Fondo agevolato per le ESCO per l’efficienza energetica degli edifici pubblici – di Marco Sambati

 
In un precedente articolo dal titolo L’efficientamento energetico degli edifici pubblici, Marco Sambati e Valentina Ciuffardi hanno evidenziato le diverse direttive comunitarie, la 2002/92/CE, la 2006/32/CE e la 2012/27/UE, che hanno progressivamente richiesto requisiti di efficienza energetica degli edifici sempre più stringenti, fino a prevedere già dalla fine del 2018 per tutti gli edifici pubblici o ad uso pubblico, che ogni nuova costruzione dovrà essere ad energia quasi zero; nello stesso articolo si evidenziava però la difficoltà delle pubbliche amministrazioni nell’effettuare interventi di efficientamento energetico per i vincoli previsti dal patto di stabilità.
 
Con il presente articolo invece, il Dott. Marco Sambati, in qualità di membro del Comitato Scientifico del Cetri-Tires, vuole suggerire una proposta per consentire un accesso al credito più agevolato per le ESCO, al fine di dare impulso agli interventi di efficientamento energetico degli edifici pubblici.
 
EFFICIENZA ENERGETICA PER GLI EDIFICI
Il Piano d’Azione Italiano per l’Efficienza Energetica 2011 (PAEE) e la Commissione Europea (Proposta di Direttiva 2011COM370) pongono l’efficienza energetica e la generazione distribuita tra le priorità della strategia politica ed economica per i prossimi anni.
 
L’efficienza energetica rappresenta lo strumento più efficace per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità ambientale perseguendo al contempo il contenimento dei costi e rafforzando la sicurezza degli approvvigionamenti; inoltre l’efficienza energetica rappresenta un mezzo importantissimo per rilanciare la crescita economica e occupazionale del Paese.
 
Al fine di permettere all’Italia di raggiungere gli obiettivi che si è posta nell’ambito della strategia europea 20-20-20 e di porsi quale paese europeo trainante del settore dell’efficienza energetica e della generazione distribuita, è necessario imprimere una forte accelerazione al processo di sviluppo del settore energetico in generale, andando a rimuovere gli ostacoli di natura finanziaria e giuridica che tuttora permangono.
 
LE SOCIETÁ DI SERVIZI ENERGETICI (ESCO)
In tale contesto, la Commissione Europea vede “le società di servizi energetici (ESCO) come catalizzatori del rinnovamento. Le ESCO sono soggetti che hanno trovato un proprio inquadramento nel D. Lgs. 115/2008 e nella norma tecnica UNI CEI 11352. L’art. 1, comma 1, lettera i del citato decreto legislativo, definisce la ESCO, quale “persona fisica o giuridica che fornisce servizi energetici ovvero altre misure di miglioramento dell'efficienza energetica nelle installazioni o nei locali dell'utente e, ciò facendo, accetta un certo margine di rischio finanziario. Il pagamento dei servizi forniti si basa, totalmente o parzialmente, sul miglioramento dell'efficienza energetica conseguito e sul raggiungimento degli altri criteri di rendimento stabiliti”.
 
La realizzazione di azioni per il miglioramento dell'efficienza energetica richiedono preliminarmente un audit energetico; la diagnosi energetica è lo strumento che consente di individuare per ogni singolo edificio quali siano le inefficienze e criticità e di intervenire con le soluzioni a minor costo e maggior efficacia in termini di riduzione dei consumi energetici.
 
Lo scopo di un audit energetico è di individuare le tipologie e le prestazioni energetiche di impianti – involucro, dispositivi che costituiscono quell’edificio, nonché riconoscere quali sono le modalità di utilizzo delle diverse componenti e dei diversi dispositivi/impianti dello stesso edificio, al fine di ricostruire un bilancio in usi finali (termici ed elettrici) dell’edificio. Una volta individuato dove, in un edificio, si consuma più energia e perché, si procede a una valutazione dei possibili interventi di risparmio. Pertanto un audit energetico integra i dati raccolti sul campo (a seguito di sopralluoghi), con strumenti di calcolo (elaborazione di un modello matematico dell’edificio), attraverso cui individuare e analizzare interventi di riqualificazione energetica dell’edificio.
 
FINANZIAMENTI TRAMITE ESCO E FTT PER LE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI
In alcuni casi, come per la Pubblica Amministrazione, interventi interessanti sono difficili da implementare per la carenza di fondi rispetto alle esigenze complessive, riguardo alle quali l'energia occupa spesso un ruolo secondario. Tali inconvenienti possono essere superati in molti casi attraverso il ricorso alle ESCO (Energy Service COmpanies) ed al finanziamento tramite terzi (FTT).
 
Tale strumento prevede la partecipazione di un soggetto terzo che fornisce le disponibilità finanziarie necessarie alla realizzazione dell'intervento desiderato, purché esso sia caratterizzato da un rischio contenuto e da un flusso di cassa sostanzialmente stabile originato dai risparmi energetici conseguiti. Ciò permette infatti a tale soggetto di ripagarsi dei costi di installazione e gestione dell'impianto sostenuti in un tempo ragionevole.
 
 
Le società di servizi energetici operano in tale contesto reperendo le risorse finanziarie richieste, eseguendo la diagnosi energetica, lo studio di fattibilità e la progettazione dell'intervento, realizzandolo e conducendone manutenzione ed operatività. Alcune di queste attività possono essere affidate in outsourcing ad altri soggetti (ad esempio l'installazione dell'impianto o la sua manutenzione) od essere eseguite in proprio dalla ESCO. Al termine del periodo richiesto per rientrare dall'investimento e remunerare le attività della società di servizi, l'impianto viene in genere riscattato dal soggetto beneficiario dell'intervento, mentre la sua gestione può essere lasciata in carico alla ESCO o affidata ad altri soggetti.
 
Per quanto riguarda il canone da versare alla società di servizi sono possibili diverse soluzioni legate al caso particolare; la somma dovuta è compresa fra l'ammontare della bolletta energetica annua ed una sua quota, a seconda della redditività dell'intervento e dell'efficienza precedente l'intervento, del numero di anni di durata del contratto, dal rischio assunto e delle esigenze del soggetto beneficiario. La soluzione più comune è quella della ripartizione del risparmio, per cui alla ESCO viene girato un 70-90% della bolletta energetica annua (shared saving). Sono comunque comuni casi in cui alla ESCO tocchi l'intera entità del risparmio conseguito, cui corrisponde il minimo tempo di riscatto dell'impianto da parte del beneficiario (first out), e contratti a garanzia dei risultati, che consistono in una forma di leasing in base alla quale all'utente viene garantito al termine del contratto un'entità dei risparmi pari almeno all'ammontare dell'investimento comprensivo di interessi.
 
I vantaggi di operare in uno schema di questo tipo per l'utente sono:
• l'assenza di rischi finanziari (in caso di intervento sbagliato e non remunerativo chi ci rimette è la ESCO che si assume tutte le responsabilità al riguardo);
• l'opportunità di realizzare interventi anche in mancanza di risorse finanziarie proprie ed in presenza di difficoltà nel reperire finanziamenti esterni;
• la liberazione dalle problematiche connesse alla gestione e manutenzione dell'impianto;
• la disponibilità di risorse interne per altri compiti;
• la possibilità di conseguire benefici energetico- ambientali consistenti, tenuto conto del fatto che i profitti della ESCO, in un contratto ben realizzato, sono proporzionali all'efficienza dell'impianto.
 
Ovviamente tali vantaggi si pagano in termini di una complessità contrattuale consistente e dalla necessità di predisporre capitolati dettagliati. Le clausole contrattuali devono servire a garantire l'utente da una parte, affinché l'intervento realizzato sia effettivamente energeticamente efficiente e tecnicamente valido, anche tenendo conto dell'andamento del mercato dei vettori energetici e delle tecnologie, e la ESCO dall'altra, in modo che riesca effettivamente a rientrare dei costi sostenuti ed a realizzare una certa quota di profitto.
 
SHARED SAVING
Il modello contrattuale denominato Shared Saving è quello maggiormente diffuso in Europa; questa formula coniuga i vantaggi del Finanziamento Tramite Terzi e della remunerazione a performance.
 
In un contratto a risparmi condivisi, l’investimento viene rimborsato sulla base di un accordo, tra la ESCO e l’utente finale, di suddivisione della quota di risparmio determinato dallo studio di fattibilità; per esempio, un tipico contratto potrà dare il 70% dei risparmi alla società di servizi energetici e il 30% all’utente per un periodo di cinque anni, con una suddivisione 50/50 nei successivi due anni.
 
La quota di risparmio di spettanza della ESCO è in genere più elevata rispetto ai contratti su base guaranteed savings, poiché la società si assume gli oneri finanziari e il relativo rischio di credito; altri fattori sono la durata del contratto, il pay back period previsto, e l’entità dell’investimento.
 
Il cliente può arrivare in certi casi a riconoscere alla ESCO il 100% dei risparmi conseguiti fino alla restituzione di tutti i costi del progetto, comprensiva di un margine di profitto (contratti di tipo first-out).
 
Il contratto shared savings risulta interessante quando il proprietario dell’immobile destinatario dell’intervento non vuole o non può usare la propria capacità di affidamento, tipico di una pubblica amministrazione: in questo caso è la società di servizi che sottoscrive il prestito e che si impegna al pagamento delle rate di rimborso. La ESCO, quindi, oltre al rischio tecnico inerente la performance (a cui è legata la sua remunerazione), come già detto, si assume anche il rischio di credito. Inoltre, se i risparmi effettivi sono minori di quelli stimati, i ritorni saranno minori anche essi come i risparmi e le fatturazioni periodiche risultano più elevate.
 
Da rilevare che normalmente le forniture di combustibile e di energia elettrica sono escluse dal contratto per il risparmio energetico tra la ESCO e la PA, in quanto i Comuni sono tenuti ad approvvigionarsi attraverso gli strumenti di acquisto e di negoziazione messi a disposizione da Consip S.p.A. o dalle centrali di committenza regionali, come peraltro disposto dal recente decreto legge 6 luglio 2012, n.95 (art. 1, comma7). Si segnala che gli standard contrattuali dell’e.p.c. (energy performance contract) sono stati individuati dalla direttiva 2006/32/CE e dal D.Lgs. 115/2008.
 
FONDO AGEVOLATO PER LE ESCO
Al fine di agevolare la realizzazione di interventi di riqualificazione energetica sugli immobili e gli impianti di proprietà della Pubblica Amministrazione da parte dei privati, riteniamo che sia importante prevedere una serie di meccanismi incentivanti, considerato che uno dei problemi maggiormente sentiti per le imprese, e nel caso specifico per le ESCO, è quello dell’accesso al credito. In tal senso, la proposta che si vuole avanzare è quello della costituzione di un fondo agevolato, alimentato in parte dal gettito fiscale dell’IVA pagata dagli investimenti effettuati dalle ESCO per gli interventi di efficientamento energetico sugli edifici di proprietà delle pubbliche amministrazioni.
 
Il fondo dovrebbe assicurare un tasso di interesse agevolato all’1% per gli impieghi del sistema bancario diretti a tale tipologia di investimenti; il fondo potrebbe inoltre premiare con un’ulteriore riduzione del tasso, le ESCO che nell’ambito degli interventi effettuati assumono giovani sotto i 35 anni (riduzione dell’0,25%) e le ESCO certificate alle norme tecniche italiane UNI CEI 11352 (ulteriore riduzione del 0,25%), che offrirebbero alle pubbliche amministrazioni maggiori garanzie circa le proprie competenze, capacità tecniche ed organizzative.
 
La normativa UNI ISO 11352 in sintesi prevede che la ESCO, attraverso i suoi servizi, garantisca al cliente un miglioramento dell’efficienza energetica, rilevato attraverso la misura della riduzione dei consumi energetici rispetto a quelli iniziali; la ESCO deve quindi effettuare un audit energetico preliminare, definire le azioni da svolgere per l’efficientamento ed infine verificarne l’esito.
 
Nel punto 4.4 della normativa, sono riportate le capacità che la ESCO deve possedere (organizzativa, diagnostica, progettuale, gestionale, economico-finanziaria), tra cui la capacità di realizzare e/o gestire un sistema di gestione dell’energia conforme alla norma europea UNI CEI EN 16001 sui sistemi di gestione energetica aziendali.
 
Il fondo sarebbe a costo zero per lo Stato, anzi il gettito fiscale generato dall’IVA sarebbe positivo anche tenendo conto del minor gettito di IVA ed accise dovuto ai minor consumi energetici di elettricità e gas, conseguenti agli interventi di efficientamento.
 
Si riportano di seguito i possibili risultati macro-economici di un case-study (PIL, posti di lavoro, consumi energetici, risparmio di tep e di emissioni di gas ad effetto serra), che si poggiano sull’ ipotesi raccolte da un recente rapporto realizzato nel 2012 da Nomisma in collaborazione con l’ENEA e finalizzato a valutare il possibile impatto economico di un’azione di efficientamento energetico su larga scala degli edifici pubblici italiani.
 
Fondo agevolato per accesso al credito per le ESCO
 
Tutto ciò porterebbe ai seguenti effetti positivi:
• accelerazione nell’ottenimento degli obiettivi di risparmio energetico fissati dall’unione europea, evitando peraltro il rischio di pagamento di sanzioni;
• riduzione dei consumi energetici e conseguente diminuzione del costo della bolletta energetica;
• ripresa degli investimenti e conseguente aumento del PIL, dei posti di lavoro, soprattutto giovanile e del gettito fiscale;
• valorizzazione del patrimonio immobiliare degli edifici di proprietà delle P.A., in un ottica di dismissione dei cespiti ai privati;
• minori emissioni di gas ad effetto serra.
 
L’accesso al credito inoltre è ulteriormente rafforzato anche con l’intervento del Fondo di garanzia presso Mediocredito Centrale, che nel corso del 2012 ha apportato delle modifiche alla normativa, accomunando le ESCO alle start-up, definite quali “le PMI che sono state costituite o hanno iniziato la propria attività da meno di tre anni rispetto alla data di presentazione della richiesta di ammissione alla garanzia del Fondo”.
 
La nuova procedura consente di valutare le ESCO non solo sulla base dei dati di bilancio necessari alla compilazione del modello di valutazione, che vista la scarsa patrimonializzazione, in alcuni casi escluderebbe le imprese dall’intervento agevolato, ma anche sulla base di un business plan che, secondo un apposito modello realizzato tenendo conto delle specificità anche di tale tipologia di imprese, riassume alcuni parametri rappresentativi della capacità di realizzazione del programma di efficientamento energetico e di remunerazione dello stesso: la struttura produttiva e organizzativa dell’impresa, le fasi e i tempi della realizzazione del progetto, l’esperienza dell’impresa acquisita nella realizzazione di simili progetti (background), le componenti di spesa, la tempistica di realizzazione dell’iniziativa, il piano dei costi, le fonti finanziarie interne ed esterne all’impresa per la copertura dell’opera, gli importi e la qualificazione ed orizzonte temporale dei rientri attesi.
 
Mediante questo intervento le ESCO potranno finanziare la copertura dei costi di una specifica iniziativa. Le uniche condizioni vincolanti per l’ammissione delle domande sono che i mezzi propri devono essere pari almeno al 25% dell’investimento dell’iniziativa e che la durata del finanziamento non deve eccedere il ciclo economico dell’iniziativa stessa, comprensivo del periodo di realizzazione del progetto e dell’orizzonte temporale necessario per il conseguimento dei rientri attesi.
 
La garanzia dello Stato sulla copertura prestata dal Fondo permette ai soggetti richiedenti di ridurre il fabbisogno di capitale ai fini del patrimonio di vigilanza consentendo, a parità di ogni altra condizione, di praticare condizioni di miglior favore alle imprese finanziate, in questo caso alle ESCO. Si segnala che la garanzia diretta del fondo, è concessa fino alla misura massima del 70%, mentre la controgaranzia è concessa fino alla misura massima dell'80% dell'importo garantito dal confidi o da altro fondo di garanzia, a condizione che le garanzie da questi rilasciate non superino la percentuale massima di copertura dell'80%. L'importo massimo garantibile per singola impresa beneficiaria è pari a € 2,5 milioni.

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