Come cambia l’edilizia nella Terza Rivoluzione Industriale? Ce lo spiega Jeremy Rifkin al forum del FORMEDIL alla Triennale di Milano.

Schermata del 2015-10-15 23:51:20Alla Triennale di Milano per le Giornate della Formazione in Edilizia Jeremy Rifkin è stato invitato il 29 settembre a illustrare la sua visione su come cambia il settore delle costruzioni nell’economia di Terza Rivoluzione Industriale. La rua relazione ha ispirato molti dei presenti a organizzarsi pèer anticipare il cambiamento studiando standard e pratiche per accelerare la transizione per l’uscita dall’economia fossile e arretrata della seconda rivoluzione industriale verso l’economia digitale empatica, collaborativa e sostenibile della Terza Rivoluzione Industriale.

Matteo Artusi, delegato del CETRI Educational a questo convegno, ci invia un rapporto di sintesi a partire dal quale il CETRI riunirà in un apposito tavolo tecnico per l’Edilizia di terza Rivoluzione industriale, tutti gli architetti, i progettisti, e le imprese edili che si riconoscono nel messaggio e nella visione di Terza Rivoluzione Industriale di Jeremy Rifkin.

CAPITALISMO E BENI COMUNI COLLABORATIVI

FullSizeRenderUn nuovo sistema economico sta facendo la sua comparsa a livello mondiale,
si tratta dei “collaborative commons” ovvero i beni comuni collaborativi.
E’ il primo sistema economico nato dopo la comparsa del capitalismo e del
socialismo nei primi decenni del 19° secolo e sta decisamente trasformando
il sistema economico globale.
Il meccanismo di innesco di questo nuovo paradigma economico sottolinea la
necessità di abbattere i i costi marginali. Il prof. Jeremy Rifkin, ospite
di Formaedil alla Triennale di Milano (29 settembre 2015) descrive questo
paradosso intrinseco al mercato capitalistico che ha portato al suo grande
successo e che, ora, può significare il suo definitivo tramonto. Il
fenomeno dei costi marginali zero ha già messo stravolto alcuni settori
dell’informazione, come ad esempio l’industria discografica, del tempo
libero, le testate giornalistiche, l’editoria, dal momento in cui milioni
di consumatori si sono trasformati in prosumatori, ovvero un mix tra
produttori e consumatori, iniziando a produrre e condividere contenuti,
video, articoli, libri e testate a costi che rasentano lo zero. Tutto ciò
va a eludere e distruggere la base del sistema capitalistico tradizionale.
FullSizeRender5Il fenomeno dei costi marginali zero sta inoltro invadendo ora quello che
è il mondo dell’edilizia e dei beni e servizi materiali.
Il catalizzatore di questo fenomeno è l’espansione di Internet e del mondo
ad esso correlato, che permette a chiunque, in ogni parte del mondo, di
produrre e condividere energia rinnovabile, prodotti stampati in 3D, e
altri beni e servizi materiali a costi infimi, proprio come nel recente
passato è avvenuto con l’informazione.
I collaborative commons, o beni collaborativi, come si diceva poc’anzi,
rappresentano il nuovo paradigma economico che accompagna l’infrastruttura
di internet delle cose, e permettono a milioni di persone di produrre e
condividere anche beni materiali. Stiamo quindi assistendo al passaggio
dal valore di scambio del mercato capitalistico al valore condivisibile
dei collaborative commons, proprio come le giovani generazioni stanno
passando dal concetto di proprietà a quello di accessibilità.
Un esempio lampante di questo stravolgimento, sono i nuovi service design
forniti da organizzazioni quali Airbnb e Uber.
In questa economia condivisa i giovani giocano una parte preponderante e
non condividono più solo informazioni e tecnologia, ma anche case,
automobili, biciclette, vestiti, strumenti e spazi di lavoro, mettendo
così a rischio i già ristretti margini di profitto delle imprese di
costruzioni, in quanto tutto avviene a costi irrisori.
Siamo quindi ormai testimoni di una nuova economia ibrida, che si divide
tra mercato capitalistico e beni collaborativi comuni che negli anni che
verranno condizioneranno inevitabilmente la nostra vita, il nostro lavoro,
il nostro mondo e sistema economico, aprendo la via a nuove realtà
aggregative e imprenditoriali, più dinamiche e flessibili.

 

 

 

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