La Nuvola di Rifkin – di Marco Sambati

 
Il comportamento dell’uomo nel corso della sua esistenza sul pianeta Terra si può metaforicamente paragonare a quelli di due elementi naturali agli estremi opposti: da una parte, si può paragonare ad una nuvola, dall'altra a una montagna.
 
La nuvola, per sua natura mutevole ed in continua evoluzione: i suoi cambiamenti possono essere impercettibili o impetuosi, ma sicuramente, dalla sua formazione, la sua forma non è mai rimasta la stessa.
 
La montagna, che diversamente dalla nuvola è nel suo aspetto massiccia ed inamovibile, nel corso degli anni subisce cambia e si evolve anche lei.
 
Tra la "nuvola" e la "montagna", nel comportamento umano, ci sono un’infinità di situazioni e comportamenti intermedi, ma ciascuno di noi tende ad identificarsi, in linea di massima, ad uno di questi simboli. I nostri comportamenti, le nostre scelte, sono frutto del nostro carattere, delle nostre esperienze passate, del contesto in cui siamo cresciuti e degli aspetti culturali che hanno segnato la nostra crescita.
 
Il comportamento dell'uomo può cambiare nel tempo e c’è chi, scottatosi con scelte sbagliate o affrettate, torna alla fase dei piccoli passi, e rimane fortemente conservatore; ma c'è anche chi, per natura, cerca invece sempre nuovi stimoli, nuove sfide, e non ha paura di mettersi in gioco, perché crede che il cambiamento ed il fare del proprio meglio per cambiare lo stato delle cose è l'unico modo per sentirsi veramente vivo .
 
Nella storia energetica ed economica degli ultimi secoli del nostro pianeta siamo passati attraverso diverse fasi storiche: quella della prima rivoluzione industriale, in cui la fonte energetica per eccellenza era il carbone; quella della seconda rivoluzione industriale, in cui la fonte primaria è diventato il petrolio.
 
Già negli anni ‘80 dello scorso secolo, stava però diventando chiaro che per la rivoluzione industriale fondata sui combustibili fossili era arrivato il momento dell’inversione di tendenza, e che il cambiamento climatico determinato dalle attività umane avrebbe provocato una crisi di dimensioni planetarie; al contempo, la tecnologia di internet che si andava sviluppando e le prime applicazioni delle energie rinnovabili lasciavano prevedere, ai più lungimiranti, un'era in cui queste tecnologie si sarebbero fuse per creare una nuova e radicale rivoluzione, che avrebbe cambiato il mondo.
 
Centinaia di milioni di persone in futuro produrranno la propria energia verde a casa, negli uffici e nelle fabbriche, e la condivideranno con gli altri attraverso una «Internet dell’energia» simile a quella che utilizziamo oggi per creare e condividere informazione. La democratizzazione dell’energia porterà con sé una radicale riorganizzazione delle relazioni umane, con effetti sui modi in cui conduciamo le attività economiche, governiamo la società, educhiamo i figli e ci impegniamo nella società civile.
 
L'economista statunitense Jeremy Rifkin, autore di numerosissimi libri sulle tematiche dell'energia, della sostenibilità, della biosfera, delle tecnologie a supporto della democrazia energetica e sociale, nelle sue opere ci racconta della possibilità di un cambiamento, di un nuovo modello economico ed energetico, quello della terza rivoluzione industriale, e ci suggerisce come questa sia l’unica strada fattibile da imboccare per assicurare uno sviluppo sostenibile e gettare le basi per un futuro promettente per i nostri figli.
 
La terza rivoluzione industriale non è solo il nome di un libro, o un semplice slogan, ma è un modello di società basato su cinque pilastri: le energie rinnovabili, la conversione degli edifici in centrali energetiche diffuse sul territorio, l’applicazione dell’idrogeno e di altre tecnologie di immagazzinamento dell’energia in ogni edificio e in tutta l’infrastruttura, per conservare l’energia intermittente, l’utilizzo delle tecnologie Internet per trasformare la rete elettrica di ogni continente in una inter-rete per la condivisione dell’energia che funzioni proprio come Internet e trasporti basati su veicoli ibridi e ricaricabili.
 
La terza rivoluzione industriale è ormai in atto ed i suoi risultati sono tangibili, come ad esempio in Germania e Danimarca. Anche la regione francese di Nord-Pas de Calais ha già un piede in quel futuro diventato presente.
 
Rifkin evidenzia, d'altro canto, che l'Italia, nonostante l'enorme potenziale imprenditoriale e creativo della sua rete di piccole e medie imprese e le immense potenzialità delle sue risorse naturali, stenta a spiccare il volo, fa fatica a promuovere e sostenere un nuovo sistema produttivo e di consumo organico ed onnicomprensivo che punti su generazione, immagazzinamento ed utilizzo di energie diffuse e rinnovabili.
 
È chiaro che una rivoluzione rappresenta un cambiamento radicale, ma sono i nostri politici quelli chiamati a fare questa scelta, se non vogliamo distruggere questo Paese e se non vogliamo che la ricchezza sia sempre più concentrata nelle mani di pochi, lasciando l’Italia nella sua condizione di ostaggio delle lobby e dei poteri forti.
 
È necessario trovare in noi stessi quel lato del nostro carattere che più si avvicina alla voglia di cambiamento, un cambiamento basato sulla cooperazione e sull'empatia, per un modello economico-sociale di energia distribuita, che crei occupazione e sviluppo e riduca le diseguaglianze. Ora è il momento di impegnarsi affinché la politica persegua questi obiettivi.
 
W la Nuvola di Rifkin, W la Terza Rivoluzione Industriale!