Marco Sambati e Simone Bernardini sulla figura dell’Energy Manager e sulle opere di efficienza energetica degli edifici

 
Vi proponiamo un estratto dell'articolo scritto per il sesto numero di Foro Europa dal membro del nostro Comitato Scientifico Marco Sambati in collaborazione con l'architetto Simone Bernardini. L'articolo elabora una proposta che agevoli l'inserimento della figura dell'Energy Manager nella Pubblica Amministrazione
: il testo integrale può essere letto scaricandolo da questo link.
 
Buona lettura!
 
Il contesto nazionale ed internazionale di questi ultimi anni è particolarmente difficile ed incerto e la crisi economica ha investito tutte le economie occidentali; nello stesso tempo lo sviluppo di altre regioni del mondo sta esercitando un sempre maggiore squilibrio sui prezzi delle materie prime, tra cui quelle energetiche, con danni evidenti all’equilibrio ambientale. 
 
In un contesto economico incerto per la scarsità di risorse energetiche, lo sviluppo di energie rinnovabili e la promozione dell’efficienza energetica rappresenta lo strumento più economico per l’abbattimento delle emissioni, scelta peraltro perseguite dalla nuova strategia energetica nazionale.
 
L’attuale consumo di energia in Italia è pari a circa 130 MTep in termini di consumi finali di energia; di questi il calore rappresenta la quota più importante con il 45% del totale, seguito dai trasporti, con poco più del 30% ed infine da quelli elettrici; guardando agli usi dal punto di vista settoriale, il residenziale rappresenta il 23% dei consumi totali.
 
In Italia, un edificio costruito secondo standard di efficienza energetica consente una riduzione dei consumi fino al 70% di un edificio tradizionale.

Negli ultimi anni con gli interventi che si sono susseguiti a partire dal 2007 (certificati bianchi, detrazioni fiscali al 55%, ecc.) si è riusciti a ridurre di circa 4 Mtep/annuo il consumo di energia finale, ma molto resta ancora da fare se si vuole raggiungere gli ambiziosi obiettivi al 2020. In questo senso, esiste una legge, la n. 10 del 9 gennaio del 1991, che ha introdotto nell’ordinamento giuridico, al fine di un uso più razionale dell’energia, del risparmio energetico e dell’uso delle fonti rinnovabili, la figura dell’Energy Manager.
 
Tale figura risulta obbligatoria per tutti i soggetti operanti nel settore industriale, civile, terziario e dei trasporti con consumi energetici superiori a 10.000 tonnellate equivalenti di petrolio per il settore industriale ovvero 1.000 per tutti gli altri settori. La normativa individua anche le possibili azioni, interventi e procedure per promuovere l’uso più razionale dell’energia, attraverso la predisposizione di bilanci energetici.
 
La legge esiste ma la sua applicazione è poco diffusa in conseguenza sia dell’assenza di concreti strumenti operativi, sia anche per l’assenza di sanzioni in caso del mancato rispetto di tale figura all’interno dei soggetti obbligati. Tale obbligo è stato esteso anche a tutti gli enti locali (regioni, province, comuni, comunità montane, ecc.) che hanno consumi energetici superiori a 1.000 Tep, ma allo stato attuale sono pochissime le amministrazioni pubbliche che si siano dotate di tale figura professionale.
 
ENERGY MANAGER ED ESPERTO IN GESTIONE DELL’ENERGIA
L'Energy Manager assume la posizione professionale di consulente della struttura, sia essa pubblica che privata, non essendo previste specifiche e dirette responsabilità gestionali; il compito dell’ energy manager è quello di individuare delle azioni, degli interventi e delle procedure necessarie per promuovere l'uso razionale dell'energia, nonché nella predisposizione dei bilanci energetici in funzione anche dei parametri economici e degli usi finali.
 
L'Energy Manager ha perciò il compito di supporto al decisore in merito all'effettiva attuazione delle azioni e degli interventi proposti; affinché l'Energy Manager possa svolgere questi compiti, occorre che l'incarico venga conferito in via ufficiale e che i responsabili delle varie sezioni dell'impresa o dell'amministrazione siano informati di questa iniziativa.
 
Non necessariamente l’Energy Manager deve far parte della struttura dell’Organismo che lo nomina, anche se ciò è preferibile qualora esista un’idonea competenza professionale interna. La legge 10 del 9 Gennaio 1991 rilancia il tema dell'efficienza energetica in Italia, dedicando l'articolo 19 alla figura del Responsabile per la Conservazione e l'Uso Razionale dell'Energia.

ALTRA MISURA: DEFISCALIZZAZIONE COSTI CONSULENZA ENERGY MANAGER E CIRCOLARE MINISTERO AMBIENTE 
Un altro strumento di incentivazione per accelerare l’introduzione della figura dell’Energy Manager nell’ambito delle imprese private è quello della defiscalizzazione del costo della consulenza, al pari di quello che già interviene per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici e degli impianti.
 
Nel caso specifico la detrazione fiscale del 50% però dovrebbe essere recuperata nell’arco di 3 anni al fine di dare alle aziende maggiore incentivo all’assunzione di tale figura professionale e soprattutto sarebbe necessario un piano di risorse da destinare alla copertura di tale strumento di almeno 5 anni, per garantire continuità ad un’attività, quella del risparmio energetico, che va pianificata nel tempo e non può essere fatta in via occasionale.
 
Al fine però di incentivare costi non realmente destinati all’obiettivo del risparmio energetico, la detrazione fiscale dovrebbe essere legata o ad un audit energetico che individui le azioni, gli interventi e le procedure necessarie per promuovere l'uso razionale dell'energia e parallelamente che vengano rendicontati gli interventi di risparmio energetico oggetto del piano; in questo caso si potrebbe prevedere anche un parziale recupero del costo dell’audit.
 
Diversamente, in assenza di un audit, l’impresa dovrà fornire un piano delle azioni che intende promuovere per un aumento dell’efficienza energetica, a cui dovrà far seguito le diverse azioni; in questo caso si potrebbe prevedere anziché una detrazione del 50%, una ridotta al 30%, considerato che le due attività hanno una valenza molto diversa.
 
Per quanto concerne invece le pubbliche amministrazioni, si potrebbe prevedere l’emanazione di una circolare da parte del Ministero dell’Ambiente diretta all’obbligo per tutte le p.a. alla redazione di un piano energetico al fine di rilevare i consumi di energia di tutti o parte degli edifici pubblici e definisca, attraverso un piano energetico, le azioni di efficientamento da intraprendere; l’esempio da seguire è quello del Piano di azione per l’energia sostenibile (PAES), il documento previsto nell’ambito dell’accordo del Patto dei Sindaci per la riduzione delle emissioni di CO2, prevede l’adozione di comportamenti energeticamente responsabili e delle misure e dei progetti concreti per l’aumento del ricorso all’utilizzo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica.
 
Partendo quindi dall’esperienza del Patto dei Sindaci, si potrebbe prevedere di facilitare la predisposizione e l’adozione di tali piani, attraverso l’assunzione della figura dell’Energy Manager.
 
L’emanazione di una circolare da parte del Ministero dell’Ambiente relativa all’introduzione della figura dell’Energy Manager, darebbe infine anche maggiore e più efficace applicazione delle direttive contenute nel decreto sulle rinnovabili termiche all’interno delle pubbliche amministrazioni, non solo nella fase inerente la diagnosi energetica precedente l’intervento di efficientamento, ma anche nella fase esecutiva e quella a consuntivo durante la quale è necessario il rilascio dell’attestato di certificazione energetica, con il quale si valutano costi e benefici dell’intervento, sia in termini economici che energetici, e sia altresì viene certificata la prestazione e la classe energetica raggiunta post operam.