NO CAP – Musica ed attivismo contro il Caporalato


manifesto musica nocapOgni anno centinaia di immigrati vengono sfruttati dalla malavita come manovalanza in nero nei campi agricoli italiani, con turni di lavoro massacranti e sottopagati. Si tratta del fenomeno purtroppo molto diffuso del caporalato.

Il CETRI-TIRES, in collaborazione con Finis Terrae, con la Regione Puglia, la provincia di Lecce e la città di Nardò, che ha ospitato l’evento, ha organizzato nel 2011 “NO CAP, iniziativa di solidarietà attiva contro il caporalato”, sponsorizzata da CGIL Fisac di Lecce e patrocinata dalla CGIL e dalla CGIL Flai del capoluogo pugliese.

Il CETRI-TIRES intende continuare quest’anno le azioni della campagna anti-caporalato, iniziata a Nardò l’estate scorsa con il concerto NO CAPil relativo CD che rimane uno strumento importantissimo per mantenere accesa l’attenzione sul problema.

Questo CD rappresenta la testimonianza di una grande notte di musica che ebbe luogo il 24 agosto 2011 in segno di solidarietà verso gli immigrati della Masseria Boncuri di Nardò.

Al concerto hanno partecipato vari artisti, pugliesi e non, e l’evento ha visto anche la partecipazione straordinaria di Eugenio Bennato, tradizionalmente molto vicino alle problematiche dei migranti.

L’evento si tenne sotto la direzione artistica del presidente del CETRI-TIRES Angelo Consoli, “prestata soprattutto come vacanza d’impegno civile e testimonianza”, a detta dello stesso Consoli.

L’idea è quella di fare di questo evento un appuntamento annuale dell’estate salentina, conferendogli funzioni molteplici  e completamente diverse da quella, pur meritoria, di sola solidarietà, che ebbe il concerto dell’anno scorso.

“LA FESTA DEL RACCOLTO”

Il “concept” dell’evento insisterà su quattro aspetti in particolare:

1) IL BENVENUTO DELLA POPOLAZIONE AI MIGRANTI AGRICOLI
Il concerto deve diventare una occasione di festa come la notte della Taranta, ma molto più legato al ciclo agricolo e deve diventare un appuntamento non di lotta, ma di benvenuto per i lavoratori migranti all’inizio della stagione del pomodoro.
Nardò accoglie i suoi braccianti migranti e “vaganti”, (perchè seguono i cicli di maturazione dei prodotti agricoli e si spostano di conseguenza).
Così i lavoratori escono dall’ombra, viene conferita legalità e dignità al loro lavoro e si accendono i riflettori sul campo di Boncuri rendendo più difficile l’intervento dei caporali. Legalità, dignità ma anche identità!

2) L’INCONTRO FRA LE CULTURE
Questo aspetto è altamente simbolico. Tutti questo ragazzi sono giovanissimi e provengono da terre con forti tradizioni ritmiche e musicali. Il loro arrivo a Nardò dovrebbe rappresentare anche una occasione di incontro fra le culture musicali e teatrali dei loro Paesi (Senegal, Tunisia, Sudan, Marocco etc).
La manifestazione  diventerà una vera e propria rassegna di musica mediterranea e l’incontro fra le culture nobiliterebbe e valorizzerebbe questi ragazzi, sdoganandoli agli occhi della popolazione e dei media dal loro ruolo di “forzati del pomodoro”, “schiavi dell’anguria”, braccia anonime e senza una storia e una identità. Questo è già successo in parte l’anno scorso quando il cantante arabo di Eugenio Bennato galvanizzò i ragazzi che parlavano l’arabo, o il rap in inglese coinvolse i migranti di lingua inglese.
Per una notte si riscoprirono ragazzi di vent’anni insieme ad altri ragazzi di vent’anni,ciascuno con le sue radici culturali, la sua identità.
Se adeguatamente organizzata, la  “Festa del raccolto” di Nardò potrebbe dunque comprendere artisti non solo pugliesi ma da tutti i paesi da cui vengono questi ragazzi.

3) LA FILIERA DEL PRODOTTO AD ALTO VALORE AGGIUNTO CON LO SLOW FOOD
Non va dimenticato che il fattore principale per abbattere il Caporalato è nella volontà delle aziende di smettere di servirsene. Per coinvolgere le aziende bisognerebbe offrire loro un aiuto sul piano della valorizzazione e collocazione dei loro prodotti. Con l’aiuto dell’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari e dell’AIAB (Associazione Italiana Agricoltura Biologica), ed il contributo di tutti i sostenitori, dai normali cittadini ad esponenti di spicco, la manifestazione può trasformarsi anche in un appuntamento eno-gastronomico per valorizzare i prodotti locali e permetterne una diffusione migliore ma nella legalità dei rapporti di lavoro e nella trasparenza.

Carlo Petrini, con il quale il CETRI ha elaborato le linee guida Slow Food per la decarbonizzazione dell’agricoltura, si era già occupato della questione Caporalato con un articolo comparso su Repubblica ad agosto scorso.
Petrini è stato il primo a dare risonanza nazionale alla lotta di Yvan e dei suoi fratelli contro il caporalato, in cui paragonava Yvan a Di Vittorio, e prometteva anche di interessarsi per aiutare gli agricoltori pugliesi ad affrancarsi dal Caporalato conferendo maggior valore aggiunto ai loro prodotti creando le filiere di trasformazione, e a trattare questi ragazzi in modo dignitoso.
La disponibilità di Carlo Petrini e dello Slow Food rimane confermata anche per quest’anno.
Tra le nuove idee venute alla luce quest’anno c’è anche la creazione di stand enogastronomici basati sui prodotti che maturano in questo periodo nella zona. Gli imprenditori verrebbero incoraggiati a uscire dalla pigrizia mentale che gli fa esportare anno dopo anno prodotti “sulla pianta” a bassissimo valore aggiunto, e a investire invece in industrie della trasformazione che potrebbero rifornire il ricco mercato degli alberghi e dell’enogastronomia turistica del Salento. Assurdo pensare che in tutta la Puglia non si trovi un cartone di succo d’anguria, mentre a Amburgo, o a Copenhagen si. O che non si facciano dolci alla gelatina di anguria come in Sicilia, o gelati al melone locale come a Roma. Lo Slow Food , l’AIAB, lo IAM-Bari, possono aiutare la CGIL  a invertire questa tendenza.

4) UN SOSTEGNO ALLA LOTTA DEL SINDACATO PER FAR EMERGERE IL LAVORO NERO
Il CD della manifestazione dello scorso anno è stata la fiammella che è rimasta accesa sulla questione anche quest’anno. Infatti la CGIL ha organizzato delle liste di prenotazione e sta pensando di aiutare questi ragazzi a costituirsi in cooperativa di lavoro. Questo più ambizioso obiettivo è difficilmente raggiungibile in un anno, data la natura stagionale del lavoro, ma ci si può arrivare, specie se si creano le filiere di trasformazione collegate al settore ricettivo locale. Lo Slow Food insiste molto sul KM zero. Inoltre (e questo è proprio lo specifico aspetto energetico del progetto) si potrebbero creare impianti energeticamente modernissimi con refrigerazione solare, irrigazione fotovoltaica, mini-biodigestori anaerobici, calore di processo solare per la trasformazione, macchinari a idrogeno, etc.
Questo renderebbe meno efficaci le minacce dei caporali, che per loro natura attecchiscono solo in un contesto arretrato e medioevale, e mal si concilierebbero con tanta modernità.
Al tempo stesso si metterebbe fine a un’altra vergogna, qualla dello spreco delle risorse alimentari, nella più solare legalità di rapporti con i lavoratori che quelle risorse raccolgono. Contemporaneamente, oltre ai concerti di sera, di giorno si potrebbero organizzare delle conferenze internazionali a Nardò con presidi slow food che potrebbero organizzare (sempre con AIAB e IAM) una  “borsa” dell’anguria o del pomodoro,con operatori internazionali, e con percorsi e iniziative gastronomiche locali. E dei workshop sulle filiere (ad esempio un workshop sulla gelatina di melone, uno sulla passata di pomodoro etc a cui potrebbero partecipare i ragazzi del Camping della Fratellanza, mentre i migranti lavorano).
In conclusione, l’obiettivo è far uscire la  manifestazione dagli angusti vincoli organizzativi dettati dall’emergenza e farla diventare fisiologica al ciclo agricolo locale invece che patologica (contro i caporali).

Il caporalato è un serpente la cui testa va schiacciata con la grazia indifferente delle madonne di gesso delle nostre chiese ed ospedali, con un non violento sorriso sulla bocca!

Le cause dell’immigrazione clandestina
Questo è l’ennesimo articolo in cui la stampa invece di affrontare la questione dell’immigrazione in modo seria fa solo scoop e clamore. L’immigrazione clandestina è una questione complessa che non possiamo affrontare con una semplice denuncia o aprendo un corridoio umanitario o semplicemente limitandosi a bloccarla nei luoghi di partenza. Per capire e contrastare in modo efficace tale fenomeno (benché non essendo contrario agli spostamenti degli individui senza nessuna forma di vincoli) bisogna entrare in fondo alle problematiche. I motivi per i quali queste persone immigrano sono essenzialmente tre e per ordine ritroviamo le guerre,i motivi economici e sociali e le persecuzioni. Analizzando questi motivi uno per uno i primi tre paesi di provenienza di questi immigrati sono la Siria,la Libia e l’Eritrea tutti i tre sono paesi in guerra,guerre molto spesso fomentate dalle potenze occidentali e che fanno il bello delle industrie delle armi. Il 50% delle armi utilizzate in queste zone di conflitto sono fabbricate in occidente il 30% in Russia,il 10% in Cina e il resto sono fabbricazioni artigianali.
Quando si fabbricano gli F35 o tutt’altro modello per essere utilizzati in Afghanistan,in Pakistan o in Libia è prevedibile che ci siano afflussi di migranti. L’esempio più eclatante è quello Libico da quando gli occidentali hanno deciso di far la guerra a questo paese per motivo di liberarlo da un dittatore tirannico era attendibile un incremento del flusso migratorio. Queste guerre hanno come scopo di renderli sempre più dipendenti della loro economia. Le potenze occidentali molto spesso impongono governi che non rispondono più alle popolazioni ma ai loro mandanti avendo così il via libera allo sfruttamento delle risorse lasciando le popolazioni alla miseria e costringendogli ad immigrare. Le politiche energetiche industriali non sono del resto senza conseguenza sui fenomeni migratori,esse inquinano il pianeta con conseguenze devastanti sul clima,l’ambiente e l’agricoltura affamando sempre di piu le popolazioni locali. I rapporti commerciali sono molto spesso a vantaggio dei paesi occidentali e questo non favorisce la loro crescita.

Possiamo senza dubbio affermare che l’immigrazione clandestina è il frutto delle politiche occidentali iniziate dal medioevo ad oggi con le politiche neo liberesti a loro vantaggio passando dall’epoca coloniale che vede l’Italia con le sue truppe distruggere un’intera zona come quella della corna d’africa con paesi tali l’Etiopia,la somali,l’eritrea pioniere dell’immigrazione clandestina. Quindi l’immigrazione clandestina si attenuerà se si cambiassero le politiche attuali che creano tante inegualità nel mondo. Da l’altra parte bisogna capire che l’immigrazione è uno dei più vecchi fenomeno al mondo che fa parte della nostra esistenza e di cui è difficile contrastare. Dobbiamo costruire un mondo che consenta a tutti,a prescindere di raggiungere il benessere
Yvan Sagnet


Link e Documenti:

Da: IlfattoQuotidiano: Rosarno, meeting su legalità. Migrante: “Caporalato sistema che toglie dignità”

 

Lecce, in tribunale il coraggio degli “schiavi” “Abbiamo paura, ma non ci fermeremo”

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