Economia Digitale Vs Cambiamento Climatico. Una riflessione di Angelo Consoli su Point Zero.

E’ uscito sulla rivista di Architettura Point Zero, l’ultimo articolo di Angelo Consoli sull’Economia Digitale.

Eccolo:
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Economia digitale vs cambiamento climatico: la Terza Rivoluzione Industriale è in atto e il suo cuore è l’Internet delle Cose. È l’inizio di una nuova era economica che porterà a una società più sostenibile.
L’economia mondiale basata sui fossili è entrata in una crisi irreversibile, sia sul piano ecologico che su quello economico e sociale. Nell’era della seconda rivoluzione industriale la concentrazione di CO2 nell’atmosfera è salita da 180 a 280 PPM (Parti Per Milione) e, nel 2013, ha superato 400 PPM. L’IPCC ha fissato il limite di 450 PPM, entro il 2050 nella speranza di contenere l’aumento di temperatura media della terra entro 2° C. Ma esperti come James Hansen, (ex responsabile del Goddard Institute for Space Studies della NASA) prevedono sulla base di studi empirici e non semplici proiezioni computerizzate che di qui alla fine del secolo la temperatura della terra aumenterà di 6°, portando il pianeta a temperature che non si vedevano da milioni di anni con conseguenze disastrose per l’uomo e tutte le specie viventi, innalzamento del livello dei mari di oltre 7 metri, estinzioni di massa, migrazioni climatiche e la “la fine della civiltà come la conosciamo”. Contemporaneamente, la diseguaglianza fra ricchi e poveri è al suo picco storico. Nel 2010 la ricchezza cumulativa delle 388 persone più ricche della terra era pari al reddito cumulativo della metà più povera della razza umana. Nel 2014 il numero di persone la cui ricchezza combinata equivaleva alla metà più povera della razza umana era sceso a 80. Una simile disparità di reddito è insostenibile da tutti i punti di vista, anche da quello ambientale e della salute.
Infatti mentre milioni di occidentali soffrono di malattie collegate all’ipernutrizione e al consumo di carne, nei paesi sottosviluppati 8 milioni di bambini muoiono ogni anno per denutrizione e malnutrizione e centinaia di migliaia di esseri umani scappano (e spesso
muoiono) nel tentativo di sfuggire alla povertà e ai conflitti per l’accaparramento delle risorse naturali. Ecco perché Papa Francesco si riferisce a questa economia come “L’Economia che uccide”. (cit.http://www.edizpiemme.it/libri/papa-francesco-questa-economia-uccide). Ma bisogna capire che questa “Economia che uccide” è la conseguenza diretta del modello energetico basato sulla combustione di fonti energetiche fossili, un processo ad altissima entropia fisica e sociale e anche ad altissima intensità di capitali che ha concentrato la
ricchezza e il potere economico e politico nelle mani di pochissimi gruppi finanziari ed energetici globali. Parallelamente questa oligarchia fossile ha messo in atto strategie di controllo delle risorse appartenenti a paesi deboli tramite espedienti finanziari come l’indebitamento scientificamente pianificato e le logiche ultraliberiste ispirate alla scuola economica di Chicago (facente capo al prof. Milton Friedman), spacciate come verità assolute invece che come semplici opinioni. Le uniche verità inoppugnabili anche in campo economico sono le leggi della termodinamica e della biosfera, leggi che rivelano che l’energia solare è non solo la fonte più pulita ma anche la più potente: il sole irradia 470 exajoules di energia sulla Terra ogni 88 minuti, pari alla quantità di energia che gli esseri umani usano in un anno. Se potessimo sfruttare lo 0,1 per cento dell’energia solare che
raggiunge la Terra, avremmo una quantità di energia sei volte superiore a tutta l’energia oggi utilizzata nell’economia globale.
Sulla base di questa nuova consapevolezza sta emergendo un nuovo paradigma economico che si avvia a cambiare radicalmente il modoin cui organizziamo la vita economica sul pianeta; la Terza Rivoluzione Industriale, che rimette l’essere umano e i suoi bisogni (anziché la logica del profitto) al centro dell’economia. È importante capire che non si tratta solamente di un cambio di fonti energetiche; si tratta dell’emergere di una nuova coscienza biosferica, che fa percepire alla razza umana la Terra come una comunità indivisa, quella che Papa Francesco chiama nella sua Enciclica Laudato si’ “la casa comune”.
Stiamo cominciando a assumerci le nostre responsabilità di protettori degli ecosistemi planetari che supportano la vita. L’Unione Europea si sta imbarcando in un audace nuovo corso (L’Europa Digitale) che tra il 2015 e il 2020 mira a creare un mercato unico integrato ad alta tecnologia per il 21 mo secolo, in grado di unire i suoi 500 milioni di cittadini e 28 stati membri, rendendo l’Europa potenzialmente lo spazio commerciale più produttivo al mondo. La visione europea di una economia digitale green è stata abbracciata anche dalla Cina e altre nazioni in via di sviluppo su scala mondiale. L’economia digitale rivoluzionerà ogni settore commerciale, comporterà stravolgimenti nel funzionamento di quasi tutti i settori, porterà con sé nuove opportunità mai viste in passato, ridarà lavoro a milioni di persone, e creerà una società più sostenibile, basse emissioni di carbonio per mitigare il cambiamento climatico.
Ci sono intere regioni che stanno anticipando il cambiamento, come il Nord Pas de Calais in Francia, dove è stato creato un vero e proprio sistema amministrativo per governare la transizione a una economia post carbon a rifiuti zero e km
zero entro il 2050 (http://www.latroisiemerevolutionindustrielleennordpasdecalais.fr/). E siccome si tratta di un modello ad altissima intensità occupazionale e a più bassa intensità di capitali (all’opposto del modello fossile), sono già stati creati 20.000 posti di lavoro in un
anno (principalmente in pratiche di recupero della materia e di economia circolare), in perfetta sincronia con l’obiettivo di creare 165.000 posti di lavoro netti entro il 2050. In questa nuova economia digitale, ecosostenibile, circolare e condivisiva milioni di imprenditori privati collegati nell’Internet delle Cose possono utilizzare il Big Data e sistemi di analisi avanzati per lo sviluppo di algoritmi per accelerare l’efficienza, aumentare la produttività e ridurre drasticamente il costo marginale (il costo di produzione di un’unità aggiuntiva di un bene o di un servizio, dopo che sono stati ammortizzati i costi fissi di im-
pianto) di beni e servizi, rendendo le imprese europee più competi-tive in un emergente mercato globale post-carbon.
L’Internet delle Cose, che è in continua evoluzione, permetterà ad aziende convenzionali, così come milioni di prosumer, di generare e distribuire la propria energia da fonti rinnovabili, di usare veicoli elettrici e a idrogeno senza conducente, in servizi di car sharing automatizzati, e produrre una quantità crescente di prodotti fisici stampati in 3D a bassissimo costo marginale o a costo marginale quasi zero. Milioni di cittadini hanno già trasformato le loro case e le loro imprese in micro-impianti energetici distribuiti per produrre energia rinnovabile in loco, in una vertiginosa accelerazione dovuta, in gran parte, al crollo verticale del costo di tali tecnologie. I costi fissi di produzione dell’energia solare ed eolica sono precipitati secondo curve esponenziali per più di 20 anni, non diversamente dai prodotti informatici. Nel 1977, il costo di generazione di un singolo watt di energia solare era $ 76. Nel 2015, il costo è crollato a $ 0,36. Dopo che i costi fissi per l’installazione di impianti rinnovabili sono stati coperti il costo marginale dell’energia generata è quasi gratuito. A differenza dei combustibili fossili e dell’uranio per l’energia nucleare, che sono merci costose quotate sui mercati internazionali, il sole che batte sui tetti e il vento che accarezza gli edifici sono gratuiti e diffusi anche in Africa e nei paesi in via di sviluppo.
Oggi, i grandi monopoli elettrici non sono più gli arbitri esclusivi della produzione di energia. Negli ultimi anni, in tutta la Germania ad esempio, cittadini e piccole e medie imprese hanno creato cooperative elettriche che sono riuscite e garantirsi i finanziamenti tramite prestiti a basso tasso d’interesse per l’installazione di impianti di energia rinnovabile prodotta localmente. Oggi il 93% dell’elettricità verde tedesca viene generato da piccoli produttori associati in cooperative elettriche, mentre le quattro grandi società elettriche del paese producono meno del 7%. E questo modello non si limita all’energia. La convergenza dell’Internet dell’Energia Rinnovabile, quello della Comunicazione, e quello dei Trasporti Automatizzati e della Logistica in un unico sistema operativo diventa il cervello globale per l’infrastruttura cognitiva dell’Internet delle Cose mentre una nuova generazione di micro produttori sta cominciando a collegarsi alla nascente Internet delle Cose, tramite sistemi digitali di stampa 3D, il modello di produzione manifatturiera che accompagna l’economia dell’Internet delle Cose. Questa nuova piattaforma digitale cambia radicalmente il nostro
modo di gestire, dare energia, e provvedere alla mobilità dell’attività economica attraverso le differenti filiere a valore aggiunto e le reti che compongono l’economia globale. La piattaforma digitalizzata dell’Internet delle Cose è il cuore della Terza Rivoluzione Industriale.
Siamo all’alba di una nuova promettente era economica, con benefici di vasta portata per l’umanità. Ora è necessario un impegno globale per l’introduzione graduale della piattaforma dell’Internet delle Cose e per facilitare la transizione verso una società digitalizzata a costo marginale zero, se vogliamo scongiurare il catastrofico cambiamento climatico e creare una
società più prospera, più umana, ed ecologicamente sostenibile, come indicato autorevolmente anche da Papa Francesco.
(Angelo Consoli, presidente-fondatore del CETRI-TIRES, il
Circolo Europeo per la Terza Rivoluzione Industriale, è autore
del libro /manifesto Territorio Zero – Verso una società a emis-
sioni zero, rifiuti zero e km zero, scritto con il professor Livio de
Santoli, Responsabile per l’Energia dell’Università “La Sapien-
za” di Roma, e progettista dell’impianto fotovoltaico integrato
sulla sala Nervi in Vaticano)

Tratto dalla rivista Point Zero.

POINT Z.E.R.O. è il nuovo magazine trimestrale promosso e patrocinato dal Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori. Vuole essere un osservatorio privilegiato dal quale guardare quello che succede nel mondo dell’architettura sostenibile a 360° ed è interamente dedicata alla green building, col preciso compito di affrontare i temi della sostenibilità ambientale, sociale ed economica attraverso quei molteplici e complementari punti di vista che occorrono a un diverso e migliore rapporto tra l’uomo e l’ambiente. POINT Z.E.R.O. è una rivista interamente digitale, consultabile online all’indirizzo e-mail www.pointzerocnappc.it oppure su iPad e iPhone scaricando la App sull’ Apple Store.

 

 

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