26 ottobre 2013, Roma – Per una Italia Rinnovabile – Festa/manifestazione ai Fori Imperiali

Il Comitato NO al Nucleare SI alle rinnovabili (a cui il CETRI aderisce) in associazione con Energia Felice ed il CEPES, lancia un appello ai promotori della festa/manifestazione del 26 ottobre 2013 ai Fori Imperiali di Roma per dire NO ai fossili ed al nucleare e SI alle rinnovabili ed alla democrazia nell'energia e nella società.

Sottoscriviamo l'appello e condividiamo l'annuncio:

 
Ai Promotori della Manifestazione IN FESTA PER UNA ITALIA RINNOVABILE, Roma 26 ottobre
Ai firmatari dell'appello “Per un modello energetico sostenibile e distribuito, per un mondo senza nucleare"
 
Carissimi/e,
 
come abbiamo convenuto nelle altre occasioni di confronto e presentazione dell'appello, è necessario dare seguito ai contenuti e agli impegni di quel testo, e a questo fine diamo la nostra adesione alla manifestazione/festa PER UNA ITALIA RINNOVABILE del 26 ottobre a Roma ai Fori Imperiali
 
Per quanto riguarda le politiche energetiche e l'efficienza nel nostro paese, non sono ancora del tutto chiari i contenuti che saranno previsti nella legge di stabilità, attualmente in discussione, ma oltre a realizzare la stabilizzazione dei bonus fiscali, occorre innanzitutto contrastare l’attacco in atto contro lo sviluppo delle fonti rinnovabili e i benefici impropri ancora garantiti alle fonti fossili.
 
Infatti, da un lato, si propone di far pagare gli oneri di rete e di sistema all'energia da fonti rinnovabili autoprodotta e autoconsumata e, dall'altro, si ipotizzano sovvenzioni agli impianti termoelettrici per “compensare” (con buona pace del rischio di impresa) l’eccesso di capacità produttiva, dovuta a investimenti fatti senza nessuna programmazione da parte delle imprese del settore.
 
Più in generale, è necessario fare avanzare la transizione verso un altro modello energetico, che sia direttamente collegato a un altro paradigma di sviluppo. La crescita contemporanea di rinnovabili e fossili – sostenuta da ultimo dalla relazione annuale dell'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas – non è credibile, a meno di mantenere le rinnovabili in condizione di marginalità.
 
Ad esempio, non è condivisibile la strategia di aumentare la coltivazione di giacimenti di idrocarburi, anzi è necessario bloccare tutte le nuove trivellazioni ed in particolare quelle in mare, oltre che rivedere il meccanismo e i costi delle concessioni che, nel nostro paese, sono le più generose per i petrolieri.
 
Ed invece, vanno difesi i settori della filiera delle rinnovabili e dell'efficienza energetica che si sono sviluppati nel nostro paese, che oggi invece sono in crisi, o minacciano la chiusura, come diverse aziende del solare e dell'eolico (come la Vestas di Taranto).
 
Certo, la transizione verso un modello a generazione distribuita comporta affrontare diverse criticità, a partire dall'adeguamento dell'architettura complessiva delle reti (sviluppo sistemi di accumulo, smart grid, ecc.) e dalle prospettive e collocazioni degli impianti, quelli da fonti rinnovabili (che devono mantenere la priorità di dispacciamento e dovranno crescere – anche con altre tipologie, es. eolico off-shore galleggiante) e quelli da fonti fossili (che dovranno diminuire, a partire da quelli più obsoleti e impattanti).
 
La gestione di un processo di questo tipo non può essere governata solo dalle logiche di mercato e deve trovare anche una articolazione ai livelli regionali e territoriali, tenendo conto dell'adeguamento agli “obiettivi regionali in materia di fonti rinnovabili e definizione della modalità di gestione dei casi di mancato raggiungimento degli obiettivi da parte delle regioni e delle provincie autonome” (c.d. Burden Sharing).
 
Naturalmente non si può far riferimento solo alla produzione elettrica, ma agli usi energetici complessivi (per il riscaldamento, il raffreddamento, la mobilità, ecc.) e quindi al massimo sviluppo dell'efficienza e del risparmio energetico e, più in generale, all'uso razionale e appropriato di tutte le risorse (acqua, rifiuti, ecc.) verificando tutte le condizioni di sostenibilità anche per lo sviluppo della cogenerazione, per l'uso di biomasse, biogas, geotermia, ecc.
 
Tutto questo ha implicazioni significative sul sistema industriale, sia per quanto riguarda la produzione energetica e il suo utilizzo, sia per quanto riguarda il problema della disoccupazione, con positivi riflessi occupazionali.
 
Gli attuali produttori da fonti fossili, invece di continuare a pretendere rendite di posizione, devono programmare la riconversione verso produzioni rinnovabili e nuovi servizi energetici.
 
Per tutti i comparti civili e industriali, la transizione verso un altro modello energetico, che tenda al massimo di efficienza energetica ed all'uso appropriato delle risorse, deve indurre significative innovazioni nei cicli produttivi, sancendo l'avvio di ipotesi concrete di riconversione ecologica, per le quali il ruolo dei sindacati per aprire confronti ai vari livelli è essenziale, anche dando seguito agli obiettivi di efficienza energetica convenuti nell'avviso comune Sindacati Confindustria del 2011.
 
Da questo punto di vista prendono rilievo alcune iniziative che federazioni di categoria (metalmeccanici, scuola e ricerca, edili, pensionati, ecc.) stanno mettendo in campo.
 
È necessario che lo sviluppo della ricerca applicata, la trasformazione delle competenze e la formazione delle opportune professionalità sostengano la prospettiva di creare nuova occupazione e delineare una alternativa alla deindustrializzazione del nostro paese.
 
Infine, va ricordato che il positivo abbattimento del Prezzo Unico Nazionale dell'energia elettrica, determinato dalla produzione da fonti rinnovabili, per effetto dell'attuale regolamentazione non si ripercuote sulle bollette dei consumatori, è pertanto necessaria una profonda revisione del sistema tariffario, peraltro già annunciato dall'Autorità per l'Energia.
 
Su questi spunti, e su altri possibili, vi chiediamo di far circolare contributi, proposte e riflessioni, come qualcuno di voi aveva già annunciato e/o fatto, in quanto per far vivere i contenuti dell'appello è necessario un lavoro di approfondimento e di confronto, che coinvolga saperi scientifici e tecnici, e in particolare il mondo del lavoro e le stesse organizzazioni sindacali: è necessario – come recita l’appello – “un movimento articolato che veda protagonisti lavoratori, cittadini, movimenti e associazioni, investendo tutti gli ambiti della produzione, del consumo, della organizzazione delle città, degli stili di vita collettivi e individuali".
 
Anche a partire da questi contributi proponiamo di ritrovarci il 26 ottobre ai Fori imperiali e contribuire a mettere in rete tutte le iniziative nazionali e territoriali utili a costruire un “altro modello energetico”.
 
Roma, 17 ottobre 2013
 
Le Associazioni:
 
Si alle energie rinnovabili No al nucleare
Via Buonarroti 12, 00185 Roma
 
Energia Felice
Via Nicola Antonio Porpora, 113 – 20131 Milano
 
CEPES
Via Sanpolo 49, Palermo