Daniele Esposito Paternò: “A Gela è il momento della Terza Rivoluzione Industriale

“Gela, il crollo di Crocetta.” “Gela : la vittoria del M5S.”  “Gela, la rivoluzione incominciata”. “Gela il M5S ha solo 5 consiglieri su 30. Riuscirà messinese a Governare?”

Questi alcuni dei titoli che imperversano sui media a commento della simbolica vittoria del sindaco del M5S Domenico Messinese a Gela. Ma aldilà della sbornia dei risultati del ballottaggio e della significativa sconfitta della partitocrazia fossile incarnata dal fossile per eccellenza Crocetta,  cosa si può fare per risanare il territorio e riconciliare i gelesi con la loro biosfera? Ce lo indica questo contributo dell’attivista  Daniele Espositò Paternò, che si occupa del caso Gela dalla morte di suo padre nello reparto clorosoda della raffineria di Gela, il cosiddetto reparto della morte! Francesco Paternò è morto nel 2006 e prima e dopo di lui sono morti tutti i suoi compagni di reparto. Suo figlio Daniele dopo aver scritto un libro per ricordarne la storia (GRANDE STORIA DI UN PICCOLO UOMO), ha dedicato il suo attivismo alla ricerca di soluzioni che permettano all’essere umano di portare a casa il salario senza dover morire a 50 anni. Chiunque dovrà amministrare Gela in futuro, e tutti gli altri siti inquinato da impianti fossili di seconda rivoluzione industriale, dovrebbe leggere con quanta intelligenza Daniele analizza le possibilità offerte dalla tecnologia per far uscire gela dall’inferno della seconda rivoluzione industriale e farla entrare nella primavera della Terza Rivoluzione Industriale.

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Il 30 Novembre 1990 la città di Gela veniva dichiarata Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale (AERCA). Successivamente, mediante il DPR del 17.1.95 veniva adottato il Piano di Disinquinamento per il Risanamento Ambientale del Territorio della provincia di Caltanissetta, il quale prevedeva 47 interventi, di cui 14 a carico di privati e 33 a carico dello Stato. Nel 1998, con la legge 426/98, la città di Gela veniva riconosciuta come uno tra i primi Siti di Interesse Nazionale (SIN).
I diversi studi effettuati nel territorio gelese hanno portato ad avere una visione quasi drammatica sia per la quantità di agenti cancerogeni e mutageni presenti nell’aria e nell’acqua di falda sottostante l’agglomerato industriale su cui sorge l’ENI, sia sull’impreparazione tecnica/organizzativa degli organi di controllo che non sono stati in grado di svolgere in maniera idonea il proprio ruolo. Un esempio su tutti lo si può riscontrare dalle parole scritte circa la
Conferenza di servizi decisoria convocata presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare in data 24/07/07, ai sensi dell’ art. 14 L.241/90 e sue successive modificazioni e integrazioni:
“2. Contrariamente a quanto dichiarato dall’ Azienda nel documento di risposta alle prescrizioni della CdS decisoria 16.12.2005 (prot.N. 3970/QdV/DI del 23.02.06), vale a dire che non si evincono superamenti dei contaminanti critici dell’area nei piezometri a valle in senso idrogeologico della medesima, si fa rilevare che in corrispondenza dei piezometri suddetti sono stati invece riscontrati

superamenti non solo per il mercurio ma anche per altri contaminanti (As 71 microgrammi/litro, E-MW29, contro una CLA pari a 10 microgrammi/litro, Hg 16 microgrammi/litro, E-MW30, contro

una CLA pari a 1 microgrammi/litro; benzene 31 microgrammi/ litro, E-MW29, contro una CLA pari a 1 microgrammi/litro; Ni 150 microgrammi/litro, E-MW13, contro una CLA pari a 20

microgrammi/litro; cloruro di vinile 12,6 microgrammi/litro, E-MW38, contro una CLA pari a 0,5 microgrammi/litro…”

Allarmanti sono stati i risultati degli studi epidemiologici SEBIOMAG, SENTIERI e SEPIAS i quali hanno evidenziato: la presenza di metalli pesanti nel sangue di un campione della popolazione gelese, un’alta percentuale di patologie tumorali e un’alta percentuale di malformazioni neonatali rispetto la casistica nazionale. La situazione ambientale attuale gelese continua a rimanere critica anche a causa delle mancate bonifiche che dovrebbero essere completate sull’intero perimetro SIN e avviate su tutte le zone “occupate” dagli oleodotti che si trovano all’esterno del perimetro SIN, funzionanti e dismessi.
Oltre il danno la beffa. La sostanziale assenza delle Istituzioni che avrebbero dovuto indirizzare l’industria petrolchimica verso un maggior rispetto del territorio e verso l’investimento in nuove tecnologie, ha comportato in maniera implicita la perdita di competitività del petrolchimico di Gela, il quale oggi vive una demobilitazione massiccia del personale del diretto verso altre sedi ENI e il licenziamento del personale appartenente all’indotto.
COSA SI POTEVA FARE?
Nel 2006 un gruppo di studiosi esperti in ambiente, processi e tecnologie industriali, coordinato dal chimico industriale, Dr. Fabrizio Nardo, rese pubblici i risultati di un report svolto per conto di Legambiente. Gli studiosi individuarono nell’uso del
pet-coke, la principale (non l’unica) fonte responsabile della crisi ambientale. Il report non si limitò a svolgere “solo” un’analisi tecnico-scientifico, bensì individuò anche le possibili soluzioni tecnologiche da implementare nel sito gelese: “Le tre soluzioni individuate sono tra loro alternative, seppure integrabili, ma ognuna di esse, se implementata, è in grado di mitigare radicalmente il problema dell’impiego di petcoke nella CTE di Gela.” Nella disamina dettagliata delle singole soluzioni proposte si afferma: “Performance economiche così elevate renderebbero la Raffineria di Gela eccezionalmente competitiva e proiettata verso un fiducioso futuro occupazionale.”

Era il 2006 e Legambiente presentava un indirizzo ricco di significato, riusciva a coniugare le esigenze di lavoro garantendo la salute. Purtroppo non venne ascoltato da nessuno.
L’azienda ENI, il mondo sindacale, i Parlamentari gelesi e l’allora Sindaco di Gela Rosario Crocetta attuale Governatore della Sicilia, nonostante fossero stati
TUTTI resi partecipi dal lavoro svolto dal Dr. Nardo e dal gruppo da lui coordinato, ignorarono i risultati e le proposte dello studio di Legambiente permettendo di fatto il crollo dell’economia gelese legata alla raffinazione e alla petrolchimica.
A Sannazzaro de’ Burgundi, paesino in provincia di Pavia, diversamente da Gela, grazie ad una politica aziendale meno approssimativa e grazie ad una presenza piu’ incisiva delle istituzioni locali le stesse tecnologie consigliate da Legambiente sopra citate furono progettate e messe in esecuzione apportando una capacità di produzione di oltre 11 Milioni di ton/a a seguito di un investimento di oltre 6 Miliardi di euro.

La Terza Rivoluzione Industriale e’ un obiettivo ambizioso e necessario per il nostro Paese e per tutta l’Europa. E’ vero che ad oggi siamo ancora dipendenti dal mondo fossile ma e’ anche vero che la società non può rincorrere il passato utilizzando tecnologie obsolete ed inquinanti. Nell’arco di tempo che ci porterà alla totale decarbonizzazione e all’affermazione della Terza Rivoluzione Industriale sarà doveroso da parte dei vari Stati favorire l’utilizzo di tecnologie avanzate le quali permetterebbero alle società odierne di poter essere competitivi nel mercato e allo stesso tempo di avere più rispetto dei territori su cui insistono le industrie che lavorano i “prodotti” fossili e i suoi derivati.
Diversamente, le aziende e le società che inseguono il passato o che addirittura pensano di vivere negli anni ottanta per una questione logica vedranno scomparire i propri posti di lavoro e in maniera direttamente proporzionale vedranno aumentare le proprie emergenze sanitarie causate dall’inquinamento.

Viviamo in un bellissimo Paese, ed io personalmente vivo nella città che amo: Gela. Prendere atto degli errori fatti nel passato ed attuare azioni reali con l’intento di riparare il danno e di creare le condizioni per liberarsi dal mondo fossile e da tutti gli interessi finanziari che girano intorno ad esso non e’ impossibile. Serve solo una cosa: la volontà.

Daniele Esposito Paternò

 

Daniele Esposito Paternò – Autore di Grande Storia di un Piccolo Uomo”.