Biosfera Svendesi

Cronaca del conflitto tra Natura e profitto
Coordinatori: Leonida Bombace , Luciano Manna .
Il Tavolo si occupa di raccogliere e denunciare tutte le azioni negative che vengono compiute nei riguardi della biosfera, dai mega-progetti finanziati dalle multinazionali e tollerati – o incentivati – dai governi locali alle attività di land grabbing in atto in tutto il mondo per la confisca delle terre ai popoli ed il loro utilizzo per monocolture, pascoli per allevamenti intensivi ed infrastrutture per attività industriali.
L’obiettivo del Tavolo Tecnico è stimolare l’attività critica dei lettori ed indurli ad adottare un punto di vista meno incentrato sull’individuo e più attento alla Biosfera, al diritto alla terra delle comunità ed all’importanza della difesa dei beni comuni.
Solo con questa consapevolezza si potrà davvero raggiungere la tanto sperata giustizia ambientale e sociale di cui il mondo ha oggi più che mai bisogno, per intraprendere un cammino comune verso uno scenario sostenibile ed abbandonare le cattive pratiche che hanno portato ad una configurazione mondiale insostenibile, sia dal punto di vista energetico che da quello sociale e del rispetto dei diritti umani.
Solo con una corretta informazione e con l’azione individuale di condivisione delle informazioni sarà possibile portare a galla le tragiche contraddizioni che la società del benessere implica, per cui le conseguenze del nostro stile di vita ricadono con conseguenze devastanti sulle comunità e sulla Biosfera del Sud del Mondo e dei paesi in via di sviluppo.
Il termine “biosfera” fu usato per la prima volta alla fine del XIX secolo dal geologo austriaco Eduard Suess per descrivere lo strato di vita che circonda la Terra. Qualche decennio più tardi, il geochimico russo Vladimir Vernadesky estese il concetto a una teoria completa nel libro pionieristico The Biosphere (1926). Basandosi sulle idee di Goethe, Humbolt e Suess, Vernadesky considerava la vita come una “forza geologica” che in parte crea e in parte controlla l’ambiente planetario. Fra le prime teorie del pianeta vivente, quella di Vernadesky è la più vicina all’odierna teoria di Gaia, sviluppata da James Lovelock e da Lynn Margulis, a partire dagli anni ’70.
La nuova scienza dell’ecologia arricchì le nascenti concezioni sistemiche con l’introduzione di due nuovi concetti: comunità e rete. Attraverso la visione di una comunità ecologica come un’unione di organismi, legati in un tutto funzionante dalle loro relazioni reciproche, gli ecologi resero più facile spostare l’attenzione dagli organismi alle comunità e viceversa, applicando gli stessi tipi di concetti a diversi livelli di sistema. Oggi sappiamo che gran parte degli organismi non solo sono membri di comunità ecologiche, ma sono essi stessi ecosistemi complessi, che contengono una moltitudine di organismi più piccoli dotati di una notevole autonomia e che tuttavia sono integrati in maniera armoniosa nel funzionamento del tutto. Dunque, ci sono tre tipi di sistemi viventi – organismi, parti di organismi e comunità di organismi – che costituiscono tutti delle totalità integrate le cui proprietà essenziali nascono dalle interazioni e dall’interdipendenza delle loro parti.

In ecologia, fin dai suoi esordi, le comunità ecologiche sono state considerate insiemi di organismi legati tra loro in una struttura a rete attraverso rapporti alimentari. È la “trama della vita”, riproposizione moderna e in chiave scientifica, di un’idea antica, usata da poeti, filosofi e mistici in ogni epoca per trasmettere il senso dell’intreccio e dell’interdipendenza di tutti i fenomeni.
Mentre il concetto di rete assumeva un’importanza sempre maggiore in ecologia, i sistemici cominciarono a usare modelli a rete a tutti i livelli di sistema, considerando gli organismi come reti di cellule, organi e sistemi di organi, proprio come gli ecosistemi sono interpretati come reti di organismi individuali. Analogamente, i flussi di materia e di energia che attraversano gli ecosistemi erano interpretati come la continuazione di processi metabolici che attraversa gli organismi


In altre parole, la trama della vita è fatta di reti all’interno di reti. A ogni scala d’ingrandimento, in osservazioni più ravvicinate, i nodi della rete si rivelano come reti più piccole. La nostra tendenza è quella di ordinare questi sistemi, inseriti tutti all’interno di sistemi più grandi, secondo uno schema gerarchico, ponendo i sistemi più grandi al di sopra di quelli più piccoli in una struttura a piramide. Ma questa è una rappresentazione umana, troppo umana. In natura non c’è alcun “sopra” o “sotto”, non esistono gerarchie. Ci sono solo reti dentro reti .
L’ambientalismo dei poveri salverà l’ecosistema

Solo con una corretta informazione e con l’azione individuale di condivisione delle informazioni sarà possibile portare a galla le tragiche contraddizioni che la società del benessere implica, per cui le conseguenze del nostro stile di vita ricadono con conseguenze devastanti sulle comunità e sulla Biosfera del Sud del Mondo e dei paesi in via di sviluppo.Milioni di individui, specialmente giovani, stanno indirizzando il proprio impulso empatico alle bisognose comunità di indigeni che con la loro cultura della condivisione si dedicano alla salvaguardia degli ultimi ecosistemi selvaggi e incontaminati rimasti sul nostro splendido pianeta.


I giovani hanno incominciato a cogliere l’opportunità di dare vita a una civiltà empatica, profondamente inserita nella comunità della biosfera dove la giustizia economica e ambientale coinvolge le comunità rurali e indigene.
 
Una nuova filosofia incoraggia la produzione economica decentrata in comunità locali autosufficienti per auto-produzione di cibo, energia e servizi primari , dove la promozione del lavoro artigianale è prioritaria rispetto al lavoro meccanico e industriale. Una visione della vita economica come una missione morale e spirituale, anziché come un’abbuffata materialista, è l’antidoto contro l’avidità e il dilagare dello sfruttamento economico, ed è necessario un impegno disinteressato a favore della piccole comunità del mondo.
Ci alimentiamo della convinzione Gandhiana che la natura è un campo di risorse limitato e intrinsecamente prezioso,
da custodire con cura e non da saccheggiare; la vita di ogni essere umano dovrebbe essere giudicata in ultima
istanza dal peso della sua impronta ecologica sulla nostra comune biosfera! L’ambiente è fonte di sussistenza, ed è
rinforzato da altri valori, come la difesa dei diritti territoriali dei popoli indigeni, o l’affermazione di sacralità di particolari
elementi della natura (una montagna, una foresta, anche un albero).



L‘ambientalismo dei poveri è nato in quella parte del mondo dove spesso gli ultimi si trovano dalla parte della conservazione della natura, contro le multinazionali e lo Stato che non consentono ne lo sviluppo della giustizia sociale, ne il riconoscimento alla partecipazione decisionale sul destino delle risorse; comprendiamo che le lotte per i diritti umani e per l’ambiente sono inseparabili
 

I conflitti ambientali sono ovunque :

Italia ed Europa

 

 Sud America

Africa

Le opinioni espresse nei tavoli tecnici non rispecchiano necessariamente quelle del CETRI-TIRES

Yaguarete?, La Ultima Frontera