No Cap 2012 – Torna l’evento contro il Caporalato pugliese, stasera su “Quello che (non) ho”, La7 ore 21:00

YvanSagnet saviano
14/05/2012

Yvan Sagnet, leader della rivolta contro il Caporalato di Nardò (LE) dilagata l’estate scorsa, alla cui causa ha contribuito anche il CETRI-TIRES con la produzione del concerto di solidarietà e poi del CD celebrativo dell’evento, sarà ospite della prima puntata del nuovo show televisivo di Fabio Fazio e Roberto Saviano “Quello che (non) ho” in onda su La 7 alle 21:00 di lunedì 14 maggio.

Oltre a portare la sua testimonianza per quanto riguarda la rivolta contro le condizioni schiavistiche del Caporalato in Salento, leggendo anche passi dall’introduzione del CD No Cap, Yvan illustrerà le iniziative che il CETRI-TIRES sta programmando a Nardò in supporto dei lavoratori agricoli vittime della inumana barbarie del Caporalato.

Il CETRI-TIRES intende continuare quest’anno le azioni della campagna anti-caporalato iniziata a Nardò l’estate scorsa, con il concerto NO CAP e il relativo CD che il CETRI ha prodotto insieme alla CGIL-FLAI, e che rimane uno strumento importantissimo per mantenere accesa l’attenzione sul problema.

Questo CD rappresenta la testimonianza di una grande notte di musica che ebbe luogo il 24 agosto 2011 in solidarietà degli scioperanti, con vari artisti pugliesi e la partecipazione straordinaria di Eugenio Bennato, tradizionalmente molto vicino alle problematiche dei migranti

L’evento si tenne sotto la direzione artistica del Presidente del CETRI-TIRES Angelo Consoli, “prestata soprattutto come vacanza d’impegno civile e testimonianza”.

L’idea è quella di fare di questo evento un appuntamento annuale dell’estate salentina, trasferendolo all’inizio della stagione e conferendogli funzioni molteplici  e completamente diverse da quella pur meritoria, di sola solidarietà, che ebbe il concerto dell’anno scorso.

“LA FESTA DEL RACCOLTO”

Il “concept” dell’evento insisterà su quattro aspetti in particolare:

1) IL BENVENUTO DELLA POPOLAZIONE AI MIGRANTI AGRICOLI
Il concerto deve diventare una occasione di festa come la notte della Taranta, ma molto più legato al ciclo agricolo e deve diventare un appuntamento non di lotta, ma di benvenuto per i lavoratori migranti all’inizio della stagione del pomodoro.
Nardò accoglie i suoi braccianti migranti e “vaganti”, (perchè seguono i cicli di maturazione dei prodotti agricoli e si spostano di conseguenza).
Così i lavoratori escono dall’ombra, viene conferita legalità e dignità al loro lavoro e si accendono i riflettori sul campo di Boncuri rendendo più difficile l’intervento dei caporali. Legalità, dignità ma anche identità!

2) L’INCONTRO FRA LE CULTURE
Questo aspetto è altamente simbolico. Tutti questo ragazzi sono giovanissimi e provengono da terre con forti tradizioni ritmiche e musicali. Il loro arrivo a Nardò dovrebbe rappresentare anche una occasione di incontro fra le culture musicali e teatrali dei loro Paesi (Senegal, Tunisia, Sudan, Marocco etc).

La manifestazione  diventerà una vera e propria rassegna di musica mediterranea e l’incontro fra le culture nobiliterebbe e valorizzerebbe questi ragazzi, sdoganandoli agli occhi della popolazione e dei media dal loro ruolo di “forzati del pomodoro”, “schiavi dell’anguria”, braccia anonime e senza una storia e una identità. Questo è già successo in parte l’anno scorso quando il cantante arabo di Eugenio Bennato galvanizzò i ragazzi che parlavano l’arabo, o il rap in inglese coinvolse i migranti di lingua inglese.

Per una notte si riscoprirono ragazzi di vent’anni insieme ad altri ragazzi di vent’anni,ciascuno con le sue radici culturali, la sua identità.

Quest’anno abbiamo il tempo di lavorare ad una organizzazione con più mezzi, ma dobbiamo cominciar subito. In più c’è la disponibilità della CGIL a organizzare una sorta di “Camping della Fratellanza” (o della legalità) a Boncuri, che, dall’accoglienza riservata alle conferenze di Yvan Sagnèt in giro per l’Italia, sarebbe un successone.
Se adeguatamente organizzata, la  “Festa del raccolto” di Nardò potrebbe dunque comprendere artisti non solo pugliesi ma da tutti i paesi da cui vengono questi ragazzi!

3) LA FILIERA DEL PRODOTTO AD ALTO VALORE AGGIUNTO CON LO SLOW FOOD
Non va dimenticato che il fattore principale per abbattere il caporalato è nella volontà delle aziende di smettere di servirsene. Per coinvolgere le aziende bisognerebbe offrire loro un aiuto sul piano della valorizzazione e collocazione dei loro prodotti. Con l’aiuto dell’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari e dell’AIAB (Associazione Italiana Agricoltura Biologica), ed il contributo di tutti i sostenitori, dai normali cittadini ad esponenti di spicco come Carlo Petrini, la manifestazione può trasformarsi anche in un appuntamento eno-gastronomico per valorizzare i prodotti locali e permetterne una diffusione migliore ma nella legalità dei rapporti di lavoro e nella trasparenza.

Carlo Petrini, con il quale il CETRI ha elaborato le linee guida Slow Food per la decarbonizzazione dell’agricoltura, si era già occupato della questione Caporalato con un articolo comparso su Repubblica ad agosto scorso. Petrini è stato il primo a dare risonanza nazionale alla lotta di Yvan e dei suoi fratelli contro il caporalato, in cui paragonava Yvan a Di Vittorio, e prometteva anche di interessarsi per aiutare gli agricoltori pugliesi ad affrancarsi dal caporalato conferendo maggior valore aggiunto ai loro prodotti creando le filiere di trasformazione, e a trattare questi ragazzi in modo dignitoso. La disponibilità di Carlo Petrini e dello Slow Food rimane  confermata anche per quest’anno.

Tra le nuove idee venute alla luce quest’anno c’è anche la creazione di stand enogastronomici basati sui prodotti che maturano in questo periodo nella zona. Gli imprenditori verrebbero incoraggiati a uscire dalla pigrizia mentale che gli fa esportare anno dopo anno prodotti “sulla pianta” a bassissimo valore aggiunto, e a investire invece in industrie della trasformazione che potrebbero rifornire il ricco mercato degli alberghi e dell’enogastronomia turistica del Salento. Assurdo pensare che in tutta la Puglia non si trovi un cartone di succo d’anguria, mentre a Amburgo, o a Copenhagen si. O che non si facciano dolci alla gelatina di anguria come in Sicilia, o gelati al melone locale come a Roma. Lo Slow Food , l’AIAB, lo IAM-Bari, possono aiutare la CGIL  a invertire questa tendenza.

4) UN SOSTEGNO ALLA LOTTA DEL SINDACATO PER FAR EMERGERE IL LAVORO NERO
Il CD della manifestazione dello scorso anno è stata la fiammella che è rimasta accesa sulla questione anche quest’anno. Infatti la CGIL ha organizzato delle liste di prenotazione e sta pensando di aiutare questi ragazzi a costituirsi in cooperativa di lavoro. Questo più ambizioso obiettivo è difficilmente raggiungibile in un anno, data la natura stagionale del lavoro, ma ci si può arrivare, specie se si creano le filiere di trasformazione collegate al settore ricettivo locale. Lo Slow Food insiste molto sul KM zero. Inoltre (e questo è proprio lo specifico aspetto energetico del progetto) si potrebbero creare impianti energeticamente modernissimi con refrigerazione solare, irrigazione fotovoltaica, mini-biodigestori anaerobici, calore di processo solare per la trasformazione, macchinari a idrogeno, etc.
Questo renderebbe meno efficaci le minacce dei caporali, che per loro natura attecchiscono solo in un contesto arretrato e medioevale, e mal si concilierebbero con tanta modernità.

Al tempo stesso si metterebbe fine a un’altra vergogna, qualla dello spreco delle risorse alimentari, nella più solare legalità di rapporti con i lavoratori che quelle risorse raccolgono. Contemporaneamente, oltre ai concerti di sera, di giorno si potrebbero organizzare delle conferenze internazionali a Nardò con presidi slow food che potrebbero organizzare (sempre con AIAB e IAM) una  “borsa” dell’anguria o del pomodoro,con operatori internazionali, e con percorsi e iniziative gastronomiche locali. E dei workshop sulle filiere (ad esempio un workshop sulla gelatina di melone, uno sulla passata di pomodoro etc a cui potrebbero partecipare i ragazzi del Camping della Fratellanza, mentre i migranti lavorano).

In conclusione, l’obiettivo è far uscire la  manifestazione dagli angusti vincoli organizzativi dettati dall’emergenza e la facciamo diventare fisiologica al ciclo agricolo locale invece che patologica (contro i caporali). Il caporalato è un serpente la cui testa va schiacciata con la grazia indifferente delle madonne di gesso delle nostre chiese ed ospedali, con un non violento sorriso sulla bocca!

Inoltre al famoso “Campeggio della Fratellanza” oltre che la CGIL potrebbero partecipare anche organizzazioni della “galassia” di movimenti e organismi di base che sono stati  protagonisti della vittoriosa campagna sui referendum per acqua pubblica e no al nucleare.