La verità è nuda e liquida – di Daniele Esposito Paternò

 
Che cosa c’è nella nostra acqua? Ci sembra un liquido così naturale bello che non pensiamo a quello che nasconde. Non perché la nostra madre Terra sia “cattiva”, ma perché l’ignoranza dell’uomo e successivamente il suo egoismo hanno trasformato un bene prezioso ed essenziale della natura in un servizio orientato al puro profitto.

Purtroppo è la dura verità che anche l’Italia di oggi vive tutti i giorni, secondo per secondo. Non sono qui a scrivere i costi dell’acqua dovuti a municipalizzate controllate da enti privati quotati in borsa che comandano realmente il suo mercato, ma della sua qualità perché da essa possono dipendere tante cose. Sottovalutiamo i pericoli derivanti dall’acqua che se un tempo era bella da prendere con qualsiasi contenitore per dissetarsi, oggi è un insieme di composti chimici in forma liquida, che continua a dissetare, ma che purtroppo, per la presenza di mutageni e agenti cancerogeni che essa può contenere può recare danni irreparabili alle nostre vite ed anche alle vite delle generazioni a cui abbiamo dato seguito e a quelle che verranno.
Ecco perché in questo articolo voglio parlare del progetto “SepiAs” (1), il quale è stato presentato l’8 Maggio 2014 presso la sede centrale di Roma del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR). Tale progetto è stato esposto attraverso una pubblicazione scientifica che raccoglie i risultati. Lo studio è stato coordinato dall’IST. di fisiologia clinica del CNR ed è stato pubblicato sulla rivista “Epidemiologia & Prevenzione”.

L’Arsenico che è un semimetallo può essere sia di origine naturale che antropica (2). L’International Agency for Research of Cancer (IARC), ha classificato il semimetallo nel “Gruppo 1”, ovvero Cancerogeno per l’uomo. Ci sono diversi studi e pubblicazioni che hanno determinato la cancerogenicità dell’As nell’acqua, ma questi hanno sviluppato delle conclusioni “solo” per le esposizioni continue ad una concentrazione base uguale o superiore a 150µg/L. Così come riporta lo studio del CNR l’ingestione di acqua con presenza di As a tali concentrazioni può essere causa di una serie di patologie:” lesioni cutanee(iperpigmentazione, melanosi, cheratosi), problemi all’apparato respiratorio (tosse cronica, respiro corto, bronchite), effetti sul sistema nervoso (neuropatie, disordini neurocomportamentali, perdita di memoria, basso quoziente intellettivo, disturbo della attenzione), cancro in numerosi organi (pelle, polmone, vescica) ed effetti sul sistema riproduttivo (complicazioni durante la gravidanza, anomalie fetali, parto prematuro, basso peso alla nascita),oltre a patologie cardiovascolari e diabete”.

Purtroppo però così come sopra citato, gli studi fino ad’ora svolti sono per lo più basati su alte concentrazioni. Ecco perché il CNR ha avviato uno studio sul territorio tenendo conto dell’esposizione all’As a basse e medie concentrazioni. “Si è ritenuto interessante” si legge nella pubblicazione del CNR “svolgere questo studio in aree caratterizzate da contaminazione da arsenico di origine prevalentemente naturale e in aree caratterizzate da contaminazione da arsenico di origine antropica. Con questo proposito sono state identificate per lo studio SEpiAs le aree del monte Amiata e del Verbano, quest’ultima sostituita successivamente con quella del Viterbese per motivi di criticità organizzativo-gestionali: queste aree sono caratterizzate da contaminazione dei terreni e delle acque. Le aree di Taranto e Gela sono invece caratterizzate dalla presenza di impianti industriali, per alcuni dei quali sono riportati dati di emissione di arsenico nelle acque e nell’aria (European Pollutant Release and Transfer Register – EPER, http://prtr.ec.europa.eu/). L’area di Gela era già stata coinvolta nel periodo 2008-2009 nello studio di biomonitoraggio umano Sebiomag. Sono stati selezionati quindi i Comuni di Civita Castellana eRonciglione (Viterbo), il Comune di Abbadia San Salvatore (Amiata), il Comune di Taranto, i Comuni di Gela, Niscemi e Butera”.

Prima della stesura dei risultati delle aree del territorio italiano, il CNR ha estrapolato gli studi effettuati e pubblicati sulla rivista Pub Med fino al 2013. La caratteristica degli studi presi in esame è che riguardano la sola acqua potabile con concentrazioni di Arsenico ?150 µg/L . Con la stessa metodologia è stato effettuato il Bio Monitoraggio Umano (BMU) dal CNR nei territori interessati.

Dagli studi estrapolati dalla rivista Pub Med sono stati riscontrati risultati discordanti a secondo della zona presa in esame. Questo è attribuibile soprattutto alla durata del BMU. Infatti il bio accumulo dei vari agenti, in questo caso l’As nelle acque potabili , presenti nel pianeta sia di origine naturale che di origine antropica hanno bisogno per “scatenare” i loro effetti più terribili ai vari organi, di diversi anni di incubazione preceduti da diversi periodi di ingestione. Per questo motivo seppur con dati importanti gli studi fino ad ora fatti sull’As presente nell’acqua potabile con concentrazioni ?150µg/L sono significativi ma non indicativi perché non c’è stato un vero studio epidemiologico. L’importanza di SEpiAS è che è stato avviato uno studio epidemiologico, il quale per avere una valenza dovrà essere prolungato. Solo così si potranno avere dei dati realmente indicativi.

“Sono stati campionati in modo casuale e stratificati per area, sesso e classi di età 271 soggetti (132 maschi) tra i 20 e i 44 anni. Con interviste mediante questionario sono state raccolte informazioni a livello individuale sulla storia residenziale, sullo stato socioeconomico, sull’esposizione ambientale e occupazionale, sullo stile di vita e sulle abitudini alimentari”. Inoltre, gli individui che hanno partecipato allo studio sono stati sottoposti ad esami del sangue e delle urine e alla misura non invasiva di parametri clinici cardiovascolari.

Si è riscontrato che le zone di Gela e Taranto, città industrializzate, hanno una concentrazione di As nell’acqua superiore rispetto agli altri territori presi in esame. Avere una presenza massiccia di As nelle acque di falda diventa di fatto un fattore di rischio per la popolazione in quanto, le piante presenti nei suoli soprastanti le falde contaminate assorbono il semimetallo e di conseguenza la catena alimentare viene compromessa esponendo le popolazioni a seri rischi sanitari che potrebbero interessare patologie sia cancerogene che non cancerogene.

  • La città di Taranto, così come riporta lo studio SepiAS è caratterizzata da vari impianti industriali:
_ un impianto di raffinazione;
_ un cementificio;
_ un inceneritore (Massafra);
_ diverse centrali elettriche;
_ i cantieri navali;
_ un porto mercantile;
_ l’arsenale militare;
_ lo stabilimento siderurgico ILVA comprendente la produzione di coke, con vasti depositi minerari localizzati a ridosso dell’abitato cittadino.

La presenza di As nell’acqua e nell’aria del territorio, secondo quanto dichiarato dalla INES/EPTR (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti/Europe Pollutant Releaseand Transfer Register) riporta un quadro del territorio compromesso con una massiccia presenza di As ma con un trend opposto e riguardate gli anni 2003-2010: a partire dal 2006 la concentrazione di As nell’aria è aumentata mentre quella nell’acqua ha avuto un trend negativo. Un dato veramente significativo è che le emissioni di As dell’intera regione Puglia provengono per il 70%-100% dalla Provincia di Taranto. Il biennio 2011-2012 ha fortunatamente portato dei dati confortanti sulla presenza di As nell’acqua e nell’aria.

  • I comuni di Gela, Niscemi e Butera (SIN) così come riportata lo studio SEpiAS sono caratterizzati dai seguenti impianti industriali:
_ Syndial Spa (ex Agricoltura Spa in liquidazione, ex Enichem);
_ EniMed, EniMediterranea Idrocarburi Spa (ex ENI – Divisione Exploration & Production, ex Agip mineraria);
_ Raffineria di Gela Spa (ex AGIP);
_ ISAF (Industria Siciliana Acido Fosforico SpA in liquidazione);
_ Polimeri Europa Spa (ex Enichem).
Di questi, solo EniMed, Raffineria di Gela e Polimeri Europa hanno impianti in attività.
Le aree pubbliche all’interno del SIN sono:
_ il Biviere di Gela;
_ l’area marina;
_ i tratti terminali dei torrenti Gattano, Acate e del fiume Gela;
_ la discarica Cipolla.

Nelle aree in oggetto sono stati riscontrati, prendendo come riferimento il dato regionale 2001 e quello di 18 comuni limitrofi, un eccedenza di mortalità per tutte le cause:
_ tumore dello stomaco tra i maschi;
_ tumore della trachea, dei bronchi e del polmone tra le femmine
_ tumore della trachea, dei bronchi e del polmone tra le femmine
_ morbo di Hodgkin tra le femmine;
_ malattie ischemiche del cuore tra le femmine;
_ malattie;
_ sintomi, segni e stati morbosi mal definiti;
_ traumatismi e avvelenamenti tra le femmine.

Le analisi dimorbosità per il periodo 2007-2011 hanno rilevato eccessi per:
_ tutte le cause;
_ malattie infettive e parassitarie;
_ tutti i tumori;
_ tumore dello stomaco tra i maschi;
_ tumore della pleura tra i maschi;
_ tumore del sistema nervoso centrale tra le femmine;
_ mieloma multiplo tra i maschi;
_ diabete mellito tra le femmine;
_ malattie del sangue e degli organi ematopoietici;
_ malattie psichiatriche;
_ malattie del sistema nervoso;
_ malattie del sistema circolatorio;
_ malattie ischemiche del cuore;
_ malattie cerebrovascolari;
_ malattie dell’apparato;
_ asma (0-14 anni) tra i maschi;
_ malattie acute dell’apparato respiratorio;
_ malattie croniche dell’apparato respiratorio tra i maschi;
_ asma tra i maschi;
_ malattie dell’apparato digerente;
_ malattie dell’apparato urinario;
_ nefrosi tra le femmine;
_ insufficienza renale;
_ sintomi, segni e stati morbosi mal definiti;
_ traumatismi e avvelenamenti.

È impressionante l’eccedenza di tutte le malattie appena riportate e lo è ancora di più ciò che scrive il CNR quando in poche parole presenta il territorio appartenente al SIN di Gela, Niscemi e Butera: “ Le sostanze pericolose presenti nell’acqua sotterranea, che mostrano elevati superamenti dei limiti normativi, sono prevalentemente metalli pesanti (arsenico, mercurio, nichel, manganese, ferro, piombo, alluminio, cobalto, selenio, vanadio, cadmio, manganese, ferro, cromo), idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e composti alifatici clorurati cancerogeni e BTEX (benzene, toluene, etilbenzene e xileni). L’arsenico ha mostrato concentrazioni massime fino a 25.000 volte il limite normativo”.

  • I comuni di Civita Castellana e Ronciglione sono caratterizzati da presenza di As nelle acque sia di origine naturale che di origine antropica. I rilevamenti fatti dall’ARPA Lazio nel periodo 2005-2010 portano alla luce una presenza di As nelle acque con una media che varia tra i 20µg/L e i 71µg/L. Secondo quanto scrive il CNR tenendo in riferimento i comuni del Viterbese con concentrazioni ?a 10 µg/L si riscontra un eccesso di:
_ malattie respiratorie, in particolare per le BPCO;
_ tumore del polmone.
Per il comune di Civita Castellana e di:
_ malattie del sistema circolatorio;
_ malattie ischemiche del cuore;
_ malattie respiratorie;
_ BPCO;
_ diabete;
_ tumori maligni del polmone;
_ tumori maligni della vescica
per il comune di Ronciglione.

  • Per quanto riguarda il comune di Abbadia San Salvatore si parte dal presupposto che la presenza di As nelle acque di falda ha fatto si che il comune in questione ha dovuto richiedere all’Europa di andare in deroga alla Direttiva 98/83/CE attuata nella nostra legislazione attraverso il DLgs 31/2012. Nel Doc. presentato dal CNR attraverso SEpiAS viene evidenziato come il comune “colpito” dalla presenza di As di origine naturale abbia fatto fronte al pericolo di Bio accumulo installando impianti specifici per la “diluizione” e abbattimento di As nell’acqua.
Così come si evince dal testo il territorio di Abbadia San Salvatore “Le analisi dimortalità (2000-2006), effettuate nell’ambito del Progetto geotermia, (Studio geotermia. Progetto di ricerca epidemiologica
sulle popolazioni residenti nell’intero bacino geotermico toscano, 2010), sono state aggiornate da ARS fino al 2009 e rivelano eccessi per”:
_ malattie infettive e parassitarie tra i maschi;
_ tutti i tumori tra i maschi
_ tumori maligni della prostata (SMR=166,1);
_ malattie del sistema nervoso tra i maschi;
_ malattia ipertensiva tra le femmine;
_ malattie dell’apparato respiratorio tra i maschi;
_ malattie respiratorie acute tra i maschi;
_ polmonite tra i maschi;
_ pneumoconiosi tra i maschi;
_ malattie dell’apparato digerente tra le femmine;
_ insufficienza renale acuta e cronica tra le femmine;
_ traumatismi e avvelenamenti tra le femmine.

L’Environmental Protection Agency (EPA) considera l’As un inquinante prioritario a causa della sua tossicità verso un ampio spettro di organismi anche a livello di tracce e stabilisce il limite massimo della presenza di questo elemento (maximum contaminant level – MCL) nelle acque potabili a 0,010 ppm. L’Unione europeaha fissato tale livello protettivo a 10 ?g/L. Nel 2010 la Commissione scientifica sui rischi per la salute e perl’ambiente (Scientific Committee on Health and Environmental Risks – SCHER), analizzando le deroghe della direttiva 98/83/CE sulle acque destinate al consumo umano e basandosi su una metanalisi di dati epidemiologici, ha affermato che il rischio di tumore diminuisce rapidamente in modo più che proporzionale al calare della dose/concentrazione di arsenico. La tossicità delle forme organiche trivalenti MMA(III) e DMA(III) è riconosciuta da tempo in individui esposti ad arsenico inorganico. La metilazione dell’arsenico inorganico non costituisce infatti un meccanismo di detossificazione bensì di bioattivazione,che ne aumenta la tossicità.

Lo studio SEpiAS conclude affermando che i dati rilevati sono importanti ma non indicativi, in quanto, così come esposto precedentemente, uno studio sul BMU nel medio e lungo tempo non esiste. Nonostante ci ritroviamo nel 2014 la strada per una buona Prevenzione Primaria è ancora lontana e ne è testimone lo studio sotto osservazione sull’As. Nonostante questo, tenendo in considerazione il progetto specifico in oggetto del CNR, è comunque un dato positivo aver iniziato un monitoraggio, il quale per non risultare in futuro un buco nell’acqua dovrà essere prolungato. Dovranno essere prese in considerazione anche l’avvio di azioni tese per il miglioramento della qualità delle acque così come è avvenuto nel comune di Abbadia San Salvatore e che invece non è avvenuto nel territorio gelese nonostante questo fosse da un ventennio dichiarato come Sito di Interesse Nazionale.

L’attuazione di una buona Prevenzione Primaria attraverso bonifiche mirate, l’installazione di impianti per l’abbattimento delle sostanze pericolose per l’uomo e l’avvio di un serio rinnovamento energetico rivolto verso una reale Terza Rivoluzione Industriale (TRI), così come ha dimostrato lo studio presentato dal CNR in collaborazione con la”London School of Hygiene and Tropical Medicine, Department of Health Research Services, London UK” nel 2011, non solo favorisce la soppressione delle varie malattie e morti associabili all’inquinamento, in più favorisce: occupazione, competitività sui mercati Internazionali e Intercontinentali e l’abbattimento delle spese da parte dello Stato su tutto ciò che gira intorno alle emergenze sanitarie causate dall’inquinamento.

Sono un cittadino di Gela, una Città che una volta era industrializzata e che oggi paga il conto del non rispetto del proprio territorio. Ho visto piangere tante mamme, tanti padri, tanti figli e io ho pianto per amici e parenti. Non è che l’acqua e l’As sono gli assoluti protagonisti di un disastro epidemiologico come quello che vivono le città occupate selvaggiamente da raffinerie, cementifici, petrolchimici e acciaierie. Però che facciano parte dei mali essendo di fatto delle concause è dato certo.

La domanda che mi faccio è: davvero un posto di lavoro, una mazzetta, un pacchetto di voti per diventare Sindaco, Governatore della Regione, Deputato, etc, possono valere il calvario di un solo individuo colpito da una malattia dovuta all’inquinamento? Coloro che dettano le regole e coloro che le dovrebbero fare rispettare hanno mai visto un ragazzo di 30 anni che si spegne tra le lacrime della madre? Hanno mai visto una madre vedere il proprio figlio, la propria vita, nascere morti? Hanno mai visto il terrore negli occhi di coloro che tra un ciclo di chemio e un altro non hanno neppure la forza di piangere e chiedere aiuto a Dio?

In Europa è stato concepito quello che io chiamo un “progetto di vita”: Il Principio di precauzione.
Se il Principio di precauzione, principio fantastico e “umano”, sul quale ogni ente pubblico dovrebbe basare la propria politica non è solo un art. della legge (italiana) 152/06 da derogare sistematicamente, magari salvando di fatto coloro che hanno inquinato i suoli,le acque e l’aria in date precedenti al 2007, lo Stato italiano dovrebbe fare più sforzi affinché l’intero territorio possa svilupparsi tutelando la salute pubblica!

Daniele Salvatore Esposito Paternò, esperto di reati ambientali del Cetri-Tires
Note:
1 “Sorveglianza Epidemiologica in aree interessate da inquinamento ambientale da Arsenico di origine naturale o antropica”
2 L’antropizzazione (dal greco ànthr?pos uomo) in geografia ed ecologia è l’insieme degli interventi dell’uomo sull’ambiente naturale, con lo scopo di trasformarlo o adattarlo, o anche alterarlo. http://it.wikipedia.org/wiki/Antropizzazione