L’Autorità batte dove il dente (le) duole – di Angelo Parisi

 
Puntuale più di un orologio svizzero, anche quest'anno arriva l'intervento a gamba tesa dell'Autorità per l'Energia Elettrica ed il Gas nei confronti dell'energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili.

Nel 2011 le fonti rinnovabili erano accusate di incidere pesantemente nelle tasche delle famiglie italiane, nel 2012 erano ree di far lavorare per meno ore le centrali termoelettriche, adesso sono ree di non pagare gli oneri di sistema, tra cui quelli previsti per la loro promozione, e i costi di rete anche quando la rete non la utilizzano.
 
Questa volta l'attacco avviene attraverso il documento per la consultazione 183/2013/R/EEL che ha come titolo “Quadro definitorio in materia di reti pubbliche, sistemi di distribuzione chiusi e sistemi semplici di produzione e consumo. Orientamenti finali” datato 2 maggio 2013 (qui il testo completo).
 
Leggendo il titolo una persona normale si aspetterebbe che il documento si limiti a fornire le definizioni di questi sistemi come indicato dalla legge. Invece, leggendo l'introduzione da pag. 5 a pag. 10, si leggono solo critiche alla normativa, di ispirazione europea, e un pesante attacco alle fonti rinnovabili.
 
Nel definire i Sistemi di Distribuzione Chiusi e i Sistemi Semplici di Produzione e Consumo, l'Autorità si imbatte nelle Reti Interne di Utenza e nei Sistemi Efficienti di Utenza.
 
Le Reti Interne di Utenza, note come RIU, sono delle reti di distribuzione private senza obbligo di connessione di terzi che trovano la loro legittimazione nella Legge 99/2009. La legge li definisce nelle more del recepimento della normativa europea, come delle reti elettriche private connesse alla rete di distribuzione pubblica in alta tensione in uno o più punti, che connettono unità industriali insistenti in un territorio delimitato che esistevano o erano state autorizzate alla data di entrata in vigore della legge. In poche parole, sono le reti interne agli stabilimenti o agglomerati industriali che connettono, in genere, uno o più sistemi di generazione, finalizzati alla produzione dell'energia elettrica necessaria ai processi produttivi, con uno o più sistemi di consumo.
 
L'elenco di queste reti è stato redatto dall'Autorità e pubblicato nel proprio sito a questo link.
 
Come si potrà vedere scorrendo la tabella, tali reti sono le reti degli stabilimenti FIAT, della Barilla, Enipower, Edison, Ferrari, ILVA di Taranto, Raffinerie di Gela e Milazzo, Thyssenkrupp di Terni, ecc.
 
I Sistemi Efficienti di Utenza, noti come SEU, invece rientrano tra i Sistemi Semplici di Produzione e Consumo e consistono in un sistema caratterizzato da un sistema di produzione di energia elettrica alimentato da fonti rinnovabili o in assetto cogenerativo ad alto rendimento, avente potenza massima di 2 MWe, e una rete elettrica di collegamento privata senza obbligo di connessione di terzi che lo connette direttamente un sistema di consumo dell'energia elettrica di proprietà del cliente finale, il tutto contenuto all'interno di un'area di proprietà o nella disponibilità dello stesso cliente finale. I SEU sono connessi alla rete di distribuzione pubblica in un punto di connessione nel quale avviene lo scambio di energia elettrica. Un impianto fotovoltaico domestico connesso alla rete è un SEU.
 
Il legislatore per questi due sistemi ha previsto che gli oneri e i costi di rete fossero applicati solo sulla quantità di energia prelevata nei punti di connessione, quindi tutta l'energia prodotta ed immediatamente consumata è esentata dal pagamento degli oneri e dei costi della rete.
 
Per l'Autorità questo crea delle discriminazioni verso gli altri utenti che non essendo connessi ad una RIU o in un SEU non godrebbero di tali sconti.
 
Detto così potrebbe sembrare corretto, ma è così?
 
Gli oneri e i costi che secondo l'Autorità dovrebbero essere pagati in proporzione all'energia consumata e non solo a quella prelevata, sono degli oneri tariffari e, come tute le tariffe, vanno pagati da chi utilizza un servizio; in questo caso il sistema elettrico.
 
L'energia elettrica prodotta ed immediatamente consumata in entrambi i sistemi non sfrutta il sistema elettrico, quindi, non può essere tenuta al pagamento di una tariffa per un servizio che non utilizza.
Gli utenti delle RIU e dei SEU infatti sono clienti del sistema elettrico relativamente al loro punto di connessione con la rete di distribuzione pubblica e pertanto pagheranno gli oneri i costi di rete solo per la quantità di energia elettrica prelevata in quel punto. Se non fosse così, allora anche le reti elettriche interne private rientrerebbero nel sistema elettrico, dovrebbero rispettare le regole delle reti pubbliche, gestite dal gestore della rete e i loro costi, quindi, dovrebbero essere caricati a tutti gli altri utenti.
 
Un'altra cosa che l'Autorità dimentica di dire, quando sostiene che questo meccanismo determina “un indubbio vantaggio sul costo dell'energia elettrica rispetto ad altri soggetti, anche a parità di attività produttiva svolta”, è che gli utenti interni a questi sistemi hanno sostenuto degli investimenti per la costruzione dei sistemi di produzione e delle reti di distribuzione privata, oltre a sostenerne i costi di gestione, a differenza degli altri soggetti che hanno scelto di rimanere utenti del servizio elettrico.
Ma il vero obiettivo dell'Autorità non sono gli utenti delle RIU, ai quali difficilmente si potranno applicare questi costi, ma gli utenti delle SEU e, soprattutto, gli utenti dello Scambio sul Posto, il meccanismo che permette agli autoproduttori di energia elettrica da fonte rinnovabile fino a 200 kW di utilizzare la rete elettrica come sistema virtuale di accumulo.
 
Ma perchè l'Autorità vorrebbe colpire questi utenti?
 
Il calo dei prezzi dei componenti degli impianti di produzione da fonte rinnovabile, fotovoltaico in particolare, ha fatto si che l'energia prodotta con queste tecnologie ha, già oggi, un costo minore di quello di acquisto da un qualsiasi fornitore di energia elettrica. Questo comporta che, soprattutto nel Sud Italia, è più vantaggioso autoprodursi l'energia elettrica e sfruttare lo Scambio sul Posto piuttosto che continuare a comprare energia elettrica dal mercato anche senza gli incentivi e sfruttando, magari, altri meccanismi come le detrazioni fiscali per le utenze domestiche o i servizi forniti dalle ESCO per le utenze industriali o commerciali.
Naturalmente più energia elettrica si autoproduce, meno energia elettrica si preleva dalla rete con una riduzione degli utili dei fornitori di energia elettrica.
 
Il fatto che il costo di produzione dell'energia elettrica da fonte rinnovabile è minore del prezzo in bolletta, produrrà un sicuro incremento della potenza installata, soprattutto per le utenze industriali e commerciali, e questo è un pericolo secondo l'Autorità in quanto determina“incertezze nella previsione del gettito inerente i corrispettivi tariffari di trasmissione e distribuzione, nonché quelli a copertura degli oneri generali di sistema e degli oneri relativi alle misure di compensazione territoriale”.
 
Infatti con un esempio numerico, l'Autorità spiega esattamente come e dove si deve intervenire per evitare questo “pericolo”.
 
L'Autorità dice che nel 2011 l'energia elettrica consumata è stata pari a 314 TWh e di questa 29 TWh non è soggetta all'applicazione degli oneri in quanto prodotta ed immediatamente consumata all'interno di RIU e SEU o scambiata nell'ambito dello Scambio sul Posto. Poi ci informa che altri altri 17 TWh sono esentati dal pagamento della componenti tariffarie A e altri 4 TWh sono consumati dalle Ferrovie dello Stato.
E a questo punto prende in considerazione i costi della componente A3, quella che serve alla promozione delle energie rinnovabili ed assimilate, che è pari a circa 11 Miliardi di Euro. Questi costi oggi vengono ripartiti su 264 TWh con un costo unitario pari a circa 42 Euro/MWh.
 
A questo punto, senza spiegare come e in quanto tempo, introduce lo scenario catastrofico dicendo che se la quantità di energia passasse da 264 TWh a 200 TWh il costo unitario aumenterebbe a 55 Euro/MWh.
Cioè, secondo l'Autorità, la quota di energia esente dovrebbe aumentare dall'oggi al domani di 64 TWh pari a più del doppio di quella attuale. Francamente una previsione un po' esagerata se si considera che 64 TWh corrispondono al 20% dell'energia elettrica consumata nel 2011 e che per arrivare a produrre il 10% di energia elettrica con fonti rinnovabili ci sono voluti decenni.
 
Ma adesso faccio io un altro calcolo per spiegare meglio cosa vuole dire l'Autorità.
 
Se i costi della componente A3 si ripartissero anche sui 29 TWh non soggetti, il costo unitario sarebbe pari a 37,5 Euro/MWh, se li ripartissimo anche sui 17 TWh esentati il costo scende a 35,5 Euro/MWh e se inglobassimo anche i 4 TWh dei consumi delle Ferrovie dello Stato arriviamo a 35 Euro/MWh.
 
Ma perchè l'Autorità guarda ai 29 TWh dei RIU, dei SEU e dello Scambio sul Posto e non, per esempio, agli altri 17 consumati dalle società energivore? Perchè il produttore di energia elettrica che consuma l'energia che si autoproduce con fonte rinnovabile dovrebbe pagare i costi della promozione alle fonti rinnovabili?
 
E perchè l'Autorità si preoccupa solo di una parte del costo complessivo della bolletta elettrica che per l'utente tipo incide per il 17%, dimenticandosi di tutto il resto?
 
Gli 11 Miliardi che interessano tanto all'Autorità, infatti, ci hanno permesso e ci permetteranno nei prossimi anni di avere energia elettrica offerta a costo nullo che spinge fuori dal mercato l'energia prodotta con tecnologie più costose producendo calo del prezzo che, nel caso del fotovoltaico, avviene proprio nelle ore di picco; quell'effetto peak shaving che l'Autorità non considera mai e tralascia in ogni suo intervento.
Questi 11 Miliardi di Euro ci permettono di dipendere di meno dall'estero. Questi 11 Miliardi di Euro sono costanti per i prossimi anni mentre il prezzo dei prodotti energetici continuerà inesorabilmente a salire.
 
Questi 11 Miliardi di Euro incrementano la parte fissa dei costi della bolletta elettrica e abbassano, per un valore pari se non maggiore, la parte variabile della stessa legata alla quotazione del petrolio.
E tralascio tutti i benefici sanitari, ambientali e i benefici in termini di lavoro, PIL e gettito fiscale che generano.
 
Però questi 11 Miliardi di Euro hanno un difetto che per l'Autorità sembra essere più importante di tutti i pregi: riducono gli utili delle utility dell'energia con ENI ed ENEL in testa. Per cui è logico che, nel momento in cui il fotovoltaico si approssima alla grid parity e in cui gli impianti in Scambio sul Posto producono a costi inferiori di quelli della bolletta, le utility spingano sull'Autorità perchè chieda un cambio delle regole in modo da far innalzare il prezzo dell'energia prodotta con le rinnovabili così da renderle meno vantaggiose rispetto all'energia elettrica venduta da loro e, per lo più, prodotta da fonte fossile. Non è logico che l'Autorità assecondi continuamente queste richieste.
 
L'effetto dei cambi normativi richiesti dall'Autorità è quello di fare in modo che il costo dell'energia elettrica prodotta con fonti rinnovabili e scambiata con la rete con il meccanismo dello Scambio sul Posto aumenti di circa 40 Euro/MWh così da rallentare o bloccare l'incremento della potenza installata a cui si è assistito negli ultimi anni.
 
A questo punto l'Autorità ci deve spiegare quale è il suo compito: quello di difendere gli utenti del sistema elettrico dettando le regole che li proteggono dalla arroganza dei grossi ex monopolisti e vigilando sull'applicazione delle stesse o quello di proteggere gli interessi di queste grandi utility energetiche?
Perchè di una Autorità che difende gli interessi delle grandi utility non ne abbiamo bisogno.
 
Loro sono in grado di difendersi benissimo da sole, come dimostra la storia di tutti questi anni.