatori od aderenti pur mantenendo la propria singola autonomia di lavoro insieme costruiscono uno spazio di co-working aperto a nuovi contributi esterni da parte di istituzioni, centri di ricerca, fondazioni, aziende private, start-up ed associazioni che ritengono di voler collaborare o contribuire al conseguimento degli obiettivi di ACE.

La struttura interna di ACE si basa sulla piena disponibilità di tutti i fondatori ed aderenti, al di la del proprio livello di rappresentatività e di complessità associativa, a dare il proprio contributo ideale e di lavoro in proporzione alle rispettive risorse disponibili sia economiche che di militanza operando su vari livelli di organizzazione. Si distingue tra soggetti fondatori ed aderenti in quanto ai primi è richiesto un impegno diretto e continuativo nella realizzazione degli obiettivi generali di ACE, mentre ai secondi è riservata la possibilità di poter collaborare solo per temi specifici od in forma limitata rispetto alle attività generali condivise dal Coordinamento nazionale di ACE.

ACE vuole creare uno spazio interculturale attivo come “laboratorio di sinergia di idee e di azioni concrete” dedicato allo sviluppo di attività di ricerca ed innovazione tecnologica, di attività di divulgazione culturale e scientifica, di attività di elaborazione ed attuazione di nuovi modelli sociali sperimentali e di traduzione in esperienze che migliorino il “benessere sociale”. Si intende sviluppare sistemi innovativi e partecipativi rispetto ai temi Rifiuti – Energia – Alimentazione – Mobilità che favoriscono la riduzione dei costi per i cittadini ed aumentino le opportunità lavorative locali, che favoriscano sia lo scambio e la condivisione di beni e servizi che il creare gli spazi sociali adeguati, che incrementino la qualità derivata dalla filiera corta, la tutela della salute e dell’ambiente e lo sviluppo di nuova imprenditoria e nuova occupazione qualificata locale.

Pensiamo di privilegiare l’attività di interconnessione tra i soggetti fondatori/aderenti attraverso l’elaborazione di progetti ed attività di carattere generale condivisa e supportata da una struttura di coordinamento su bacino regionale, che possa essere il referente nei confronti delle istituzioni che sono responsabili della pianificazione delle politiche e delle scelte impiantistiche in tema di rifiuti – energia – agricoltura. L’attuazione e la contestualizzazione di progetti ed attività che si tradurranno in esperienze concrete dovrebbe partire da una rete integrata dei rispettivi militanti / attivisti nell’ambito del territorio comunale, che ne assumono anche il ruolo di attiva testimonianza nel processo di replicazione del percorso stesso e dei risultati ottenuti.

E’ condiviso da tutti che i soggetti fondatori o aderenti ad ACE che i loro rappresentanti non debbano avere alcun tipo di incompatibilità tra la loro attività culturale – sociale – scientifica e la eventuale elezione a cariche elettive od il conferimento di incarichi anche non elettivi derivanti da attività politica in partiti o movimenti politici. Cosi come non si ritiene ammissibile l’adesione ad ACE di organizzazioni che abbiano interessi diretti o compartecipazioni con aziende che operano in settori imprenditoriali con modalità in contrasto o comunque non in linea etica con i principi fondativi di ACE.

Organizzazione interna

L’ipotesi di lavoro sull’organizzazione interna che si propone si fonda su una struttura regionale con poteri di autonomia decisionale, integrando i gruppi esistenti locali su base comunale e provinciale che costituiscono il coordinamento regionale con i seguenti compiti:

  • propone al coordinamento nazionale la condivisione di progetti ed esperienze maturate nel proprio territorio che possono essere estese in altre regioni,

  • elabora e contestualizza le proposte, le iniziative ed i progetti di carattere generale proposti dal coordinamento nazionale,

  • dispone le modalità attuative di campagne nazionali di sensibilizzazione ed organizza gli eventi di ACE nel proprio territorio insieme

Il coordinamento nazionale di ACE è formato dai presidenti, o da portavoce nazionali delegati, e da un portavoce delegato da ogni coordinamento regionale e dai coordinatori dei Comitati Tecnico Scientifico e Tecnico Giuridico nazionali ed ha i seguenti compiti:

  • gestisce i contatti per l’estensione dell’adesione ad ACE di comunità regionali in altri paesi della C.E., sulla base della condivisione dei principi fondativi e di eventuali esperienze già maturate dai singoli soggetti fondatori, al fine di poter costituire in prospettiva un coordinamento europeo di ACE,

  • condivide con i partner europei campagne di sensibilizzazione europee, elabora e condivide la presentazione di progetti e bandi finanziati dalla C.E., con il contributo di un CTS e CTG allargati alle comunità europee aderenti,

  • esamina, integra e condivide proposte e progetti presentati da uno o più coordinamenti regionali che siano interessanti per l’estensione nazionale,

  • propone linee di indirizzo generali, progetti e campagne di interesse nazionale, sulla base dei contributi di tutti i soggetti fondatori e del CTS e CTG,

  • approva l’adesione di altri soggetti nazionali esterni ad ACE, fornendo anche indicazioni ai coordinamenti regionali sulla coerenza generale di adesioni locali di soggetti esterni ad ACE.

Si prevede infatti la costituzione di un Comitato Tecnico Scientifico – CTS e di un Comitato Tecnico Giuridico – CTG che si occuperanno, entrambi in forma volontaria, il primo di elaborare e proporre nuovi modelli generali di tecnologie applicative che possano tradursi in progetti attuabili nei territori di riferimento ed il secondo di proporre attività giuridiche propositive o di fornire consulenza in merito ad azioni legali a tutela delle attività di ACE . Il CTS ed il CTG sono composti da membri autorevoli, proposte con apposito CV e con candidature provenienti da ogni soggetto fondatore e scelte dal coordinamento nazionale sulla base della rilevanza dell’attività scientifica, accademica o di libera professione, ed hanno un coordinatore nominato al loro interno che partecipa di diritto al Coordinamento nazionale di ACE.

Decalogo degli obiettivi al 2020 di ACE – Alliance for the Circular Economy (Alleanza per l’Economia Circolare)

1) Incoraggiare lo sviluppo di una Governance pubblica dell’Economia Circolare, in cui le pubbliche amministrazioni assumano responsabilità amministrative per la pianificazione dell’Economia Circolare, tramite la creazione di dipartimenti e assessorati che acquisiscano le competenze e finanzino programmi di ricerca applicata in tema ambientale, energetico, nutrizionale, della mobilità, educativo e culturale e le relative politiche economiche, fiscali, formative, sociali che possano avviare nuovi cicli imprenditoriali ed occupazionali di alta e media professionalità;

2) Prevedere un Piano di finanziamento europeo sulla Prevenzione dei rifiuti e per finanziare attività e reti di supporto per la riduzione ed il riutilizzo di beni per la riprogettazione industriale sostenibile rispetto alle attività professionali di ricerca scientifica su materiali e nuove tecnologie che allunghino la vita a nuovi prodotti de-costruibili e riparabili;

3) Introdurre una tassazione di scopo o “Waste Tax” riferita al conferimento in incenerimento e co-incenerimento (con o senza recupero di energia) ed a quello in impianti di discarica urbana o speciale e prevedere che nella nuova direttiva europea venga chiaramente inserita una esplicita “moratoria sino al 2030” che vieti la costruzione di nuovi impianti di incenerimento o co-incenerimento, revocando gli incentivi pubblici ai processi industriali di incenerimento, co-combustione nei cementifici con utilizzo a fini energetici di CSS e Biogas derivato da rifiuti urbani e da biomasse;

4) Sostenere la riconversione generale del ciclo dei rifiuti verso l’orizzonte Zero Waste, secondo la proposta di legge di iniziativa popolare “Legge Rifiuti Zero”, a partire dall’introduzione per legge in tutti i Comuni della raccolta “porta a porta”, di buone pratiche di riduzione dei rifiuti e l’introduzione della tariffa puntuale sulla base del principio europeo “chi inquina paga”;

5) Promozione delle comunità dell’energia e del modello distribuito di energia solare rinnovabile a partire da un programma di nuova progettazione di edifici ed abitazioni energeticamente autosufficienti, di sistemi di mobilità condivisa, ciclo-pedonale e di trasporto di superficie leggero, con la progressiva de-carbonizzazione dell’attività agricola e delle attività industriali e commerciali;

6) Finanziare con incentivazioni pubbliche i processi industriali di recupero di materia per il riciclo totale delle frazioni tecniche e per il compostaggio delle frazioni biologiche, con la realizzazione della rete di infrastrutture con piattaforme industriali in ambiti territoriali ottimali entro i 200mila abitanti in base al principio di “autosufficienza e prossimità” vicini ai luoghi di produzione stessi dei rifiuti;

7) Incentivare i processi industriali che favoriscono in primis il compostaggio aerobico della frazione organica dei rifiuti urbani e delle biomasse agricole per la produzione di compost di qualità per reintegrare la fertilità dei suoli e favorire il sequestro di carbonio organico nei terreni. E’ ammissibile, in subordine, la produzione di biogas in piccoli impianti per i propri scarti e liquami zootecnici di aziende agricole ed il trattamento anaerobico di parte dei rifiuti organici urbani differenziati per produrre “a freddo” metano raffinato da immettere in rete pubblica, con l’obbligo di trattare il residuo “digestato” per la produzione di compost di qualità ed il recupero di sali fertilizzanti;

8) Introdurre il sistema del “vuoto a rendere” per contenitori di bevande in vetro ed alluminio, attraverso una nuova normativa nazionale che introduca una tassazione sul “vuoto a perdere” ed insieme una cauzione per il consumatore da poter riscuotere presso tutto il circuito della piccola e grande distribuzione, ponendo a carico dei produttori il ritiro del reso presso le reti commerciali;

9) Realizzare le comunità del riuso e della riparazione mediante la costruzione di una Rete infrastrutturale europea di Centri di Riuso e Riparazione od Eco-parchi multitasking, gestiti in aree o strutture pubbliche o private autogestite da organizzazioni non lucrative e cooperative con finalità anche di sostegno sociale, ed i distretti della stampa 3D e della manifattura digitale come terminale finale della catena di riutilizzo di imballaggi ceduti;

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