Stefano Vastano su L’Espresso: Mellone contro Mafia – NO CAP 2012 – Nardò (LE)

 
manifesto-festa-del-raccolto2Il NO CAP 2012 si è svolto con successo a Nardò nella giornata di Venerdì 20 luglio: è stata una giornata di conferenze, concerti, degustazioni, allegria ed impegno sociale.

Artisti, cittadini, esponenti dei sindacati e rappresentanti dei braccianti agricoli si sono riuniti ed hanno parlato per trovare modalità condivise per la fine dello sfruttamento del lavoro nero nei campi agricoli e della tragica realtà del Caporalato, ma anche per proporre alternative alla produzione-distribuzione tradizionale dei prodotti agricoli, per una ripresa sostenibile ed equa del settore.

Riportiamo questo articolo di Stefano Vastano, pubblicato il 21 luglio 2012 sulle colonne del suo blog su espresso.repubblica.it

In uno dei suoi “breviari” spirituali -Il pane di ieri (Einaudi)- il saggio Enzo Bianchi ci invita, a tavola, a riprendere le dovute distanze dal cibo che consumiamo. “Una simile presa di distanza farebbe bene a chiunque”, insegna il fondatore e priore della Comunità di Bose. “Si tratta di sostare un attimo e farsi alcune domande, semplici ma fondamentali: da dove viene questo cibo? Chi ha coltivato questi frutti? Chi li ha procurati con il suo lavoro?”

Se ti siedi a tavola ad Ostuni, nella ‘filiale’ pugliese dei monaci di Bose, sai benissimo come rispondere a queste oggi così imbarazzanti domande. Ma da dove vengono tutte le altre angurie, meloni, la frutta e gli ortaggi che ogni santo giorno sbarcano sulle nostre tavole?

“Io e i miei compagni ci siamo ritrovati a raccogliere pomodori  sotto il sole cocente per dieci ore al giorno nelle campagne di Nardò”, inizia a raccontarci Yvan Sagnet. “Quando i caporali si ricordavano di pagarci ci davano, se tutto andava bene, intorno ai 15 euro al giorno”. Questa è la testimonianza che ieri sera ci ha fornito Yvan, un laureando in ingegneria al Politecnico di Torino originario del Camerun da 5 anni in Italia. Il futuro ingegnere si è trovato a fare i conti con il sistema schiavistico del caporalato in una delle sue tante versioni, quella salentina. E precisamente a Nardò, cittadina barocca con il più grande agro del Salento. ” I caporali pagano noi braccianti a cottimo”, continua Yvan (nel frattempo braccato dalla banda dei caporali locali), “loro percepiscono 15 euro per ogni cassone di pomodori da 200 chili, e a noi ne danno solo 3. Per un cassone ci vogliono all’incirca due ore di lavoro. E al momento di pagare hanno anche il coraggio di sottrarre 5 euro per il trasporto in pulmini senza sedili, e due euro per bottiglietta d’acqua. Tutti ’servizi’ che noi, schiavi delle campagne, dobbiamo per forza comprare da loro”.

Testimonianze agghiaccianti queste di Yvan, che ieri sera avrebbe dovuto intervenire alla seconda edizione del concerto NO CAP, sempre in quel di Nardò, in solidarietà con i braccianti immigrati. Certo, Yvan che ha guidato la rivolta della masseria Boncuri dell’agosto scorso,  oggi è un volto ben conosciuto, e quindi purtroppo un obiettivo esposto alle  minacce del sistema schiavistico-mafioso.
“La masseria Boncuri l’anno scorso ha ospitato fino a ottocento braccianti”, ci spiega sulla piazza di Nardò Angelo Consoli, pugliese DOC nonchè direttore del CETRI-TIRES, “ma in tutta la Puglia, secondo le stime CGIL, il caporalato colpisce all’incirca 5000 esseri umani.”

Per opporsi a questo osceno sistema schiavistico nelle nostre campagne, l’anno scorso, si è tenuta la prima edizione del concerto NO CAP. “Quest’anno la masseria Boncuri, che da struttura di accoglienza, era nel frattempo diventata luogo-simbolo della protesta e punto di riferimento per l’auto organizzazione dei braccianti, non è stata riaperta”, ci informa Angelo Consoli. E questo ha peggiorato le condizioni di vita dei braccianti immigrati, costretti a bivaccare sotto gli ulivi, dormendo su cartoni e materassi di fortuna nella più totale mancanza di acqua e servizi igienici. Un inferno a cielo aperto.

Contro lo schiavismo la musica evidentemente non basta. Bisogna introdurre nuovi metodi di commercializzazione dei prodotti agricoli. Secondo un calcolo degli organizzatori di NO CAP 2012, ad esempio, l’anguria, normalmente venduta a 50 centesimi di euro al chilo, può decuplicare il suo valore. Non è un miracolo. È un’antica ricetta siciliana con radici arabe: quella del ‘gelo di mellone’, ossia una bella gelatina di anguria. E’ buona, è sana, ha un sapore divertente, e si può usare mille ricette di pasticceria. E, dulcis in fundo, permette di rispondere alla domanda radicale di Ezio Bianchi sulla provenienza dei nostri cibi.

“Per valorizzare l’anguria di Nardò e sottrarla all’infernale meccanismo del caporalato”, continua Angelo Consoli “abbiamo organizzato con lo Slow Food di Nardò un ‘Laboratorio del Gusto sul Gelo di Mellone’ con degustazione in piazza durante il concerto NO CAP 2012?.

E ieri sera questa magica gelatina offerta dallo Slow Food in simpatici vasettini piramidali, ha riscosso un successo clamoroso sulla piazza di Nardò. Alla faccia dei caporali e di tutti gli imprenditori mafiosi e bastardi che se ne servono.

Insomma, l’anguria, non è solamente acqua e zucchero. A volte può diventare un intelligente risposta alla pigrizia imprenditoriale che genera sfruttamento umano e malcostume schiavistico.