ABBASSARE LO SPREAD È NECESSARIO MA NON SUFFICIENTE. POI L’EUROPA DEVE STIMOLARE LA CRESCITA, COME È SUA MISSIONE STORICA


02/07/2012

Angelo Consoli, Bruxelles 30/06/2012 - A conclusione del Vertice Europeo di Bruxelles del 28-29 giugno è stato approvato su iniziativa del premier Italiano e di quello Spagnolo, tramite un documento finale che è qui di seguito allegato, il meccanismo anti-spread che nelle intenzioni dei proponenti dovrebbe attivare una "rete di salvataggio" in grado di abbassare il differenziale fra tassi d'interesse di obbligazioni pubbliche.

Iniziativa lodevole, meritevole di tutto il plauso di osservatori attenti a cui non sfuggirà la ripresa di iniziativa e protagonismo del governo italiano dovuta alla credibilità politica e personale del premier Mario Monti rispetto al discredito internazionale del governo precedente che ha tentato di trascinare il Paese in avventure senza ritorno, ostacolando le rinnovabili e reintroducendo il nucleare come prospettiva energetica e industriale, contraddetto poi non solo dalla storia ma anche dalla natura (vedi Fukushima).

Le ragioni di soddisfazione, per i fautori della Terza Rivoluzione Industriale, purtroppo finiscono qui.

Infatti, le decisioni del Consiglio Europeo del 28 giugno rimangono prigioniere di una visione dell'economia supina agli schemi del neoliberismo imperante sin dagli anni ottanta: in primis la convinzione errata che il rigore finanziario generi di per sé crescita tranquillizzando i mercati, i quali assurgono al ruolo di deus ex machina impersonali ma totalmente dominanti come entità astratta e immanente.

Ebbene non è così. La crescita è diversa dal PIL puro e semplice. La crescita è PIL distribuito. E cioè salari invece di profitti.

Per generare PIL distribuito è necessario adottare modelli energetico-economici ad alta intensità di lavoro. A questo fine è necessario che l'Europa assuma le sue responsabilità e si dimostri in grado di dettare politiche economiche basate sull'energia distribuita e l'efficienza termodinamica dei processi produttivi.

Ci piacerebbe vedere la Commissione Europea e il Parlamento dar corso alle riflessioni della conferenza MISSION GROWTH, tirando le giuste conclusioni dalle visioni espresse da Jeremy Rifkin, e predisponendo le infrastrutture foriere di posti di lavoro per una energia ed economia distribuite.

Se la produttività delle imprese è dovuta per il 16% soltanto al costo del lavoro mentre per il restante 84% è dovuta all'efficienza termodinamica dei processi produttivi, allora che senso ha insistere così tanto sulla riforma del mercato del lavoro in Europa, quando ci sono 90 milioni di edifici che vanno trasformati in produttori di energia, quando va rimodernato il sistema delle reti energetiche secondo il modello delle Smart Grids, realizzando milioni di impianti di gestione interattiva intelligente dell'elettricità, quando vanno predisposte reti di distributori di elettricità rinnovabile e idrogeno per la mobilità pubblica e privata su scala continentale, quando vanno preparati sistemi di stoccaggio dell'energia prodotta da impianti rinnovabili?

Inoltre vanno realizzati ampi programmi di riconversione dei settori energivori dell'economia introducendo le più moderne tecnologie termiche e elettriche (solar cooling, pompe di calore, fotovoltaico organico, mini idroelettrico, sistemi di stoccaggio etc). settore per settore (turismo, agricoltura, terziario e commerciale, sanità etc).

Tutto questo non avverrà taumaturgicamente solo perché c'è un meccanismo finanziario anti-spread.

La battaglia è ancora lunga ma, se non ora quando? Se non l'Europa chi?


Allegati:

Conclusioni Consiglio Europeo 28-29 giugno 2012

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