Taranto, le sperimentazioni prima delle bonifiche (e la popolazione continua a soffrire)

Mentre i cittadini di Taranto rimangono alle prese con una delle più devastanti situazioni di inquinamento regalateci della seconda rivoluzione industriale, in terra pugliese vengono indetti concorsi immaginifici, buoni ad eludere anzichè risolvere il problema.
Ecco che la provincia di Taranto, utilizzando fondi pubblici, bandisce un concorso di idee che ha premiato un progetto intitolato “C.A.N.A.P.A – Coltiviamo Azioni per Nutrire, Abitare, Pulire l’Aria”. Così, invece di chiudere l’area a caldo e coprire i parchi minerari ILVA per abbassare l’inquinamento dell’aria e cominciare le fondamentali bonifiche del suolo e delle acque contaminate per risanare il territorio, si sceglie di sperimentare la coltivazione di una pianta che ha innegabili virtù e qualità, che abbiamo sottolineato ed esaltato in un articolo di Matteo Benetti, STORIA DELLA CRIMINALIZZAZIONE DELLA CANAPA E DEL SUO AUSPICABILE RISVEGLIO.
Ma il “risveglio” della canapa non può avvenire a spese della bonifica e della chiusura dell’ILVA che già tanta sofferenza umana e tanta devastazione ambientale ha inflitto ai tarantini. Se la sperimentazione diventa una scusa per portare avanti le cose a tutto vantaggio dei soliti interessi delle potenti famiglie industriali italiane e senza riguardo per i pressanti e gravi problemi ambientali in atto, allora non siamo d’accordo con la sperimentazione, almeno fino a quando non sia stato fatto tutto il possibile con i mezzi già disponibili e dall’accertata efficacia per ovviare ai danni all’ambiente e alla salute dei cittadini causati dalla folle corsa al profitto.
A supporto di quanto detto, vi invitiamo a leggere il seguente articolo, esauriente e documentato, a firma del professor Salvatore Centonze.
Angelo Consoli
Che le Province fossero enti “tutto fumo” un po’ lo si sapeva, ma che la Provincia di Taranto prendesse alla lettera questa affermazione è una inaudita novità.
Il progetto “C.A.N.A.P.A. – Coltiviamo Azioni per Nutrire, Abitare, Pulire l’Aria” è risultato primo in graduatoria del Bando “Officina di Idee in Terra Ionica” finanziato con fondi ministeriali e promosso proprio dalla Provincia di Taranto.
L’idea prevede di coltivare canapa a 1,5 km di distanza dall’Ilva sulla base di dati sperimentali che incoraggiano l’impiego di questo vegetale per la bonifica di suoli contaminati” facendo “analisi su semi, canapulo, foglie della pianta…”
Sarebbe un po’ come dare un’aspirina a un malato di cancro, senza operare direttamente sul cancro vero e proprio, ovvero la fonte inquinante, che dovrebbe essere prima chiusa per poi operare sulle bonifiche.
“Il passo successivo – prosegue il progetto C.A.N.A.P.A. – è la costituzione di una rete [cintura verde] di imprese agricole/agroalimentari nelle aree circostanti il centro siderurgico.” In leggera contrapposizione alla “cintura verde”, in uno scenario da natura morta viene evidenziata su YouReporter un’ordinanza della Regione che vieta il pascolo entro un raggio di 20 km attorno l’area industriale.
A Caffaro, l’equivalente bresciano dell’Ilva, “nei campi intorno al sito è vietata la coltivazione di cereali e la loro raccolta. Ma non solo: non è possibile tagliare un filo d’erba o coltivare l’orto, per evitare inalazione e contatto con gli inquinanti.”
Si spera che sull’Ilva di Taranto la Provincia e le altre istituzioni non “vendano fumo” (come dichiarò proprio Riva dopo un incontro con Vendola).
Per ora di certo c’è che dal Ministero/Dip. Della Gioventù, grazie ai bandi ProvinceGiovani (DONO in terra Jonica, Crea in terra Jonica, Officine delle Idee in terra Jonica) vinti dalla Provincia di Taranto, nonostante il non raggiungimento di un numero congruo di giovani partecipanti previsto sulla carta nei progetti, sono stati assegnati già centinaia di migliaia di Euro di soldi pubblici, spesi per promuovere idee come quella succitata.
Tra l’altro le province, come molti enti statali, generalmente non pagano in tempo e spessissimo con grave ritardo i fornitori o partner (in questo caso l’Università di Taranto), come si evince da uno stralcio di un Verbale del Consiglio del dipartimento jonico del 17 settembre 2013:

“A tale riguardo, il Direttore fa presente al Consiglio che, nonostante da piano finanziario risulti copertura di spesa per il coinvolgimento del personale tecnico amministrativo, si evidenziano serie difficoltà nell’anticipazione delle spese, derivanti dal ritardo nell’erogazione dei finanziamenti, come accaduto per il progetto CREA conclusosi a dicembre e per il quale ad oggi non è stata ancora erogata l’ultima tranche di finanziamento già anticipata dal dipartimento Jonico…e dà mandato al Direttore di avviare le procedure amministrative inerenti previa erogazione dell’ultima tranche del finanziamento del progetto CREA.”
fonte: uniba.it
In conclusione, oltre all’Ilva di Taranto, anche le province andrebbero chiuse o “bonificate” visto che non arrivano né i soldi né l’occupazione ventilata dalla “vocazione industriale” di queste cattedrali desertificanti, né tantomeno da questi bandi da centinaia di migliaia di Euro di risorse pubbliche che rischiano di rimanere “fumo negli occhi”.
Vorremmo sapere quale occupazione reale e non fumosa producono questi progetti tra i giovani della Provincia Jonica, visto che i dati ambientali – e (dis)occupazionali – sono davvero allarmanti.

Dott. Salvatore Centonze