L’efficientamento energetico nell’illuminazione pubblica – di Marco Sambati

fori imperiali di notte con visita guidata IIl settore dell’illuminazione pubblica è uno dei settori nell’ambito delle pubbliche amministrazioni, caratterizzato da consumi di energia elettrica eccessivi e sproporzionati rispetto alla qualità del servizio offerto al cittadino; si stima che mediamente esistono sprechi energetici quantificabili nel 30% degli attuali consumi.
Con questo articolo, il Dott. Marco Sambati, membro del comitato scientifico del Cetri-Tires, intende mettere in evidenza come processi di efficientamento energetico, realizzati tramite la riqualificazione degli impianti, il loro miglioramento prestazionale, il potenziamento dei servizi offerti e l’aumento delle capacità gestionali di coloro ai quali sono affidati, possono comportare benefici sia in termini di riduzione di consumi di energia e abbattimento di CO2 e sia relativamente ai costi economici delle bollette; particolare attenzione inoltre verrà posta sul PRIC (Piano regolatore di illuminazione pubblica).
Obiettivo fondamentale di tutte le amministrazioni, al fine del maggior risparmio energetico, è quello di adottare durante la fase progettuale e di realizzazione dei nuovi impianti di illuminazione, il miglioramento dell’efficienza energetica e della messa in sicurezza e, per quelli già esistenti, degli interventi di riqualificazione e potenziamento.
Molti enti territoriali hanno però oggi, oggettive difficoltà nell’ acquisire tutte le informazioni necessarie e sufficienti su quanto si possa effettivamente realizzare nel settore della pubblica illuminazione e dei risparmi energetici: si vuole pertanto sottolineare con questo articolo un percorso da seguire che, partendo dalle opportunità del mercato libero dell’energia, passando per il PRIC e proseguendo con l’audit e con uno studio di fattibilità, porti ad una scelta tecnicamente ed economicamente valida, con una chiara evidenza dei finanziamenti necessari e dei risparmi ottenibili.
Almeno 1/3 degli impianti italiani di illuminazione è obsoleto: le lampade sono inefficienti, con una vita media superiore a 20 anni (a fronte di un fine vita massimo di 25 anni) e gli impianti più recenti sono invece pesantemente sovradimensionati, anche di 3, 4 volte, sia in termini di potenza che di punti luce rispetto a quanto prescrivono leggi e norme di settore.
Nessuna legge o norma di settore vieta peraltro, di spegnere l’illuminazione; ci sono centinaia di ambiti in cui si può procedere allo spegnimento: per esempio parcheggi, parchi, etc. chiusi di notte, ma comunque è sempre possibile ridurre la luce senza spegnerla adottando sistemi adeguati per farlo in modo estensivo con risparmi complessivi annuali che possono anche raggiungere il 30-35%.
213632374-db11f090-53ce-42bf-a742-42403d95893aA Roma, per esempio, secondo il bilancio 2012, la spesa per l’illuminazione pubblica ha raggiunto i 52 milioni e 800.000 euro (circa 19 euro a testa), dei quali il 90% relativi al costo dei lampioni e il 10% per i semafori. Solo installando dei regolatori di flusso per ridurre l’intensità del flusso luminoso in alcune ore della notte si potrebbero risparmiare ogni anno circa 20 milioni di euro.
Il costo dell’illuminazione pubblica si aggira fra il 15 ed il 25% del totale delle spese energetiche di un ente locale e si può avvicinare al 50% di quelle elettriche. Indipendentemente dalla quota, che varia chiaramente a seconda della tipologia del comune considerato, le riduzioni dei consumi di elettricità che si possono ottenere mediante interventi di razionalizzazione degli impianti possono essere consistenti e vanno pertanto perseguite.
L’incremento dell’efficienza nell’illuminazione, oltre a produrre effetti economici diretti grazie al risparmio energetico, può consentire miglioramenti indiretti grazie alla riduzione degli incidenti stradali ed alla riqualificazione di zone urbane (un’illuminazione efficace migliora il senso di sicurezza contribuendo a ridurre il tasso di criminalità e valorizza monumenti e architettura).
Uno dei primi aspetti da considerare, al fine di un risparmio della bolletta, è quello relativo ai possibili sistemi di approvvigionamento e costo dell’energia; a partire infatti dal 1° luglio 2007 si è infatti creato un mercato libero dell’energia e tutti i clienti finali (sia residenziali che partite IVA di qualunque tipo e dimensione) possono scegliere liberamente da quale venditore, e a quali condizioni comprare l’elettricità.
L’AEEG (Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas) mantiene la vigilanza su questo mercato ed impone ai venditori determinati standard di trasparenza e di qualità del servizio.
In base alle disposizioni attualmente vigenti i clienti che non hanno scelto un fornitore del mercato libero sono automaticamente ricompresi nel Mercato Regolato attraverso: 
il regime di maggior tutela;
il regime di salvaguardia
Un cliente che abbia optato per il libero mercato ha sempre la possibilità di ritornare in regime di maggior tutela o salvaguardia, senza alcun onere.
Il Servizio di Maggior Tutela si applica alle utenze domestiche, alle utenze per usi diversi dall’ abitazione o per illuminazione pubblica (ossia piccole imprese connesse in bassa tensione aventi meno di 50 dipendenti e fatturato annuo non superiore a 10 milioni di Euro) per i quali è garantita la fornitura di energia a prezzi stabiliti dall’Autorità per l’ Energia Elettrica e il Gas (AEEG).
Sono soggette al regime di salvaguardia tutte le imprese che non abbiano ancora esercitato il diritto di scegliere il proprio fornitore sul mercato libero dell’energia e siano intestatarie di almeno un sito in MT (media tensione) o AT (alta tensione). Inoltre, sono soggette al regime di salvaguardia anche le imprese titolari di soli siti in BT (bassa tensione) con oltre 50 dipendenti o con un fatturato annuo superiore a 10 milioni di euro.
Esiste la possibilità, però come accennato in precedenza, della possibilità di accedere al mercato libero dell’energia, ma per far ciò occorre superare le cosiddette “soglie di idoneità” fissate dalla normativa (volumi minimi di energia al di sotto dei quali non si è autorizzati ad operare sul mercato libero); nasce quindi la necessità dell’aggregazione di gruppi di acquisto che si occupi di tutti gli aspetti commerciali, normativi e gestisca centralmente la trattativa o la gara.
Esiste innanzitutto la possibilità di aderire alle ottime convenzioni stipulate annualmente dalla società del Ministero dell’Economia che si occupa degli acquisti centralizzati di beni e servizi per le PP.AA.
Un’Amministrazione ha anche la possibilità, per l’approvvigionamento del Servizio di illuminazione pubblica, di delegare la procedura di approvvigionamento a Consorzi di Acquisto Locali che, comunque, hanno nelle Convenzioni un preciso benchmark di riferimento. In conclusione, nell’attuale scenario energetico le iniziative di contenimento della spesa associata ai consumi elettrici appaiono alla portata anche della Pubblica Amministrazione, purché questa si strutturi e non si affacci sul mercato libero in maniera parcellizzata. Le metodologie di gestione aggregata di cluster energetici su scala territoriale e il continuo monitoraggio dei profili di consumo si dimostrano azioni necessarie per poter agire efficacemente. Le esperienze condotte in varie Regioni mostrano che, razionalizzare e ridurre la spesa elettrica delle Pubbliche Amministrazioni è possibile e consente risparmi da subito tangibili e significativi, purché si colgano a pieno le opportunità offerte da una contrattazione aggregata, così da ridurre l’ammontare dei costi che i nostri enti pubblici continuano a sostenere ogni anno per effetto del loro incompleto passaggio al mercato libero dell’energia.
Si può raccontare brevemente l’esperienza di un piccolo comune, quello di Bitonto – che fino ad ottobre 2012 ha pagato l’energia elettrica con le tariffe del regime di salvaguardia, introdotto dal legislatore per tutte le pubbliche amministrazioni non passate al libero mercato entro il termine del 31 dicembre 2011 – il quale si è avvalso di una società fornitrice di energia e presente sul mercato libero, totalizzando un risparmio di spesa di 50.000 euro rispetto al regime tariffario cosiddetto di salvaguardia e di 76.000 euro rispetto al regime prezzi della Consip, la Centrale acquisti per la pubblica amministrazione.
L’illuminazione delle città può distinguersi in illuminazione pubblica, intesa come illuminazione funzionale di uno spazio esterno, e illuminazione urbana, comprendente varie discipline, contenente elementi caratterizzanti sia il mondo della luce, sia il mondo dell’urbanistica.
Spesso nelle città e in particolare nei centri storici, nei borghi e nei paesi, esistono una serie di elementi d’illuminazione che rimangono isolati o che non si integrano nel contesto urbano e territoriale, in quanto non esiste un progetto di illuminazione unitario ed omogeneo che parta da considerazioni di insieme a livello urbano. Queste problematiche, sono state affrontate in termini legislativi attraverso la richiesta di un Piano Regolatore dell’Illuminazione Comunale (PRIC), che nasce alla fine degli anni 1980 come strumento di programmazione. Il PRIC deve essere redatto dalle amministrazioni comunali per caratterizzare e controllare gli impianti esistenti sul territorio comunale, e per disciplinare le nuove installazioni, anche in relazione ai tempi e alle modalità di adeguamento, manutenzione o sostituzione di quelle esistenti.
Tale piano deve integrarsi con altri strumenti di piano regolatore, con l’obiettivo di ottenere sensibili miglioramenti in termini di sicurezza del traffico e delle persone, tutela dell’ambiente, economia di gestione, arredo urbano. La caratteristica principale del PRIC è di evidenziare le principali soluzioni che permettono di razionalizzare l’illuminazione sul territorio e quindi di conseguire i maggiori risultati possibili in termini di risparmio energetico e manutentivo, favorendo il rientro dei costi di investimento nel minor tempo possibile (piano di Energy Saving).
Il PRIC è uno strumento operativo indispensabile che unisce insieme diverse esigenze, dall’illuminazione corretta e funzionale di tutta la città, al risparmio energetico. Essendo però uno strumento urbanistico ancora non obbligatorio esso non è stato adottato dalla maggior parte dei comuni italiani. Le indicazioni contenute nel PRIC, per quanto rigorose possano essere, non sostituiscono comunque l’opera del progettista il quale individua ed espone il quadro d’azione, le dinamiche generali e la condivisione degli intenti.
Ad oggi esistono peraltro diverse Linee Guida che possono essere consultate per la redazione del PRIC; Le Linee Guida possono essere diverse tra loro perché diverse sono le Leggi Regionali relative ai PRIC. Il piano regolatore della luce, anche se non ancora obbligatorio, è uno strumento urbanistico in grado di regolamentare tutte le tipologie di illuminazione per la città, è un vero è proprio tracciato di come va progettata la città dal punto di vista illuminotecnico. Presenta dei vantaggi fondamentali, poiché consente di rispettare in maniera generale la struttura dei tessuti urbani correlandoli a un tipo di illuminazione adeguata ed omogenea. Il risultato finale è l’ottenimento e l’ottimizzazione della rete di illuminazione comunale secondo le principali esigenze.
Il PRIC nasce per ottenere un censimento quantitativo e qualitativo degli impianti esistenti sul territorio comunale, e per disciplinare le nuove installazioni, anche in relazione ai tempi e alle modalità di adeguamento, manutenzione o sostituzione degli apparecchi esistenti.
Le principali fasi previste dal PRIC sono:
Fase analitica:
rilievo e analisi dell’illuminazione esistente;
classificazione di differenti aree urbane;
classificazione di elementi urbani di particolare significato (monumenti, chiese, piazze, ecc) anche in rapporto alle zone adiacenti;
Fase progettuale:
pianificazione degli interventi da effettuare nelle diverse aree;
progettazione illuminotecnica per l’attuazione degli interventi.
L’acquisizione di questo strumento permette al progettista di usufruire di un ottimo supporto in fase progettuale per evitare errori e imprecisioni che in mancanza di esso potrebbero verificarsi, e al Comune di seguire con maggiore consapevolezza l’operato del progettista e supportandolo in fase decisionale.
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Il PRIC è lo strumento urbanistico che, redatto dai Comuni, analizza lo stato di fatto degli impianti di illuminazione pubblica esterna e ne regola l’attività, fin nel particolare della manutenzione ordinaria. La redazione di un PRIC agevola le P.A. nell’analisi dello stato di fatto degli impianti di illuminazione, la loro gestione e manutenzione, semplifica l’adeguamento alla normativa e porta ad un consumo energetico prestabilito e consapevole, contestualizzando l’impianto con il territorio.
La pianificazione degli interventi sull’illuminazione deve essere improrogabilmente integrata con il Piano Regolatore Generale (PRG) e con tutti gli altri strumenti urbanistici riguardanti il territorio per assicurare che l’impianto sia adatto al contesto da illuminare (il Piano Particolareggiato e i Piani di Recupero, il Piano Urbano del Traffico, il Piano del Colore, il Piano del Rumore e il Piano Energetico). Il PRIC in questo senso non è solo un piano attuativo, ma anche un sistema per rendere omogeneo un ambito ad oggi disorganico.
La corretta valutazione dello stato di fatto di un impianto d’illuminazione pubblica risulta indispensabile ai fini della progettazione di un intervento di riqualificazione energetica, la cui realizzazione possa garantire il conseguimento del miglior risultato possibile in termini di riduzione dei consumi di energia elettrica. La riqualificazione energetica dell’impianto non ha niente a che vedere con la sua “messa a norma” che per legge è obbligatoria, ma i due interventi possono essere integrati tra loro.
L’analisi dell’impianto è rappresentata dall’ audit energetico. L’audit energetico è uno strumento di diagnosi tecnica e di supporto decisionale; è un documento che consiste nell’analisi dello stato di fatto di un impianto d’illuminazione pubblica con l’obiettivo di:
– conoscere lo stato di consistenza (o stato di fatto) dell’impianto di illuminazione pubblica, elaborandone così una sua fotografia allo stato attuale;
– raccogliere i dati dei consumi storici riferibili all’impianto, sia energetici che relativi alla manutenzione (ordinaria e straordinaria);
– individuare in generale lo stato di qualità ed efficienza dell’impianto, in particolare le parti obsolete/malfunzionanti da sostituire e tutte le criticità dell’impianto IP;
– caratterizzare l’uso dell’impianto, ovvero le reali esigenze di illuminazione (temporali e localizzative);
– effettuare una valutazione sistematica, documentata e periodica dell’efficienza dell’organizzazione del sistema di gestione del risparmio energetico;
– razionalizzare linee, quadri elettrici e posizionamento punti luce;
– individuare eventuali interventi di risparmio energetico attuabili;
– individuare le tecnologie efficienti più adatte alla tipologia dell’impianto;
– elaborare una stima degli eventuali risparmi conseguibili a seguito degli interventi;
– elaborare una stima dei costi degli interventi ipotizzati;
– elaborare un’ipotesi di progetto di riqualificazione energetica e le relative linee guida per la realizzazione di un’intervento.
 La realizzazione dell’audit energetico si sviluppa in 3 fasi:
1) raccolta dati quale audit energetico vero e proprio;
a. raccolta dei dati già disponibili presso l’Amministrazione o chi gestisce l’impianto;
b. raccolta dei dati a seguito di sopralluoghi e misure;
2) elaborazione dati quale report di valutazione impianto e analisi dello stato di fatto;
3) ipotesi di intervento per la riqualificazione, l’efficientamento energetico, la messa a norma ed in sicurezza.
Il modello di audit, quindi, si comporrà di tre parti:
1) dati generali sul comune oggetto dell’audit (provincia, abitanti, superficie, ecc.)
2) analisi dello stato di fatto, quale descrizione e schematizzazione dei dati raccolti che fotografa lo status quo dell’impianto;
3) analisi di prefattibilità tecnico-economica della/e ipotesi di intervento, quale elaborazione della proposta di riqualificazione, efficientamento energetico e messa a norma/sicurezza di massima.
L’audit così realizzato potrà costituire una base qualificata sia di valutazione dei risparmi conseguibili sia in merito alla finanziabilità bancaria degli interventi. La corretta valutazione dello stato di fatto di un impianto d’illuminazione pubblica diventa indispensabile ai fini della progettazione di un intervento di riqualificazione energetica, la cui realizzazione possa garantire il conseguimento del miglior risultato possibile in termini di riduzione dei consumi di energia elettrica.
L’audit energetico è quindi una componente chiave all’interno di un programma di efficienza energetica; sulla base dell’audit energetico realizzato verrà eseguita un’analisi di prefattibilità tecnico-economica nella quale verranno messi a confronto gli attuali consumi con quelli conseguibili a valle della realizzazione degli interventi di riqualificazione energetica individuati e ipotizzati come fattibili. L’elaborazione del referto parte dunque dall’analisi dei dati d’ingresso per effettuare una valutazione di massima sull’efficienza energetica conseguibile dagli impianti considerati attraverso l’intervento di riqualificazione ipotizzato.

Per ogni tipologia d’intervento verrà redatta una descrizione tecnica in merito a:
risparmio energetico conseguibile;
costi di realizzazione stimati;
fattività e costi di manutenzione;
tempo di rientro dell’investimento;
altri vantaggi dell’intervento, quali:
– miglioramento della qualità dell’illuminazione;
– riduzione della manutenzione;
– maggiore affidabilità dovuta a tecnologie migliori;
– maggior versatilità nella regolazione;
– minore esigenza di manualità;
– minore impatto ambientale, sia per la riduzione della CO2 sia per la scelta di materiali meno inquinanti).
In assenza di PRIC, l’eventuale compilazione del modello di audit agevolerà l’amministrazione nella redazione della programmazione, peculiarità del Piano Regolatore di Illuminazione Comunale.
Al fine di ottenere il maggior risparmio energetico possibile in funzione del rapporto costi/benefici, è inevitabile predisporre un progetto d’intervento organico che faccia riferimento al PRIC ed all’eventuale studio di fattibilità.
È quindi necessario in questa logica intraprendere azioni/interventi a diversi livelli volte sugli impianti di pubblica illuminazione, interventi che possono così riassumersi:
azioni/interventi sulla sola alimentazione dei circuiti esistenti;
rinnovo delle sorgenti luminose degli impianti esistenti;
rinnovo delle sorgenti luminose e degli apparecchi di impianti esistenti;
realizzazione ex novo dell’impianto con criteri innovativi.
Le modalità di intervento possono essere realizzate in diversi modi
1) Intervento diretto
È percorribile nella eventualità in cui si disponga di risorse economiche proprie per realizzare direttamente gli interventi richiesti e la conseguente gestione, compreso l’approvvigionamento dell’energia elettrica necessaria che comporterebbe i seguenti fondamentali passaggi:
a) presenza del PRIC;
b) audit preliminare su tutti gli impianti ;
c) progetto preliminare ed esecutivo per la riqualificazione degli impianti;
d) progetto per la gestione degli impianti;
e) adeguata pianificazione degli approvvigionamenti;
f) analisi tecnico economica di ritorno degli investimenti e dei risparmi energetici conseguibili.
Evidentemente questo processo richiederà – salvo che non si fruisca di un proprio servizio interno specializzato – le seguenti azioni:
a) incarichi – ad evidenza pubblica – di consulenze esterne per tutte le attività sopra evidenziate da effettuare secondo le procedure legislative previste;
b) una gara – ad evidenza pubblica – per la realizzazione degli interventi di riqualificazione degli impianti;
c) la disponibilità di risorse umane proprie per il coordinamento del progetto o, in assenza, incarichi esterni;
d) la disponibilità di risorse tecniche/ operative per la gestione degli impianti o, in assenza, gara per la conduzione e manutenzione;
e) una funzione interna di project manager per il coordinamento delle varie funzioni interne che dovranno svolgere tutte le attività dirette ed indirette per lo svolgimento del servizio e per il controllo degli obiettivi fissati di miglioramento della Efficienza Energetica.
2) Intervento attraverso una ESCo mista Pubblico/Privata
Consigliabile solo nell’ eventualità in cui questo soggetto giuridico sia già costituito per sviluppare altre iniziative nel settore della efficienza energetica e dei servizi allargati (Global Service); avrebbe poco senso infatti pensare di costituire una ESCo mista solo ed esclusivamente per un solo servizio. In un momento in cui mancano le risorse finanziarie pubbliche, è necessario attivare gli investimenti privati attraverso procedure di gara efficaci e trasparenti.
La costituzione di una ESCo mista inoltre dovrebbe rappresentare, quanto meno, un bacino di 100.000 abitanti il che comporterebbe, nel caso di comuni con numero di abitanti inferiori, l’aggregazione di un certo numero di Comuni.
In questo caso comunque sarà necessario passare attraverso le norme previste dalla vigente legislazione per:
la scelta del partner privato e per la conseguente costituzione della Società mista;
la effettuazione della progettazione e dei conseguenti interventi di riqualificazione e della gestione del Servizio.
In questo caso la Società mista – operando in qualità di ESCo – dovrebbe farsi carico anche del reperimento delle risorse finanziarie per la realizzazione degli interventi e dei Servizi successivi.
L’Amministrazione quindi, nel caso in cui facesse una gara per la sola scelta del partner privato, e dopo aver costituito quindi la società mista dovrà – attraverso quest’ultima – effettuare gare pubbliche per individuare il progettista, il fornitore degli interventi di riqualificazione e gestione a meno che non disponga di una propria struttura interna tecnico-operativa.
Nella eventualità in cui dovesse effettuare invece una gara a “doppio oggetto” – che ricomprenda quindi una proposta tecnico-economica per la riqualificazione e gestione degli impianti oltre alla scelta del partner – allora in questo caso la società mista, nella quale il partner pubblico avrà la minoranza, potrà operare direttamente attraverso il partner privato che realizzerà le prestazioni secondo le linee previste nella propria offerta e relativo contratto.
3) Adesione alla Convenzione CONSIP
L’Amministrazione ha la facoltà anche di aderire alle Convenzioni stipulate dalla Consip S.p.A.: la Consip è la società per azioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) che gestisce il Programma per la razionalizzazione della spesa per beni e servizi della Pubblica Amministrazione. Il Programma, attivo dal 2000, si basa sull’utilizzo evoluto di tecnologie ICT applicate ai processi di approvvigionamento delle pubbliche amministrazioni e ha un triplice obiettivo:
il primo è razionalizzare la spesa di beni e servizi delle amministrazioni, migliorando la qualità degli acquisti e riducendo i costi unitari grazie ad una approfondita conoscenza dei mercati ed all’aggregazione della domanda;
il secondo è semplificare e rendere più rapide e trasparenti le procedure di approvvigionamento pubblico, grazie alla riduzione dei tempi d’accesso al mercato, con significativi impatti anche economici sui costi della macchina burocratica;
il terzo è creare una piattaforma convergente tra la domanda di innovazione delle pubbliche amministrazioni relativamente ai diversi segmenti merceologici di approvvigionamento ed i corrispondenti mercati della fornitura operanti con il pubblico, con l’obiettivo di modernizzare e far crescere anche il sistema delle imprese che lavorano con la P.A.
Nel caso dell’approvvigionamento tramite Consip, l’Amministrazione non ha necessità di spendere risorse per la redazione di bandi Europei (o per la gestione della procedura di gara e/o seguente eventuale contenzioso) in quanto la procedura di gara sarà gestita direttamente dalla Consip. Da parte dell’Amministrazione è sufficiente andare sul sito www.acquistinretepa.it ed inviare una manifestazione di interesse al Fornitore Aggiudicatario.
4) Intervento attraverso una Società di Servizi Energetici ESCo
Con finanziamento tramite terzi (FTT) ed Energy performance Contract che la legislazione individua come il soggetto in grado di effettuare:
un audit preliminare che prenda anche in considerazione, ove esistenti, i dati storici dei consumi che, normalizzati, consentano di stabilire una utile base-line per il calcolo dei risparmi ottenibili;
un progetto di razionalizzazione ed efficientamento energetico;
prefinanziamento, realizzazione degli interventi di riqualificazione, esercizio e manutenzione ordinaria e straordinaria con garanzia di risultato degli obiettivi di efficienza previsti;
risparmi energetici garantiti (minori consumi di energia primaria – energia elettrica – per punto luce installato) nonché di migliore qualità della illuminazione, minore inquinamento (riduzione di emissione CO2), maggiore sicurezza.
In questo caso il procedimento per la scelta del contraente avverrà secondo le procedure stabilite dalla vigente legislazione ed in particolare del DLgs 163/2006 e successive modifiche ed integrazioni. Nell’ambito degli interventi attraverso la ESCo possono essere ipotizzate anche soluzioni integrate attraverso contratti di leasing così come previsto dal DLgs. 115/2008.
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Al fine di migliorare l’efficienza energetica dell’illuminazione pubblica, si possono ipotizzare tre principali tipi di intervento:
1. sostituzione di componenti e sistemi con altri più efficienti (lampade, alimentatori, corpi illuminanti, regolatori);
2. adozione di sistemi automatici di regolazione, accensione e spegnimento dei punti luce (sensori di luminosità, sistemi di regolazione del flusso);
3. installazione di sistemi di telecontrollo e di gestione energetica della rete di illuminazione.
Per quanto riguarda le lampade si segnalano gli interventi di sostituzione delle lampade a vapori di mercurio con quelle al sodio ad alta o bassa pressione; si va però diffondendo sempre più l’uso della tecnologia a LED. Venendo alle differenze si può sottolineare che, per quanto riguarda la qualità della luce, quella emessa dalle lampade al sodio è di tonalità gialla e come tale non incontra il picco di sensibilità dell’occhio umano; i LED invece, emettono luce bianca, fredda che consente di illuminare le strade aumentandone il livello di sicurezza; la luce bianca è inoltre in grado di attraversare meglio la nebbia. L’adozione della tecnologia a LED consente un risparmio dei consumi di circa il 50%, il miglioramento delle tecnologie illuminotecniche, la riduzione dell’impatto ambientale per l’assenza di componenti inquinanti come il mercurio ed il ridotto smaltimento dei rifiuti, la riduzione dei costi di manutenzione, una maggiore durata rispetto alle lampade a tecnologia tradizionale e migliori prestazioni.
Le lampade però più diffuse attualmente nell’illuminazione pubblica sono quelle a vapori di sodio che hanno una buona durata media, una buona resistenza alle variazioni delle temperature, ma hanno la necessità di dispositivi come l’alimentatore, hanno un decadimento luminoso di circa il 30% ed un lungo periodo di messa a regime (circa 8-12 minuti).
Per quanto riguarda gli alimentatori è bene optare per quelli elettronici, che consentono di ridurre i consumi di energia elettrica (fra il 5 ed il 10%), di migliorare il funzionamento della lampada grazie alla frequenza di alimentazione più elevata e di conseguire maggiori durate rispetto a quelli magnetici.
Per quanto riguarda la seconda categoria di interventi si segnala la possibilità di installare riduttori di flusso; tali dispositivi consentirebbero risparmi energetici ragguardevoli, nell’ordine del 30%, ma il loro impiego è in parte ostacolato dalle prescrizioni della norma UNI 10439, che prevede dei requisiti di qualità e quantità dell’illuminazione stradale, soprattutto in assenza di un piano urbano di illuminazione o di un’azione concordata con il settore viabilità e traffico dell’Ente Locale. In pratica le riduzioni di consumi conseguibili tenendo conto delle citate limitazioni è nell’ordine del 15-20%.
I sistemi di telecontrollo e gestione energetica della rete di illuminazione pubblica permettono di ottenere il massimo risultato. L’accensione e lo spegnimento delle lampade può essere controllato al fine di evitare che sensori di luminosità sporcati da inquinamento ed altro allunghino l’intervallo di funzionamento. La manutenzione può essere condotta in modo più razionale e meno costoso, anche in considerazione della riduzione di efficienza delle lampade nel periodo precedente il fuori servizio definitivo. Il monitoraggio continuo della rete consente inoltre di individuare facilmente le aree con consumi anomali ed anche di pianificare al meglio la strategia di sviluppo della rete.