Lunga vita al Fotovoltaico! (Ma non in Italia)

 
Già dal prossimo aprile, Peter Altmaier, ministro tedesco per l’ambiente, darà il via libera agli incentivi sugli accumulatori negli impianti rinnovabili domestici. Avete capito bene, la Germania incentiva le rinnovabili distribuite. Lunga vita al fotovoltaico, quindi, e naturalmente anche all’eolico.
 
Ma in Italia, il paese del Sole per antonomasia, i governanti sembrano purtroppo di tutt'altro parere.
 
In Germania, a partire da aprile 2013, tutti i privati che vorranno farne richiesta saranno supportati dalla banca KfW, già nota per la distribuzione del piano Marshall in Germania ed ultimamente distintasi come maggiore finanziatrice di progetti legati proprio alle rinnovabili per Pubbliche Amministrazioni e privati. Gli impianti, proposti tra gli altri da SolarWorld e dal gigante RWE, avranno un costo stimato di circa 13.000 euro per 4,6 Kwh compreso il battery pack agli ioni di litio per l’accumulo di energia, utile per l’autoconsumo nei momenti di bisogno (di notte o in giornate piovose), e saranno incentivati con un importo fino a 2.000 euro.
 
Il contributo non limita in alcun modo l’utilizzo di prodotti provenienti dal mercato asiatico (motivo per cui è stato criticato all’interno dello stesso governo tedesco), al contrario di quanto previsto dal IV e V conto energia varati dai cugini italiani, che, proteggendo i prodotti europei, hanno contribuito ad innescare un velato processo di dumping sui pannelli cinesi.
 
 
L’iniziativa stride con evidenza rispetto alla recente messa al bando del fotovoltaico varata dall’omologo ministro italiano Corrado Clini, il quale, con il V conto energia, ha decretato de facto la morte delle rinnovabili in favore delle energie fossili, adducendo come scusa il voler trasformare l’Italia nell’hub europeo del gas. Il tentativo di affossare il fotovoltaico non è bastato al ministro, tanto che in agosto poco prima delle vacanze estive ha varato una normativa salva-turbogas sotto forma di incentivo da riconoscere ai gestori di centrali a gas, meglio conosciuto come Capacity Payment.
 
Sappiamo già da tempo che la lungimiranza tedesca è di gran lunga maggiore di quella italiana almeno in ambito energetico, ma non ci saremmo immaginati che esistesse addirittura chi volontariamente anelasse a distruggere un settore così florido ed in ascesa come quello delle rinnovabili, che fino a febbraio 2012 dava lavoro a circa 100.000 persone, e che da allora ha visto ridurre la produzione delle poche imprese sopravvissute al 10% di quella del 2011.
 
Tornando ai sistemi ad accumulo, le batterie non solo sono necessarie perché consentono di ottimizzare il proprio impianto evitando di acquistare energia dalla rete elettrica nazionale, ma svolgono una funzione benefica anche per la stessa, compensando i picchi indesiderati che rendono le rinnovabili “fastidiose” per i gestori della rete proprio perchè imponderabili e discontinue nell’erogazione di energia.
 
Le famose Smart Grid, che auspichiamo da tempo per colmare le lacune date appunto dal fotovoltaico intensivo, si attuerebbero con questo sistema quasi automaticamente, con il semplice ausilio di dispositivi di interfaccia intelligenti in grado di veicolare dove e quando si vuole la quantità di energia commisurata alla richiesta.
 
Tutto ciò senza l’utilizzo di accumulatori grandi come campi da calcio (Terna sta già sperimentando su 12 MW) da abbinare ad altrettanto giganteschi parchi fotovoltaici o eolici che disturberebbero oltretutto il paesaggio.
 
I nuovi inverter/carica-batteria consentono anche di gestire l’energia in completa autonomia, in condizioni di distacco totale dalla rete, e sono perciò utilissimi in tutti quei paesi emergenti e con scarse risorse che spesso non dispongono di reti elettriche adeguate ma che hanno bisogno di acqua ed energia per estrarla dai pozzi e per tutti gli usi correlati.
 
Che dire a questo punto? Auguriamoci una pronta revisione del famigerato V conto energia durato appena un anno (soprattutto per il suo prosciugamento rapido) con un più longevo e lungimirante VI conto che incentivi la diffusione capillare di impianti e non il loro accentramento, così come sostenuto da Jeremy Rifkin e condiviso, incredibile a dirsi, anche dall’attuale primo ministro cinese (!) il quale, dichiaratosi sostenitore del pensiero di Jeremy Rifkin e della Terza Rivoluzione Industriale, si è reso conto delle potenzialità dei sistemi ad accumulo e sta già investendo proprio in questa direzione.
 
di Elmar Schneider, membro del Comitato Scientifico del CETRI-TIRES