Il contratto di rendimento energetico (EPC) – di Marco Sambati

Marco Sambati, membro del Comitato Scientifico del CETRI-TIRES, e responsabile del Nucleo di Coordinamento di Europrogetti & Finanza, pone l’attenzione sul contratto di rendimento energetico e sull’opportunità di definire un modello standardizzato per questo tipo di contratti nell'ambito legislativo italiano: buona lettura!

 
La Commissione europea ha recentemente emanato una serie di provvedimenti e misure finalizzate all’incremento dell’efficienza energetica, attribuendo agli enti locali un ruolo importante di esempio e di buona pratica da trasferire agli utenti finali, ovvero ai cittadini.

Il contratto di rendimento energetico rappresenta per le pubbliche amministrazioni uno strumento contrattuale importante per definire gli obiettivi di efficienza energetica ed individuare le più innovative soluzioni tecnologiche e gestionali.

I contratti di efficienza energetica possono assumere strutture e contenuti alquanto diversificati, ma hanno sicuramente in comune alcuni obiettivi di fondo che così si possono riassumere:
  • ammodernare gli impianti utilizzati per il riscaldamento ed il condizionamento degli immobili e, laddove è possibile anche con il ricorso a fonti rinnovabili e alla cogenerazione di energia elettrica;
  • aumentare l’efficienza energetica, in particolare con la riduzione dell’utilizzo e del consumo di energia, nel rispetto di adeguate condizioni di comfort negli ambienti serviti;
  • ridurre le emissioni di anidride carbonica e degli altri inquinanti in atmosfera;
  • ridurre il costo supportato dalla pubbliche amministrazioni per l’energia.

L’art. 9 della direttiva CE 5 aprile 2006, n. 32 prevede che gli Stati membri devono mettere a disposizione degli acquirenti effettivi e potenziali dei servizi energetici o delle altre misure di miglioramento dell’efficienza energetica, sia nel settore pubblico che privato, contratti modello per detti strumenti finanziari.

Il contratto di rendimento energetico (o secondo la terminologia anglosassone Energy Performance Contract, o EPC ) è il contratto con il quale un soggetto “fornitore” (normalmente una Energy Saving Company, o ESCo) si obbliga al compimento – con propri mezzi finanziari o con mezzi finanziari di terzi soggetti – di una serie di servizi e di interventi integrati volti alla riqualificazione e al miglioramento dell’efficienza di un sistema energetico (un impianto o un edificio) di proprietà di altro soggetto (beneficiario), verso un corrispettivo correlato all’entità dei risparmi energetici (preventivamente individuati in fase di analisi di fattibilità) ottenuti in esito all’efficientamento del sistema (la definizione dell’istituto in parola si rinviene nella Direttiva CE/32/2006, che ha trovato attuazione in Italia con il D.lgs. n. 115/2008).

L’oggetto del contratto si sostanzia dunque nella individuazione, progettazione e realizzazione di un livello di efficienza energetica con riferimento ad un determinato impianto o edificio, tale da consentire un risparmio di spesa sulla bolletta energetica del cliente.

Il rapporto contrattuale vede coinvolte normalmente due parti, il “beneficiario” e il “fornitore”; quest’ultimo, di norma, anticipa i costi degli investimenti necessari per gli interventi da realizzare o comunque assume l’obbligo di reperire i mezzi finanziari presso soggetti terzi (normalmente, istituti di credito). In talune ipotesi, peraltro, il soggetto finanziatore, laddove diverso dal “fornitore”, entra anch’esso nel rapporto contrattuale di EPC in qualità di parte: si instaura, cioè, un rapporto trilaterale, che vede direttamente coinvolto anche il soggetto finanziatore nello schema fondamentale dell’operazione. Collegati all’EPC, poi, sono di norma tutti quegli accordi di carattere strumentale, che il fornitore stipulerà in relazione all’esecuzione del progetto e al fine di prestare le specifiche garanzie eventualmente richieste dal contratto.

L’art. 2 della direttiva 2012/27/CE definisce il contratto di rendimento energetico, quale “l’accordo contrattuale tra il beneficiario e il fornitore di una misura di miglioramento dell'efficienza energetica, verificata e monitorata durante l'intera durata del contratto, laddove siano erogati investimenti (lavori, forniture o servizi) nell'ambito della misura in funzione del livello di miglioramento dell'efficienza energetica stabilito contrattualmente o di altri criteri di prestazione energetica concordati, quali i risparmi finanziari”.

L’Energy Performance Contract (EPC) o contratto di rendimento energetico è il modello contrattuale che caratterizza di fatto, l’attività delle Energy Service Companies (ESCo).

L’EPC è un contratto basato essenzialmente sul rendimento in termini di efficienza ottenuto dal sistema energetico interessato dall’intervento che forma l’oggetto del contratto stesso; in particolare, con la formula in parola, la ESCo – attraverso una fase preliminare di studio e analisi del sistema energetico nella sua globalità – individua l’intervento più opportuno al fine del conseguimento dell’efficienza e fissa un certo margine di risparmio conseguibile. Il rapporto contrattuale che ne consegue poi, obbliga la ESCo alla cura ed al coordinamento di tutte le attività volte alla progettazione, realizzazione, gestione e manutenzione dell’intervento individuato, attraverso l’assunzione su di sé del rischio tecnico e, a seconda delle diverse varianti, anche del rischio finanziario e della garanzia in senso tecnico-giuridico circa l’effettivo raggiungimento del livello di risultato ipotizzato.

Attraverso l’EPC, la ESCo assume su di sé la responsabilità dell’individuazione, programmazione, progettazione e realizzazione di un’iniziativa – normalmente una riqualificazione immobiliare – che determina il miglioramento dell’efficienza energetica e, laddove possibile anche attraverso l’impiego di fonti rinnovabili, agganciando la remunerazione della propria attività al flusso di cassa dei risparmi realmente ottenuti nel corso di un certo arco temporale, durante il quale la ESCo cura di norma anche la gestione e la manutenzione degli impianti. Nella stragrande maggioranza dei casi, poi, è la stessa ESCo a finanziare l’iniziativa, recuperando nel tempo i costi dell’intervento e dell’investimento utilizzando i proventi dell’operazione, con la conseguenza che la ESCo non ammortizza le spese sostenute se l’intervento realizzato non consegue il risparmio di energia stimato inizialmente. Ulteriori varianti possono prevedere la garanzia del risultato, che viene dunque a rappresentare un autonomo obbligo che la ESCo assume nei confronti del cliente.

L’EPC si attua, dunque, normalmente utilizzando e combinando il meccanismo del Finanziamento Tramite Terzi (FTT), per cui la realizzazione del progetto ed il ricorso delle risorse necessarie, è subordinata al finanziamento da parte di un terzo. Anche il FTT è stato recentemente definito dal legislatore che, all’art. 2, lett. m) del già citato D. Lgs. 115/2008 (di recepimento della Direttiva CE/32/2006 ne dà la seguente nozione: “accordo contrattuale che comprende un terzo, oltre al fornitore di energia e al beneficiario della misura di miglioramento dell’efficienza energetica, che fornisce i capitali per tale misura e addebita al beneficiario un canone pari a una parte del risparmio energetico conseguito avvalendosi della misura stessa. Il terzo può essere una ESCo”. Dalla stessa definizione legislativa, emerge chiaramente come l’accordo di FTT venga in realtà a sovrapporsi a quelle stesse varianti dell’EPC in cui è la ESCo ad assumere su di sé il rischio finanziario dell’intervento proposto.

In relazione alla ripartizione dei rischi, alla copertura del finanziamento ed alla remunerazione della ESCo, gli interventi di prestazione energetica possono dar luogo alle seguenti tipologie o modelli di contratto di rendimento energetico:

First out: in tale tipologia di EPC, la ESCo fornisce essa stessa il capitale o ricorrendo a finanziatori terzi. Il risparmio energetico conseguito viene interamente utilizzato per ripagare il finanziamento dell’intervento e remunerare l’attività della ESCo; il contratto solitamente ha una durata di circa 3-5 anni. Alla scadenza contrattuale il risparmio va interamente a favore del cliente che diventa proprietario degli impianti e delle opere eseguite. Con questa tipologia di contratto, la ESCo incamera il 100% dei risparmi realmente ottenuti fino alla scadenza contrattuale; tutti i costi e i profitti sono dichiarati in anticipo e i risparmi sono impiegati innanzi tutto per la copertura completa di questi costi. La ESCo mantiene la proprietà dell’impianto fino alla scadenza del contratto, successivamente alla quale lo stesso si trasferisce nella titolarità del cliente;

Shared Savings: come nel modello precedente, la ESCo fornisce il capitale con fonti proprie o ricorrendo a finanziatori terzi; tuttavia, le parti si accordano sulla suddivisione dei proventi del risparmio. I contratti hanno una durata di circa 5-10 anni in considerazione del fatto che soltanto una quota del risparmio contribuisce al recupero dell’investimento iniziale. Durante l’esecuzione del contratto la proprietà degli impianti e delle opere rimane in capo alla ESCo e alla scadenza contrattuale si trasferisce al cliente. In un contratto a risparmi condivisi, dunque, l’investimento viene rimborsato sulla base di un accordo, tra la ESCo e l’utente finale, di suddivisione della quota di risparmio determinato dallo studio di fattibilità. Come nel modello First Out, la ESCo oltre al rischio tecnico inerente alla performance a cui è legata la sua remunerazione, assume anche il rischio finanziario;

Guaranteed Savings: in tale modello di EPC, il soggetto finanziatore è un soggetto terzo diverso dalla ESCo e dal cliente ma in questo modello è il cliente che sottoscrive il prestito, mentre la ESCo normalmente assume il ruolo di reperire ed organizzare il finanziamento, oltre a garantire un certo livello di rendimento in base al quale riceve il compenso dal cliente. Il contratto dura normalmente circa 4-8 anni. Secondo questa formula, dunque, la ESCo si impegna essenzialmente a garantire che i risparmi non siano inferiori ad un minimo concordato, stabilito sulla base dell’analisi di fattibilità. La garanzia del risparmio si esplica attraverso formule che prevedono un indennizzo in favore del cliente in caso di consumi maggiori rispetto a quelli garantiti; nel caso in cui, invece, si conseguano risparmi superiori a quelli attesi, questi andranno normalmente a beneficio del cliente. In tale formula contrattuale, molto diffusa negli Stati Uniti, il cliente finale finanzia la progettazione e l’installazione del miglioramento delle misure di efficienza, assumendosi l’obbligo contrattuale del pagamento e il conseguente rischio di credito. Il prestito, in questo modo, grava sul bilancio del cliente e riduce, come in un prestito ordinario, la capacità d’affidamento della ESCo che, se l’esposizione fosse garantita diversamente, potrebbe essere impiegata per finanziare altre iniziative. Il ruolo della ESCo è quello di reperire il finanziamento assumendosi il rischio tecnico relativo alla riuscita della riqualificazione. La ESCo si impegna a garantire che i risparmi non siano inferiori ad un minimo concordato, stabilito sulla base delle attività di auditing;

Build-Own-Operate & Transfer (BOOT): secondo tale modello la ESCo progetta, costruisce, finanzia, ha la proprietà e si occupa della conduzione del nuovo impianto per un certo periodo di tempo fissato, al termine del quale trasferisce la proprietà al cliente. Il cliente è di solito un’impresa speciale costituita per uno specifico progetto o missione. Il contratto BOOT sta avendo una certa diffusione in Europa soprattutto per il finanziamento di impianti particolari; anche questa denominazione indica un tipo di contratto di Finanziamento Tramite Terzi.

Contratto servizio energia “Plus”: è un’altra fattispecie di contratto di rendimento energetico. Esso deve soddisfare determinati requisiti, oltre a quelli già indicati per i contratti servizio energia. Un contratto “Plus”, in particolare, deve prevedere la riduzione dell'indice di energia primaria per la climatizzazione invernale di almeno il 10 per cento rispetto al corrispondente indice riportato sull'attestato di certificazione, mediante la realizzazione degli interventi strutturali di riqualificazione energetica degli impianti o dell’involucro edilizio indicati nell’attestato di certificazione e finalizzati al miglioramento del processo di trasformazione e di utilizzo dell’energia. Per essere qualificato come contratto servizio energia Plus, un contratto deve inoltre includere l'installazione, laddove tecnicamente possibile, di sistemi di termoregolazione asserviti a zone aventi caratteristiche di uso ed esposizione uniformi o a singole unità immobiliari.

I vantaggi di queste tipologie di operazione sono essenzialmente: l’assenza di oneri finanziari per il cliente; il trasferimento della totalità dei rischi tecnici e finanziari in capo alla ESCo (considerato che il corrispettivo e il recupero dei costi sono entrambi legati all’entità dei risparmi ottenuti); la possibilità di fruire dell’esperienza e competenza specialistica che la ESCo offre nel settore dell’efficienza energetica.

Gli aspetti critici, invece, si rinvengono fondamentalmente nella necessità di un’attenta valutazione del progetto ai fini della fissazione del termine di durata del contratto; nella necessità di una stima il più possibile realistica e precisa dei consumi di riferimento; nella complessità strutturale che il contratto di per sé presenta; nella scarsa conoscenza dello strumento da parte della committenza e del sistema bancario.

Per risolvere in parte tali criticità, l’allegato 13 alla direttiva 2012/27/CE precisa, gli elementi minimi che devono figurare nei contratti di rendimento energetico con il settore pubblico o nel relativo capitolato d’appalto:
  • un elenco chiaro e trasparente delle misure di efficienza da applicare o dei risultati da ottenere in termini di efficienza;
  • i risparmi garantiti da conseguire applicando le misure previste dal contratto;
  • la durata e gli aspetti fondamentali del contratto, le modalità e i termini previsti;
  • un elenco chiaro e trasparente degli obblighi che incombono a ciascuna parte contrattuale;
  • data o date di riferimento per la determinazione dei risparmi realizzati;
  • un elenco chiaro e trasparente delle fasi di attuazione di una misura o di un pacchetto di misure e, ove pertinente, dei relativi costi;
  • l'obbligo di dare piena attuazione alle misure previste dal contratto e la documentazione di tutti i cambiamenti effettuati nel corso del progetto;
  • disposizioni che disciplinino l'inclusione di requisiti equivalenti in eventuali concessioni in appalto a terze parti;
  • un‘indicazione chiara e trasparente delle implicazioni finanziarie del progetto e la quota di partecipazione delle due parti ai risparmi pecuniari realizzati (ad esempio, remunerazione dei prestatori di servizi);
  • disposizioni chiare e trasparenti per la quantificazione e la verifica dei risparmi garantiti conseguiti, controlli della qualità e garanzie;
  • disposizioni che chiariscano la procedura per gestire modifiche delle condizioni quadro che incidono sul contenuto e i risultati del contratto (ad esempio, modifica dei prezzi dell'energia, intensità d'uso di un impianto);
  • informazioni dettagliate sugli obblighi di ciascuna delle parti contraenti e sulle sanzioni in caso di inadempienza.

Sull’esigenza ed opportunità di procedere a contratti di rendimento energetico possibilmente standardizzati, pone l’attenzione anche l’art. 5, comma 3 del D.L. n. 63 del 4 giugno 2013, il quale prevede che “L'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile – ENEA, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, mette a disposizione un contratto-tipo per il miglioramento del rendimento energetico dell'edificio, che individui e misuri gli elementi a garanzia del risultato e che promuova la finanziabilità delle iniziative, sulla base del modello contrattuale previsto all'articolo 7, comma 12, del decreto del Ministro dello sviluppo economico 28 dicembre 2012”.

Il citato articolo 7, comma 12 del decreto del 28 dicembre 2012 precisa che, “entro novanta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto «Consip S.p.a.» e le regioni, anche con il coinvolgimento dell’ANCI, tenuto conto delle norme tecniche di cui all’art. 16 del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 115, sviluppano congiuntamente contratti tipo di rendimento energetico, tra le amministrazioni pubbliche, le ESCO e gli enti finanziatori al fine di facilitare l’accesso agli incentivi per l’efficienza energetica e la produzione di calore da fonti rinnovabili. Per tale adempimento «Consip S.p.a.» può avvalersi del supporto tecnico dell’ENEA. Tali modelli contrattuali sono resi disponibili anche dal GSE sul proprio portale”.

L’indirizzo scelto dalle disposizioni normative citate consentirebbe a tutte le amministrazioni comunali di avere una base di partenza chiara su cui ragionare per definire accordi con i soggetti interessati agli interventi di efficientamento energetico; i contratti-tipo di rendimento energetico sarebbero inoltre utili anche per accelerare e dare maggiore sostegno alla proposta di un fondo di accesso al credito per le ESCo impegnate in interventi di efficientamento energetico di edifici della pubblica amministrazione, oggetto di un precedente articolo.