Le micotossine nella pasta e la questione del grano estero: intervista ad Angelo Consoli su tagpress.it

Con questa intervista pubblicata ieri, 26 novembre 2013, sulla testata online tagpress.it, solleviamo il caso della presenza in alcune marche di pasta di micotossine, sostanze pericolose che non dovrebbero assolutamente essere presenti nei prodotti destinati all’alimentazione umana, specialmente a quella dei bambini.
Ri-solleviamo in effetti questo problema, perchè i primi a sollevarlo furono proprio i produttori di pasta. Infatti la Plasmon, stufa di dover subire la concorrenza sleale della Barilla che comprava grano inadatto al consumo dei bambini e lo spacciava sul mercato con il brand name “I Piccolini”, fece una pubblicità comparativa che sollevò qualche polemica soprattutto fra uffici stampa e non raggiunse il livello di massima consapevolezza dell’opinione pubblica, come la questione avrebbe meritato.
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Ecco perchè riprendiamo il discorso, nella speranza di aprire gli occhi ai consumatori perchè esigano scelte responsabili da parte di chi produce cibo.
Di seguito l’intervista integrale, che potete trovare anche su tagpress.it a questo link
“Niente pasta in Puglia senza grano estero? Nulla di più falso.” La parola al presidente di CETRI-TIRES
“Il grano importato è di pessima qualità, inadatto perfino al consumo animale. Viene acquistato perchè costa meno, ma è dannoso per la salute dei bambini.”
Dopo lo scandalo scoppiato ieri in Puglia, dove si è scoperto che il grano impiegato per la ottenere la pasta è molto spesso importato da stati esteri, quali gli U.S.A. e  il Messico, puntuale è arrivata la risposta di Confindustria Bari e Bat,.
All’accusa di Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti (Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti), che denuncia il fatto che in Puglia solo il 30% della pasta sarebbe prodotto con grano locale, gli industriali hanno replicato che “senza il grano d’importazione non si potrebbe produrre pasta sufficiente a soddisfare i bisogni dei consumatori”.

Non è della stessa idea Angelo Consoli, presidente di CETRI-TIRES, associazione ambientalista di stampo Rifkiniano (ispirata cioè a Jeremy Rifkin, uno dei massimi economisti mondiali, nonché ispiratore del pensiero ecologista mondiale). Consoli, originario di Ostuni ma residente a Bruxelles da molti anni, e co-autore del libro /manifesto TERRITORIO ZERO – Verso una società a emissioni zero, rifiuti zero e chilometro zero, dichiara che quanto affermato da Confindustria non è del tutto vero.  Anzi, stando a quanto sostenuto dagli  esperti della FIMA (Federazione Italiana Movimenti Agricoli, che collabora con Consoli nel quadro della piattaforma Territorio Zero Puglia), il frumento importato dall’estero e successivamente impiegato nei pastifici sarebbe di pessima qualità: “Il grano estero è inadatto perfino al consumo animale nei Paesi di provenienza. È pieno di micotossine, dovute all’eccesso di umidità dei climi nei quali viene coltivato e raccolto. Dovrebbe andare al macero.”

Ed invece finisce qui, in Italia, “dove” – sostiene Consoli – “il grano prodotto è di qualità eccellente. E se ne potrebbe produrre tutto quello che è necessario. Il vero problema è che gli industriali della pasta preferiscono comprare quello canadese o ucraino solo perchè costa di meno, non perchè non se ne produca abbastanza di quello pugliese o siciliano. Questo permette loro di fare profitti molto più elevati. Esemplare a questo riguardo, è il caso dei “Piccolini”  un brand della Barilla rivolto ai bambini che contiene livelli di micotossine superiori a quelli ammessi dalla fin troppo permissiva legislazione vigente. La Plasmon ha avuto gioco facile nel rilevarlo attraverso una pubblicità comparativa, e la Barilla, pur alzando la voce e minacciando sfracelli, ha comunque dovuto ammetterlo e dunque apporre scritte sulle confezioni dei “Piccolini” per sconsigliare l’uso di quel prodotto proprio ai  bambini, che sono il suo target di riferimento

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Questo eccesso di micotossine è conseguenza dell’impiego di grano duro proveniente da zone umide del pianeta, e comporta il rischio di generazione e di aumento di intolleranze alimentari e celiachia (intolleranza permanente al glutine). 
“Se la Barilla comprasse grano pugliese o siciliano” continua Consoli “non avrebbe bisogno di apporre questa paradossale avvertenza sui suoi prodotti per i più piccoli. Ma sia chiaro che anche il rispetto dei limiti di legge non garantisce uno scenario “zero disease”, come io auspico nel libro Territorio Zero, perchè chi consuma pasta Barilla per grandi non è informato dei livelli di micotossine elevatissimi e non c’è nessuna garanzia che  quei prodotti non finiscano nello stomaco dei bambini.”

“Il lavoro degli agricoltori italiani andrebbe tutelato maggiormente” –  continua Consoli –  “in modo da pemettere loro di avere un reddito decente. Non è possibile che in termini di valore reale,  il grano italiano costi oggi più o meno quanto costava trent’anni fa: questo vuol dire che gli agricoltori hanno perso il 1000 percento del loro potere di acquisto reale. In altre parole oggi, un produttore,  con l’equivalente  di una tonnellata di grano compra un decimo del gasolio che comprava con la stessa  tonnellata di grano trent’anni fa. Ciò è dovuto a una “tempesta perfetta” di fattori quali la scarsa attenzione alla qualità del prodotto commercializzato da parte delle autorità di controllo, il prevalere di logiche del profitto nelle industrie della trasformazione che grazie alla globalizzazione del mercato possono acquistare  grano di qualità inferiore a prezzi inferiori,  una pubblicità autolesionsta che incoraggia il consumo di cibi confezionati  con grassi idrogenati di filiera lunga anzichè cibi freschi di filiera corta, una totale mancanza di politiche di educazione alimentare  e al consumo, (e questo vale anche per  frutta, verdura e prodotti freschi di stagione, oltre che per la pasta).”
“Infine non va sottovalutato il pericolo di perdita della nostra sovranità alimentare, perchè se tutti i produttori di grano italiani chiuderanno (scenario tutt’altro che improbabile se continua quest’andazzo), dipenderemmo, per questo alimento vitale, esclusivamente da produttori esteri, e questo è un paradosso per quello che una volta era il granaio d’Europa!”

Proprio per questo Consoli annuncia battaglia: “Il CETRI andrà fino in fondo, e certamente faremo delle proposte in questo senso nella piattaforma integrata Territorio Zero Puglia,  perchè il diritto al profitto finisce dove comincia il diritto alla salute, e alla sovranità alimentare.”
Sulla stessa questione leggi anche l’appello della FIMA (Federazione Italiana Movimenti Agricoli) agli europarlamentari “sulla necessità di mettere mano alla riforma della normativa che disciplina i tenori di micotossine sul grano duro e sui derivati a base di cereali”: