Solare termodinamico, la Sardegna volta le spalle al futuro



08/01/2012

L'amministrazione guidata da Ugo Cappellacci in Sardegna  respinge il progetto innovativo  e tutto italiano per un sistema solare termodinamico a Macchiareddu, zona industriale del Cagliaritano, con motivazioni pretestuose, fuori tema e altamente incompetenti.
 
La decisione è motivata in modo talmente incredibile e goffo che viene da pensare che probabilmente il vero motivo sarà nel fatto che sul solare termodinamico non sia stato previsto un sistema di tangenti per Cappellacci, Verdini e Dell'Utri simile a quello per il quale essi sono appena stati rinviati a giudizio nel quadro dell'inchiesta per abuso d'ufficio nell'affaire eolico.
 
Per saperne di più abbiamo chiesto delucidazioni al professor Bruno D'Aguanno, membro del Comitato Scientifico del CETRI, e luminare delle tecnologie energetiche, che conosce benissimo  il solare termodinamico a sali fusi, vanto della tecnologia italiana, in quanto brevettato dall'equipe del premio Nobel professor Rubbia, di cui D'Aguanno faceva parte.

Di seguito la Nota Informativa preparata dal Prof. D'Aguanno, dove vengono spiegate in dettaglio le problematiche relative all'identificazione degli aspetti problematici di questo tipo di impianti.

Nota informativa sulla Deliberazione n. 52/41 del 23.12.2011 della Regione Autonoma della Sardegna (PDF)

La Deliberazione n. 52/41 del 23.12.2011 a firma del Presidente Cappellacci e del Direttore Generale Massidda, che riguarda la valutazione di Impatto Ambientale relativa all’intervento “Impianto solare termodinamico da 55 MWe di Macchiareddu” della Sorgenia S.p.A., esprimendo un parere negativo sulla compatibilità ambientale di detto impianto, pone sul tappeto almeno tre ordini di problemi.

1. Il primo, fondamentalmente inaccettabile, riguarda le circostanziate affermazioni tecniche che portano all'esclusione non solo della Sardegna, ma addirittura di tutto il territorio nazionale, come sede di realizzazione di impianti di solare termodinamico a concentrazione, CSP.
 
Ci si riferisce alle affermazioni che portano all'esclusione del sito prescelto poiché il suo irraggiamento, DNI, di 1813 kWh/mq anno risulta inferiore ai 2000 kWh/mq anno, a quelle che imputano ai sali fusi dello stoccaggio termico un aspetto di pericolosità ambientale difficilmente mitigabile poiché solubili in acqua, e a quelle relative all'enorme grado di consumo territoriale per kWh prodotto (ndr. comunque inferiore a quello del fotovoltaico).
 
Se queste affermazioni tecniche fossero calate a livello nazionale ne risulterebbe che l'Italia è una nazione che deve rinunciare alla realizzazione degli impianti CSP per scarsità di sole, che l'impianto CSP a sali fusi già realizzato da Enel-Enea a Priolo è una follia tecnica nonché un grave attentato all'ambiente per il massiccio uso dei sali fusi, così come lo sono anche gli altri impianti in fase di autorizzazione in Sicilia, e che la normativa incentivante sul CSP pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.101 del 30 aprile 2008 è del tutto priva di senso.
 
Si nota che con queste affermazioni, la RAS sconfessa se stessa poiché sull’Asse III “Energia” del PO FESR 2007-2013 destina ingenti risorse proprio al CSP, e sta impegnando 13 milioni di euro proprio per la realizzazione di sistemi CSP in provincia di Nuoro (sic!). 

2. Il secondo ordine di problemi riguarda il pericoloso inserimento, tra i criteri di valutazione di impatto ambientale, dei criteri di redditività impiantistica ed economica di una data intrapresa industriale.
 
Questi aspetti, di ovvia rilevanza per le organizzazioni territoriali e politiche, nulla hanno invece a che vedere, in senso stretto, con l'impatto ambientale, e il loro inserimento nei criteri di valutazione maschera, attraverso l'utilizzo di uno strumento puramente tecnico, scelte che invece sono di pura attinenza della sfera politica.

3. Il terzo ordine di problemi è invece connesso alle valutazioni sugli aspetti scientifici e tecnici del solare termodinamico a concentrazione espresse, attraverso la delibera, dall'istituzione politica massima della Sardegna, la Giunta Regionale, che qualora ritenesse di rimettere in discussione le scelte del proprio POR su un argomento così importante come quello energetico, rinunciando a ricadute territoriali, sia in termini di nascita di imprese che di crescita occupazione e di instaurazione di uno sviluppo strutturalmente stabile attraverso l'acquisizione di competenze, dovrebbe fare precedere una decisione di merito da audizioni aperte a tutti i soggetti interessati, come le istituzioni scientifiche, le associazioni di categoria e quelli con competenze specifiche nel settore delle energie rinnovabili.

Nel portare a conoscenza questi fatti, si sollecitano le istituzioni scientifiche, le associazioni di categorie e tutti gli interessati ad esprimere una forte giudizio critico sulla scelta della Regione Sardegna di sostanziale rinuncia alla realizzazione, sul proprio territorio, di impianti che prevedano l'utilizzo dell'energia solare a concentrazione. 
 
Bruno D'Aguanno
 
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