La sharing economy è la terza rivoluzione industriale

«È chiaro che il Pil mondiale cambierà e ci sarà un drammatico impatto sull’occupazione. Però, quando diciamo che i costi marginali tendono allo zero, questo non significa che saranno uguali a zero, ma che saranno molto molto bassi. Il Pil mondiale è in ogni caso in decrescita e le ragioni sono molte e non legate alla nascita della sharing economy: c’è l’uno per cento del mondo in conflitto con il restante 99 per cento, ci sono modifiche strutturali dell’economia, la produttività è in discesa ovunque, la piattaforma della Seconda Rivoluzione Industriale si sta esaurendo mentre si afferma un nuovo mondo al centro del quale ci sono le piattaforme digitali – e questa la possiamo considerare la Terza Rivoluzione Industriale – dove uomini e donne producono e consumano tra di loro a un costo marginale vicino allo zero, dove non conta il prodotto interno lordo, ma dove aumenta il benessere economico, la qualità della vita, la democratizzazione del sistema economico in generale perché gli sforzi saranno concentrati, e così la nuova occupazione, per rendere accessibili a tutti le piattaforme della sharing economy, l’automazione, le grandi reti del traffico digitale e delle energie alternative».

Con l’internet delle cose tutti possiamo trasformarsi da consumatori in prosumer, l’ossessiva ricerca del profitto e della produttività estrema ha innescato uil fenomeno del costo marginale zero che rende disponibili sul mercato una abbondanza di beni e servizi a costi quasi nulli e quindi la vita economica si riaggrega secondo lo schema del commons collaborativo anzichè quello del mercato capitalistico competitivo. Jeremy Rifkin

 

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